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CISL: la zona rossa lombarda ha fermato 473.322 lavoratori privati

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CISL: la zona rossa lombarda ha fermato 473.322 lavoratori privati

L’impatto dell’ultimo Dpcm incide sul 95,7% degli addetti del settore sport e intrattenimento, sul 71,3% del comparto “alloggio e ristorazione”, sul 34,3% del segmento dei servizi alla persona e sul 17,8% del commercio

L’impatto dell’ultimo Dpcm incide sul 95,7% degli addetti del settore sport e intrattenimento, sul 71,3% del comparto “alloggio e ristorazione”, sul 34,3% del segmento dei servizi alla persona e sul 17,8% del commercio

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È un lockdown light solo a parole, quello scattato ormai quattro giorni fa in Lombardia. Quando si vedono i numeri, infatti, si capisce la portata devastatrice sull’economia privata della zona rossa. E i numeri li ha tirati fuori la CISL secondo cui con l’inasprimento delle misure si sarebbero fermati almeno 473.322 lavoratori, ovvero il 10% del totale dell’economia privata.

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Secondo l’analisi del sindacato, l’impatto dell’ultimo Dpcm si fa sentire in particolare sul 95,7% degli addetti del settore sport e intrattenimento (43.179 lavoratori), sul 71,3% dei lavoratori di “alloggio e ristorazione” (241.073 lavoratori), sul 34,3% degli addetti ai servizi alla persona (37.430 lavoratori, parrucchieri esclusi) e sul 17,8% del commercio (141.930 lavoratori). Questi, appunto, i numeri spaventosi elaborati da Cisl Lombardia sulla base dei dati Unioncamere, Inps e Inail aggiornati al 2019, riguardanti l’economia privata (4.740.432 addetti, ovvero lavoratori dipendenti ed indipendenti).

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“L’analisi evidenzia il significativo impatto all’intervento del Dpcm del 3 novembre 2020 sugli addetti in Lombardia di diversi settori, in particolare della ristorazione, commercio, sport e intrattenimento, già fortemente colpiti dalla crisi – sottolinea Mirko Dolzadelli, segretario regionale Cisl Lombardia -. Conferma l’importanza del risultato ottenuto dal sindacato di prorogare ulteriormente l’utilizzo di cassa integrazione Covid ed il blocco dei licenziamenti fino al 21 marzo 2021 e a livello lombardo del rilancio delle politiche attive”.

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Attenzione, però: i dati non tengono ovviamente conto degli effetti sull’indotto e sulle filiere, ma si riferiscono alle sole attività indicate dai provvedimenti del Dpcm come attività sospese. L’analisi ha stimato anche gli impatti su una Lombardia ipoteticamente “zona arancione”: in questo caso le disposizioni del Dpcm interesserebbero 296.326 addetti, ovvero il 6,3% del totale nell’economia privata. Nell’ipotesi “zona gialla” sarebbero invece 55.165 addetti interessati, ovvero l’1,2% del totale. In questo terzo caso l’impatto sarebbe soprattutto sui lavoratori dello sport e dello spettacolo, con una percentuale pari all’89,1% degli addetti operanti nel settore. Un miglioramento della situazione sanitaria, tale da riportare la Lombardia nei parametri della zona arancione, permetterebbe a 176.996 addetti di proseguire la propria attività lavorativa. Ulteriori 241.161 addetti riprenderebbero la loro attività in caso di passaggio da zona arancione a zona gialla.

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Ordine medici insiste sul lockdown nazionale

“Ci auguriamo che il ministro Speranza porti sul tavolo del governo le nostre richieste”: lo ha dichiarato il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, intervenendo alla IV conferenza di Oncologia polmonare, organizzata dall’Istituto Tumori barese. Anelli ha ribadito che “se i numeri della pandemia continueranno a essere questi e i cittadini non prenderanno coscienza che devono ridurre gli incontri con altre persone, il governo dovrà prendere delle decisioni importanti che, secondo noi, contemplano anche il lockdown totale”. “Solo così – ha aggiunto – si può bloccare l’ascesa di questa curva e consentirci di arrivare a fine dicembre in maniera adeguata per affrontare la seconda parte della stagione invernale, quando arriverà anche l’epidemia influenzale. Altrimenti il sistema sanitario non reggerà”.