I 9 milioni di round presi da Curio dimostrano che l'audio giornalismo va alla grande (ed è diverso dal podcast) - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 14 settembre 2020 alle 8:00

I 9 milioni di round presi da Curio dimostrano che l’audio giornalismo va alla grande (ed è diverso dal podcast)

La piattaforma, specializzata nell'offrire contenuti di qualità selezionati dalle maggiori testate del mondo, ha ottenuto un finanziamento di Serie A da 9 milioni di dollari

Un round di finanziamenti di Serie A pari a 9 milioni di dollari. È la cifra ottenuta da Curio, piattaforma specializzata in audio giornalismo di qualità, fondata nel 2016 da Govind Balakrishnan, ex BBC-strategist, e dall’ex avvocato Srikant Chakravarti. L’investimento è stato effettuato dal fondo Earlybird, in partecipazione con Draper Esprit, Cherry Ventures e Horizons Ventures. Sommando l’ultimo finanziamento al precedente, Curio ha ricevuto sovvenzioni per un totale di 11 milioni di dollari. Investimenti che si sommano ai ricavi ottenuti dagli abbonati a pagamento, in costante aumento “dal primo giorno” dalla nascita della piattaforma, come dichiarato dal cofondatore Govind Balakrishnan.

© Microphone

Curio, al servizio del buon giornalismo

Il progetto Curio nasce nel 2016, quando i due fondatori decidono di offrire sotto forma di contenuti audio i migliori articoli delle maggiori testate. Dal Wall Street Journal e dal Financial Times, all’Economist, al Washington Post, includendo giornali specializzati come Wired e MIT Technology Review. Fondata con l’obiettivo di offrire contenuti interessanti ai lettori, uscendo dalla logica frastornante della notifica push e delle breaking news come unica linfa giornalistica, Curio ha man mano mostrato le potenzialità aggiuntive dell’audio rispetto allo scritto.

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“Le persone interagiscono col nostro audio circa 20 volte più a lungo di quanto non facciano con le versioni stampate dello stesso contenuto”, racconta Balakrishnan in un’intervista del 2017 alla Reuters. Un’offerta personalizzata, che includa non solo contenuti del giorno, ma spazi nelle analisi e negli editoriali, andando a ripescare anche articoli più vecchi.

 

Tre anni dopo, Curio è diventato un punto di riferimento per l’audio giornalismo. Una metodologia che si avvia sulla strada dell’indispensabile, almeno negli Stati Uniti, per garantire la sopravvivenza del long read di qualità. Questa tipologia di articoli, a causa del tempo richiesto per la lettura, sta diventando sempre più digeribile se ascoltata. “Ho sempre sentito che c’è così tanto giornalismo che viene sepolto nell’agenda setting quotidiana. E si tratta di giornalismo senza tempo, ben studiato, attuale, dal contenuto profondo”, sottolinea Balakrishnan.

© Foto Audm

Ma c’è anche dell’altro. L’audio giornalismo si sta rivelando uno strumento efficace per riavvicinare i giovani all’informazione con la I maiuscola. Secondo quanto riportato da Balakrishnan a TechCrunch, la fetta maggiore degli attuali abbonati a Curio ha un’età compresa fra i 25 e i 34 anni, oltre a essere presenti con circa gli stessi numeri, donne e uomini.

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È tutta una questione di voce

Leggere ad alta voce a un pubblico vasto un articolo, specialmente se tecnico o molto tagliato, non è operazione semplice. Compito che si fa ancora più difficile in mancanza di video. Per questo motivo, le più importanti piattaforme di audio giornalismo, da Curio, a Noa, ad Audm, si servono di narratori professionisti.

 

Grazie alla maggiore flessibilità dettata dalla possibilità di infilarsi le cuffie e ascoltarsi l’editoriale scelto, oltre che l’esperienza dopotutto meno consona rispetto alla lettura, l’audio giornalismo sta prendendo dunque molto piede. Una delle più evidenti conseguenze della sua diffusione è la maggiore permanenza nei siti che lo impiegano. Secondo un’indagine dell’azienda di digital marketing Convince&Convert, l’inserimento di articoli narrati all’interno del proprio sito, ha accresciuto il tempo di presenza da 4 a 9 minuti.

© Foto Audm

Audio giornalismo non è podcast

Nonostante l’ascesa dell’audio giornalismo possa all’apparenza sembrare figlia dello spopolare dei podcast, non è così. Si tratta piuttosto di due tipologie complementari, che riescono a offrire a una platea sempre più vasta di consumatori, un’offerta ampia in temi e forme. Nel 2019, negli Stati Uniti, 121 milioni di persone ascoltavano contenuti audio – podcast, news, sport, talk radio o audiolibri – ogni giorno.

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Tuttavia, si tratta come detto di di pubblici non sempre coincidenti. “Oltre il 60% dei nostri attuali abbonati non sono tuttora ascoltatori di podcast“, commenta Balakrishnan a riguardo. Oltre alla differenza contenutistica, c’è una distanza fra la cura posta nella lettura degli audio articoli e quella del podcast, spesso sacrificata volontariamente in nome di altre esigenze, dalle interviste a toni più scherzosi.

 

Un tratto peculiare dell’audio giornalismo sta infatti proprio nell’interpretazione rigorosa degli articoli letti. A partire dalle dichiarazioni riportate, che non sono precedute dal “due punti aperte virgolette”, bensì vengono fatte intuire attraverso una diversa modulazione del tono di voce. Voce, che può rallentare il proprio parlato se la frase è densa e ricca di subordinate, o aggiungere enfasi nei punti che lo richiedono.

© Audiolibro

Questioni di tecnica e di abilità da parte del narratore, che permettano al pubblico di ricevere le informazioni necessarie, senza annoiarsi o perdersi nell’ascolto. Perché, così come l’occhio, anche l’orecchio vuole la sua parte.

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