Covid, l'allarme di CGIA: virus rischia di farci perdere 160 miliardi di euro
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Ultimo aggiornamento il 17 ottobre 2020 alle 10:16

Covid, l’allarme di CGIA: virus rischia di farci perdere 160 miliardi di euro

È come se il Veneto fosse stato in lockdown per tutto l’anno. Caritas: i «nuovi poveri» per effetto dell'emergenza Coronavirus in aumento dal 31% al 45%

Anche ammalarsi è un lusso. Lo sanno bene soprattutto le Partite IVA. Per lo Stato, però, questo detto vale ancora di più. Come riporta infatti la CGIA di Mestre, nelle più rosee previsioni il PIL italiano di quest’anno, ovvero la ricchezza prodotta nel Paese, dovrebbe scendere, rispetto al 2019, del 10 per cento circa. In soldoni questo cosa significa? Che a causa degli effetti negativi della pandemia rischiamo di “bruciare” 160 miliardi di prodotto interno lordo. Per dare l’idea della dimensione della contrazione, è come se il Veneto fosse stato in lockdown per tutto l’anno.

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L’allarme della CGIA

Per il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo: “La gravità della situazione emerge in maniera ancor più evidente se paragoniamo l’attuale situazione economica con quanto accaduto nel 2009, annus horribilis dell’economia italiana del dopoguerra. Allora, il PIL scese del 5,5 per cento e il tasso di disoccupazione, nel giro di 2 anni, passò dal 6 al 12 per cento. Quest’anno, invece, se le cose andranno bene, il Prodotto Interno Lordo diminuirà del 10 per cento circa. Con un crollo quasi doppio rispetto a quello registrato 11 anni fa, è evidente che una caduta verticale del genere avrà degli effetti molto negativi sul mercato del lavoro. Per questo diciamo no a qualsiasi chiusura generalizzata che aggraverebbe ancor più la situazione. Anche perché il peggio deve ancora arrivare”.

“Quando verrà meno il blocco dei licenziamenti – sottolineano dalla CGIA -, correremo il rischio di vedere aumentare a dismisura il numero dei disoccupati”.

I dati ufficiali dei primi 6 mesi sono drammatici

In questa prima parte dell’anno, gli effetti del Covid sull’economia italiana sono stati pesantissimi. Rispetto allo stesso periodo del 2019, nei primi sei mesi di quest’anno quasi tutti i principali indicatori economici del Paese sono stati preceduti dal segno meno. In sintesi, la CGIA di Mestre segnala:

 produzione delle costruzioni ………….-24,2 per cento (dato riferito ai primi 5 mesi dell’anno);
 ordinativi industria …………………………-20,9 per cento;
 export beni e servizi ………………………-20,4 per cento;
 fatturato industria ………………………….-19,0 per cento;
 produzione industriale …………………..-18,3 per cento;
 fatturato dei servizi ……………………….-16,9 per cento;
 investimenti …………………………………..-14,7 per cento;
 consumi delle famiglie …………………..-11,9 per cento;
 Pil ……………………………………………………-11,7 per cento;
 commercio al dettaglio …………………. -8,8 per cento.

Caritas: povertà sta raddoppiando

I dati sulla mancata ricchezza vanno poi incrociati su quelli della nuova povertà. Nel periodo maggio-settembre 2020, confrontato con gli stessi mesi del 2019, l’incidenza dei «nuovi poveri» per effetto dell’emergenza Covid passa dal 31% al 45%: «quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta». Lo afferma la stessa Caritas nel Rapporto Povertà. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa.

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