Covid | Milano, è il giorno della stretta. Verso coprifuoco o mini lockdown?
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Ultimo aggiornamento il 16 ottobre 2020 alle 7:55

Covid | Milano, è il giorno della stretta. Verso coprifuoco o mini lockdown?

Il Coronavirus è ormai nelle strade del capoluogo lombardo. Se dovesse cadere, non ci sarebbero terapie intensive per tutti

Esattamente come nel pieno della pandemia di marzo, anche ora Milano non deve cadere. Perché se il Coronavirus sfondasse nel capoluogo lombardo, i letti nelle terapie non basterebbero per tutti, anche se si riaprisse il contestato ospedale in Fiera di Guido Bertolaso. Eppure, rispetto alla scorsa primavera, ormai il Covid-19 si aggira già tra le strade e i quartieri della città. «Da due giorni l’indice Rt nella zona della Città metropolitana di Milano ha superato 2 e preoccupa la tendenza». Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, al termine del vertice con il prefetto Renato Saccone e alcuni esperti sull’aumento dei contagi.

Oscar Cassa, direttore tecnico del cantiere (ph: Antonio Piemontese)

Il virus è già a Milano

L’indice Rt, lo ricordiamo, fotografa il tasso di contagiosità: quando una persona ne contagia 2, si è in piena emergenza, perché di lì a breve si avrà un aumento esponenziale degli infetti. Secondo i dati, nella città metropolitana si concentra ormai il 50% dei casi di tutta la Lombardia e il 50% di questi nel Comune di Milano. «Dal mio punto di vista per capire dove intervenire bisognerebbe sapere dove nascono i contagi», ha aggiunto Sala, lasciando intendere di voler colpire chirurgicamente le zone a rischio, senza provvedimenti ad ampio raggio che fiacchino ulteriormente l’economia meneghina.

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Il giorno delle decisioni difficili

Per questo, prima di agire, Comune e Regione tra poche ore si incontreranno per elaborare la strategia difensiva più idonea, che potrebbe essere un mini lock down per alcuni settori o persino un coprifuoco modello Parigi: «Ci troveremo a un tavolo e arriveremo a una sintesi. L’obiettivo è trovare domani un indirizzo comune». «La situazione – ha continuato il primo cittadino – preoccupa negli ospedali, è evidente che preoccupa la tendenza. Oggi 72 persone sono in terapia intensiva e alcuni mesi fa erano 1500. Ma la tendenza, la crescita è veloce e bisogna agire in fretta».

All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, anche Antonio Pesenti, coordinatore delle terapie intensive dell’Unità di crisi della Regione Lombardia, il professor Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco, e il virologo Fabrizio Pregliasco.

Il prefetto: movida è responsabile del contagio

«L’elemento da sottolineare è che non siamo a febbraio e marzo, siamo più preparati da tutti punti di vista compresa la consapevolezza della rapidità della progressione del contagio», ha provato a rassicurare il prefetto di Milano, Renato Saccone, al termine del vertice. «Abbiamo elementi di forza in più e sappiamo anche quanto può essere pericolosa l’evoluzione. I luoghi fondamentali di contagio non sono quelli controllati ma di contesto sociale largo e legato alla popolazione giovanile».

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Sala: no a ritocchi su trasporto pubblico e scuole

Quanto all’affollarsi dei pendolari e degli studenti sul trasporto pubblico urbano che negli ultimi giorni ha suscitato parecchie polemiche, gli esperti «non ci hanno dato un allarme specifico su mezzi di trasporto» e quindi al momento «non sono previsti interventi» in quel settore, ha detto Sala. «Siamo molto lontani dalla capienza dell’80%, se questa va ripensata siamo disponibili ma non possiamo aumentare le corse, questo lo posso escludere», ha aggiunto il sindaco, spiegando che «il vero imbarazzo è che non riusciamo a essere supportati dalla scienza rispetto al fatto se in metropolitana, con il rispetto delle regole, si diffonda facilmente il contagio o no».

© Regione Lombardia

Infine, per quanto riguarda scuole e università: «Sarebbe un errore che si vada in didattica a distanza totale a scuola e università», ha aggiunto Sala. «Nelle scuole non nasce un grande contagio, ma si rileva di più e quindi c’è un tracciamento immediato. La stessa cosa vale per i luoghi di lavoro, dove le aziende si impegnano a controllare le regole. Sarebbe un errore immaginare che nelle scuole si vada in totale didattica distanza, credo che la didattica a distanza associata alla presenza sarebbe utile e lo stesso vale per tutto».

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