Kamala Harris, la vice di Biden piace ai Big Tech della Silicon Valley
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Ultimo aggiornamento il 12 agosto 2020 alle 9:39

Kamala Harris, la vice di Biden piace ai Big Tech della Silicon Valley

Il profilo della Senatrice della California

Kamala Harris è stata scelta come la vicepresidente di Joe Biden, il candidato democratico in corsa per le presidenziali del 3 novembre. La sua nomina segna non una, ma ben due prime volte: se Biden dovesse vincere sarà la prima vice afroamericana nella storia degli Stati Uniti; come sottolinea però TechCrunch, l’inedito della candidatura sta anche nella vicinanza politica della Harris alle società Big Tech della Silicon Valley, come Facebook e Google. Nessun numero 2 prima di lei avrebbe stretto rapporti così forti con quel mondo. Dato non da poco visto che queste multinazionali sono nel pieno di un percorso che li vede sul banco degli imputati come aziende troppo potenti sul mercato. Al Congresso, poche settimane fa, i CEO di Amazon, Apple, Google e Facebook hanno risposto a molte domande, dando la propria versione sulla posizione dominante che si sono presi nel tempo. Nel corso della sua carriera politica, Kamala Harris non si è mai sbilanciata accusando i Big Tech in maniera frontale.

Fonte: profilo Twitter Kamala Harris

Kamala Harris: sarà endorsement dalla Silicon Valley?

TechCrunch ha riavvolto il nastro della storia di Kamal Harris, per raccontarne gli esordi in politica. Nata a Okland nel 1964, ha ricoperto il ruolo di procuratore generale in California fino a quando, nel 2016, è stata votata al Senato come rappresentante del Golden State. Come si legge sulla rivista americana, in quella circostanza Harris era riuscita a raccogliere sostegno e fondi considerevoli dai Big Tech e i suoi rapporti con queste società potrebbero senz’altro migliorare la comprensione di questo ecosistema tra le mura della Casa Bianca, dopo quattro anni di scontri frontali tra Trump e le multinazionali.

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D’altra parte la posizione politica di Kamala Harris sulla non più rinviabile regolamentazione del mercato non è ancora chiara agli elettori. TechCrunch ha elencato una serie di episodi in cui la senatrice e candidata come vice di Biden ha nicchiato: lo scorso ottobre, durante un dibattito, ha declinato la questione preferendo puntare il dito contro Trump, chiedendo a Twitter di oscurarne il profilo sulla base dei suoi post dai toni razzisti e violenti. Dichiarazioni simili, ogni volta, portano però acqua al mulino del capo della Casa Bianca, sempre più convinto – insieme a molti elettori – che le multinazionali della Silicon Valley vogliano soltanto zittire e censurare il suo verbo.

Fonte: profilo Twitter Kamala Harris

Seguendo un copione simile, di fronte a Mark Zuckerberg in persona Kamala Harris si era concentrata soprattutto sullo scandalo Cambridge Analytica, sulla campagna elettorale del 2016 e sulle fake news fatte circolare da Mosca nel tentativo di orientare il voto USA. Nonostante queste dichiarazioni, il suo resta un volto amico della Silicon Valley, tanto che TechCrunch ricorda i rapporti amichevoli con il COO di Facebook, Sheryl Sandberg, che poche ore fa si è congratulato con lei per la nomina a vice di Biden.

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Fonte: profilo Twitter Joe Biden

C’è ancora molto da scoprire sul suo profilo politico e tutto dipenderà dalla campagna elettorale che, da qui a novembre, potrebbe riservare grosse sorprese. Donald Trump non ha alcuna intenzione di perdere e l’emergenza coronavirus Oltreoceano resta una tragedia nazionale malgestita. Le idee di Kamala Harris sul tech ci saranno più chiare nel futuro prossimo, quando forse potrebbe interfacciarsi con i Big Tech in qualità di vicepresidente degli Stati Uniti.

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