La "cenetta noCovid" di Natale rischia di costare 1,2mld alle bollicine
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Ultimo aggiornamento il 11 novembre 2020 alle 11:57

La “cenetta noCovid” di Natale rischia di costare 1,2mld al comparto bollicine

Niente cenone, no alle feste con gli amici, nessun pranzo al ristorante e il settore vinicolo rischia la crisi nera. Quattro cantine su 10 sono già in difficoltà

Il governo lo ha già detto ormai quasi ufficialmente: «Si deve dire che non sarà un Natale solitario», ha anticipato ieri Sandra Zampa, Sottosegretaria alla Salute, puntualizzando che sono al momento molto basse le possibilità di trascorrere le feste con parenti di terzo grado e amici: «le famiglie potranno riunirsi nel nucleo ristretto, parenti di primo grado, fratelli e sorelle. La gran parte delle restrizioni attuali è bene che restino, magari con un allentamento del rigore per alcuni esercizi». Sul fronte dei medici, è andato ancora più pesante il primario di Malattie infettive all’Ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli: «I tradizionali cenoni allargati quest’anno non saranno comunque possibili. Alla luce dei numeri, se gli interventi non funzionassero arriveremmo a Natale nel pieno della seconda ondata». Ma cambiare il cenone di Natale in una cenetta non è solo un colpo alla tradizione, ma anche a un intero settore economico che vanta, tra gli altri, il comparto delle bollicine, eccellenza italiana.

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Bollicine, il settore beve per dimenticare

Il Natale e il Capodanno senza brindisi sottrarranno al comparto almeno 1,2 miliardi di euro, ovvero la cifra spesa lo scorso anno dagli italiani, in casa e fuori, solo per imbandire con vini e spumanti le tradizionali maxi tavolate delle feste di fine anno che rischiano di sparire per l’emergenza coronavirus. Lo dice Coldiretti in riferimento all’invito del premier Giuseppe Conte a festeggiare in famiglia ma con prudenza senza organizzare feste e pranzi affollati.

Qualche numero sul comparto delle bollicine

Le feste di fine anno fanno registrare tradizionalmente il massimo di domanda di spumanti e vini italiani ma a pesare nel 2020 oltre al lockdown per ristoranti e locali pubblici sono – sottolinea la Coldiretti – soprattutto il divieto alle feste private e ai tradizionali veglioni ma anche i limiti posti agli spostamenti, dal coprifuoco e l’invito a non ricevere in casa persone non conviventi. Il risultato è un taglio netto dei consumi rispetto ai circa 74 milioni di tappi di spumante stappati solo in Italia per le feste di fine anno nel 2019. Le previsioni sull’andamento del contagio – precisa la Coldiretti – preoccupano anche per i divieti posti alla gran parte degli eventi tradizionali che segnano la fine dell’anno a partire da sagre, feste paesane e mercatini natalizi che sono momenti importanti per l’acquisto di regali enogastronomici, come vino, liquori e spumanti.

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L’assenza di turismo

Senza dimenticare l’impatto negativo della mancanza di turisti italiani e stranieri con molti Paesi, a partire dalla Germania, che – continua la Coldiretti – hanno già messo l’Italia nella black list delle zone più pericolose. Un danno pesantissimo considerato che – sostiene la Coldiretti – quasi 1/3 della spesa turistica nel Belpaese è destinata proprio all’enogastronomia. Previsione in linea con quanto dichiarato dal numero 1 di Confcommercio, Carlo Sangalli, al Messaggero: «Si prospetta un vero e proprio congelamento delle partenze da qui a Capodanno, già accantonate da oltre il 60% degli italiani, Ma prevediamo un’ulteriore e gravissima ripercussione. Solo per i settori del commercio non alimentare, ristorazione, turismo, e i comparti della ricreazione e dello spettacolo, rischiano la scomparsa quasi 270 mila imprese nel 2020, numero molto probabilmente destinato a crescere».

Come stanno le cantine?

Il crollo delle spese di fine anno a tavola e sotto l’albero “rischia così di dare il colpo di grazia ai consumi di vino degli italiani con quasi 4 cantine italiane su 10 (39%) che registrano un deciso calo dell’attività, con un pericoloso l’allarme liquidità che mette a rischio il futuro del vino italiano dal quale nascono opportunità di occupazione per 1,3 milioni di persone, dalla vigna al bicchiere”, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ sugli effetti dell’emergenza Covid che ha tagliato i consumi fuori casa e colpito direttamente il settore. Ad essere danneggiata – sottolinea la Coldiretti – è soprattutto la vendita di vini di alta qualità che trova un mercato privilegiato di sbocco in bar, alberghi e ristoranti. Nel 2020 il vino italiano di qualità perde oltre il 40% delle vendite su questo canale di consumo.

#iobevoitaliano per aiutare le bollicine tricolori

“Un colpo pesante che si aggiunge – precisa la Coldiretti – a quello derivante da blocchi o limitazioni di altre attività che sono direttamente o indirettamente connesse al consumo di vino”, come feste, matrimoni, convegni, congressi, fiere e spettacoli. “A livello nazionale la Coldiretti è impegnata nella campagna #iobevoitaliano per promuovere gli acquisti ma serve anche sostenere con massicci investimenti pubblici e privati la ripresa delle esportazioni con il vino che rappresenta un elemento di traino dell’intero Made in Italy sui mercati mondiali” ha concluso il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “serve un piano strategico per l’internazionalizzazione necessaria per sostenere la ripresa come abbiamo avuto la possibilità di illustrare al Capo dello Stato Sergio Mattarella nell’incontro che ci ha concesso”.

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