Vaccino, perché quello di Oxford (un po' italiano) è tra i più promettenti
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Ultimo aggiornamento il 27 ottobre 2020 alle 6:07

Vaccino, perché quello di Oxford (un po’ italiano) è tra i più promettenti

Il prodotto 'ringiovanisce' il sistema immunitario degli anziani. Piero Di Lorenzo (IRBM): "Entro giugno 2021 tutti quelli che vorranno potranno vaccinarsi. Ha efficacia attorno al 90%"

Il vaccino Oxford – AstraZeneca risulta tra i più promettenti attualmente in via di lavorazione. Cresce l’ottimismo attorno alla sperimentazione del prodotto anti-Covid sviluppato dall’Università britannica con la collaborazione dell’Irbm di Pomezia, soprattutto dopo che i test clinici della fase 3 hanno evidenziato una robusta risposta immunitaria anche per quanto riguarda gli esperimenti effettuati sui volontari più anziani, in rappresentanza della fascia anagrafica oggi ritenuta più vulnerabile alla pandemia da Coronavirus che è peraltro tornata a montare proprio in queste settimane con particolare virulenza in tutta Europa.

Il vaccino di Oxford immunizza gli anziani

Secondo quanto riporta il Financial Times, il vaccino di Oxford AstraZeneca sviluppato anche in Italia, a Pomezia, comporta in chi viene inoculato una forte produzione di anticorpi del tutto simile a quella che il prototipo britannico aveva mostrato già indotto tra il migliaio di adulti, di età compresa tra 18 e 55 anni, testati durante le fasi precedenti dei trial, dallo scorso luglio.

Secondo il quotidiano economico, che anticipa la notizia citando due fonti anonime “a conoscenza dei risultati”, il candidato vaccino è infatti in grado di stimolare, in presenza di livelli che sembrano confermarsi bassi di reazioni collaterali potenzialmente avverse, anche la produzione di anticorpi protettivi e di cellule T, il cui compito è identificare e uccidere gli agenti patogeni invasori o le cellule contagiate. Un risultato definito particolarmente “incoraggiante”, dal momento che – come sottolinea il FTmolti altri tipi di vaccinazione, ad esempio contro l’influenza, risultano poco efficaci proprio tra gli anziani a causa dell’invecchiamento del loro sistema immunitario.

Vaccino, quanto manca alla commercializzazione?

Il primo ottobre l’Agenzia Europea del Farmaco ha intanto annunciato d’aver iniziato ad analizzare i dati del prototipo oxfordiano, secondo una procedura velocizzata nei tempi per accelerare l’iter di approvazione e garantire l’arrivo delle prime dosi il prima possibile, possibilmente entro la fine del 2020, senza però trascurare i necessari parametri di sicurezza. Se tutto andrà bene, si dovrà attendere il 2021 per una campagna di vaccinazioni globali diffusa.

L’Italia sarà tra i primi ad averlo

E l’Italia, come anticipavamo già ieri, ha avuto la lungimiranza di lavorare costantemente per assicurarsi di essere nelle prime file degli Stati che dovrebbero riuscire ad accaparrarsi già i primi stock del vaccino contro il Covid-19. Almeno quello inglese. Delle prime 20-30 milioni di dosi del prodotto della big del pharma AstraZeneca messo a punto dall’università di Oxford, nel nostro Paese dovrebbero infatti arrivarne 2-3 milioni. Lo ha affermato in un’intervista a Fanpage.it Piero Di Lorenzo, presidente dell’Irbm di Pomezia, azienda italiana che sta contribuendo allo sviluppo. “Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha fatto un miracolo a riuscire ad inserirsi nel gruppo di testa dei paesi europei che hanno prenotato il vaccino, e quindi l’Italia è in una condizione di vantaggio – ha affermato -. Di quelle 20-30 milioni di dosi di cui parlavo, nel nostro Paese ne arriveranno subito 2 o 3 milioni”.

Intervenendo a Omnibus (La7), Di Lorenzo ha inoltre detto: “La sperimentazione cui noi partecipiamo può concludersi entro fine novembre – metà dicembre. Per questo entro la fine dell’anno potrebbe esserci la validazione. Entro giugno 2021 tutti quelli che vorranno potranno vaccinarsi. Il vaccino ha efficacia del 90%”.

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