Cosa pensano i millennials dello smartworking? Il sondaggio di OneDay
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Ultimo aggiornamento il 30 Novembre 2020 alle 7:29

Cosa pensano i millennials dello smartworking? Il sondaggio di OneDay

Se il 50% degli intervistati vede di buon occhio lo smartworking, il 40% crede che sia da affiancare al lavoro e alla formazione in ufficio

Come sarà il lavoro del futuro? E gli uffici del domani? Dubbi e incertezze in questo periodo storico regnano sovrane e trovare una risposta a queste domande oggi risulta veramente difficile. Lo smartworking, che piaccia o non piaccia, è realtà per gran parte dei lavoratori italiani, con i suoi vantaggi e svantaggi. E i millennials? Cosa pensano del lavoro da remoto? Come hanno accolto la didattica a distanza? OneDay, business e community builder, ha lanciato un sondaggio rivolto proprio ai più giovani che sono al centro dei tanti progetti della realtà fondata da Paolo De Nadai: colui che, una decina di anni fa lanciò ScuolaZoo, oggi tra le community di studenti più frequentate d’Italia.

Leggi anche: Il fondatore di ScuolaZoo ha un nuovo progetto: come funziona OneDay

 

Smartworking sì, smarworking no

Un sondaggio a cui hanno partecipato oltre 2.000 giovanissimi tra studenti, lavoratori e ragazzi in cerca di nuove opportunità. “Smartworking: il punto di vista di GenZ e Millennials”, presentato da OneDay in collaborazione con Il Sole24Ore, evidenzia come i giovani siano, in realtà, combattuti sul tema dello smartworking. Il 50% degli intervistati lo accoglie positivamente; gli piace l’idea nella sua accezione di autonomia e flessibilità e così, infatti, si immagina l’azienda del futuro. Allo stesso tempo, però, il 40% non vorrebbe perdere  il contatto con l’ufficio e crede che lo smartworking sia un’opportunità da affiancare rigorosamente al lavoro e alla formazione in ufficio. Il 72% degli intervistati non vuole rinunciare all’ufficio a patto che la sua funzione venga rivista in modo da incentivare la condivisione, la creatività e i momenti di convivialità.

“Abbiamo pensato di creare un osservatorio sul tema dello smartworking perché ci siamo accorti che nell’enorme dibattito tra professionisti mancava l’opinione di coloro che saranno i lavoratori del domani – commenta Gaia Marzo, Corporate Brand Director di OneDay – A tal proposito, abbiamo coinvolto i pilastri del nostro business: le community con cui quotidianamente entriamo in contatto e grazie alle quali siamo in grado di avere uno spaccato sempre aggiornato sui temi che riguardano le nuove generazioni”.

Gaia Marzo, OneDay

I giovani, che spesso ricoprono ruoli junior nelle aziende, si dicono preoccupati per la formazione. In tema di apprendimento, ad oggi reputano fondamentale il confronto e la possibilità di lavorare vicino a manager e colleghi più esperti anche se il 65% degli studenti intervistati dichiara che sia possibile anche crescere e imparare da remoto. Un dato che è, probabilmente, frutto dell’abitudine alla didattica a distanza. Altro tema, quello della DAD, che, secondo il sondaggio effettuato da OneDay, vede il 77% degli studenti decisi, quando la pandemia sarà finita, a non voler continuare a studiare da remoto, al punto che il 60% crede che i docenti non riusciranno a terminare il programma previsto e l’86% teme che questa situazione influirà sul proprio voto finale.

“Questi risultati ci dimostrano che i giovani sono maturi e si preoccupano per il loro futuro. Sono consapevoli che imparare da remoto sia difficile proprio perché viene meno il processo di formazione basato sulla condivisione e il confronto con altri team member e i propri leader – ha dichiarato Betty Pagnin, People & Culture Director di OneDay – Il mondo del lavoro sta cambiando e i giovani, per attitudine e per qualità di stimoli, se ne sono accorti da un pezzo. Le aziende se vogliono continuare ad essere attrattive devo evolversi per stare al passo coi tempi”.

Betty Pagnanin, OneDay

Nel frattempo anche la stessa OneDay ha dovuto reinventarsi e rimodulare le tante attività che conduceva in presenza, approcciandosi a un radicale cambiamento sia per quanto riguarda il team interno all’azienda che nelle attività con i ragazzi.

 

Come è cambiata OneDay in tempi di Covid-19

ScuolaZoo, WeRoad, Dreams Building, Academy e BootCamp sono alcuni dei progetti che da anni OneDay portava avanti in presenza sino alla pandemia. Iniziative che hanno, poi, preso forma nel C30, il quartier generale milanese con 360 postazioni e 26 sale riunioni.

“Con il virus ci siamo dovuti reinventare e abbiamo dovuto accettare questa nuova normalità in tempi stretti – afferma Gaia Marzo – Considerando che 3/4 del fatturato di ScuolaZoo, ad esempio, provenivano dai viaggi che organizzavamo con i ragazzi, è stato per noi un duro colpo. Ma abbiamo cercato di cogliere le opportunità che questa situazione ci ha messo davanti e abbiamo riorganizzato in tempi brevi i nostri processi interni affinché si creassero nuove opportunità di business. Abbiamo lavorato molto sul format e traslato i corsi e le Master Class online”.

 

Parola d’ordine: Resilienza

Resilienza“: tra le parole all’ordine del giorno, anche per i giovanissimi. “I ragazzi hanno sofferto, e stanno soffrendo, la solitudine imposta anche dalla DAD – conclude la  Corporate Brand Director – ma si sono mostrati maturi all’accettazione di questo drastico cambiamento. Avevano già confidenza con gli strumenti digitali ed è proprio grazie a questi strumenti che siamo stati in grado, ad esempio, di organizzare i 100 giorni all’esame di maturità online; assemblee e incontri con gli psicologi in via telematica, rimanendo sempre vicini ai ragazzi. A gennaio lanceremo un nuovo osservatorio. Vedremo che cosa emergerà alla luce delle nuove restrizioni”.

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