LifeGate in crowdfunding. Obiettivo: diventare la prima public company sulla sostenibilità <
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Ott 29, 2020

LifeGate in crowdfunding per diventare la prima public company sulla sostenibilità

L'intervista a Simona Roveda, Direttrice Editoriale e Comunicazione

Ott 29, 2020

LifeGate in crowdfunding per diventare la prima public company sulla sostenibilità

L'intervista a Simona Roveda, Direttrice Editoriale e Comunicazione

«Quest’anno LifeGate ha compiuto vent’anni, vent’anni dedicati a promuovere la sostenibilità e abbiamo voluto aprire l’azienda alle persone che ci hanno aiutato a crescere». Nell’intervista a StartupItalia la Direttrice Editoriale e Comunicazione di LifeGate, Simona Roveda, ha spiegato gli obiettivi e le ragioni dietro al lancio della campagna di crowdfunding da oggi attiva su MamaCrowd. «Abbiamo voluto festeggiare il nostro compleanno con qualcosa di speciale, lanciare un equity crowdfunding per diventare la prima public company italiana impegnata nella sostenibilità e sostenere alcune nostre aree di business come LifeGate Lab, dedicata all’innovazione e alle startup, e LifeGate Education, che sviluppa programmi di corporate training a distanza». La prospettiva della società è quella di porre il primo tassello per quotarsi poi in Borsa. La campagna di crowdfunding punta a raccogliere 1 milione di euro, con possibilità di estendere fino a 2,7 milioni di euro.

Simona_Roveda, Direttrice editoriale e comunicazione LifeGate

LifeGate: 20 anni di impegno per l’ambiente

«Siamo state una delle prime Società Benefit in Italia – ha spiegato Roveda nell’intervista a StartupItalia – e oggi abbiamo un fatturato aggregato da oltre 15 milioni di euro». Sono 88 in tutto i soci di LifeGate e il team di 50 persone è composto al 70% da donne. LifeGate ha mosso i suoi primi passi in un’epoca dove la sostenibilità e l’ambiente erano tematiche di nicchia, su cui aziende, politica e cittadini non prestavano attenzione. «Siamo stati pionieri, ma siamo felici di avere aperto la strada. Era il nostro obiettivo. Da allora abbiamo lavorato con passione e determinazione per mettere a disposizione informazioni progetti e servizi, coinvolgendo sempre più persone, imprese, istituzioni, ONG con l’obiettivo di promuovere il cambiamento e risvegliare una nuova coscienza sociale e ambientale verso uno nuovo stile di vita e un modello economico più consapevoli e sostenibili».

 

 

Uno di questi progetti è Impatto Zero®, iniziativa che ha migliorato la consapevolezza da parte delle aziende della propria carbon footprint. «Abbiamo calcolato e ridotto la CO2 emessa da oltre 400 milioni di prodotti. Ma non solo: abbiamo compensato queste ultime con attività di riforestazione. Così negli anni abbiamo contribuito ad oltre 70 milioni di metri quadri di aree verdi in Italia e nel mondo». Conoscere quanto inquina un prodotto, un servizio, un evento o qualsiasi altra cosa permette all’azienda di capire sì il proprio peso ambientale ma, soprattutto, di alleggerirlo con scelte e investimenti green. «Contro il global warming, nel 2005 è nata anche LifeGate Energy, energia pulita, 100% rinnovabile, italiana e a Impatto Zero®, che negli anni ha fornito 900 GWh a privati e aziende. Nel 2015 abbiamo affrontato il grave problema della plastica nei mari con il progetto LifeGate PlasticLess®: da allora sono stati raccolti 25mila chilogrammi di rifiuti plastici e microplastiche in Italia e in Europa e a sostegno delle biodiversità sono state protette 5 milioni di api con Bee my Future».

In vent’anni anche l’Italia ha migliorato la propria percezione sulle tematiche ambientali a livello di singoli e di politica. «Ma è il mondo ad essere davvero cambiato – ha spiegato Simona Roveda di LifeGate – e la pandemia ha aperto le coscienze. Per le aziende la sostenibilità è diventata imprescindibile soprattutto per restare competitive sul mercato, lo dicono anche molti economisti». Oltre alle imprese con cui collabora, più di 5000 dalla sua fondazione, l’azienda parla quotidianamente a una community di 5 milioni di persone. «Dal 2000 è stato un percorso lungo pieno di sfide, tempi pioneristici. C’era poca attenzione ai temi di sostenibilità, ma piano piano è cresciuto l’interesse. Soprattutto negli ultimi 5 anni. Stando al nostro “Osservatorio sullo stile di vita sostenibile”, che pubblichiamo dal 2015, da allora siamo passati dal 43% di persone attente all’ambiente, al 72% nell’edizione 2019», ha spiegato Roveda.

L’ambiente e il domani

Lo scorso anno sarà ricordato per i Fridays for Future mobilitatisi in tutto il mondo sulla scia delle proteste di Greta Thunberg. Ma come sarà ricordato il 2020? Che effetto avrà l’anno della pandemia sulla sostenibilità e sull’attenzione all’ambiente?

 

«Stiamo vivendo un periodo sociale, economico, ecologico e sanitario molto duro. Questa esperienza crea confusione e incertezze, ma è anche uno spunto di riflessione e di opportunità. Siamo a una svolta, il tempo sta per scadere. Siamo tutti chiamati con uno sforzo collettivo a riscrivere il futuro e cambiare la storia. I giovani ce lo chiedono ogni venerdì nelle piazze, loro sono molto focalizzati e con degli obiettivi precisi verso uno stile di vita più consapevole e più sostenibile. E questo ci deve dare uno stimolo al cambiamento per migliorare l’efficienza delle risorse e la condizione umana. Da qui si parte per ritrovare la relazione tra ambiente, società e sviluppo. Il cambiamento non potrà essere gestito solo dalla politica e dalle istituzioni, dovrà esserci la partecipazione dal basso con i comportamenti e le scelte personali di ognuno di noi. La sostenibilità – ha concluso Roveda – sarà il nuovo paradigma dell’economia e nella rete di connessione globale. Possiamo ricostruire il nostro Paese con nuova energia e nuova coscienza, ripartire insieme con più valori, più attenzione al benessere comune. Dovremo riconsiderare il nostro rapporto con la Natura, ripensare il nostro stile di vita, il modo di fare impresa. Se ci diamo da fare tutti insieme sarà l’inizio di un nuovo Rinascimento».

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