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Imprese, nella crisi economica del Covid c’è un “effetto startup”. Ecco cos’è

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Imprese, nella crisi economica del Covid c’è un “effetto startup”. Ecco cos’è

Capacità di adattamento delle startup high-tech nella pandemia: il 46% ha ottenuto nuovi clienti, il 44% ha accelerato lo sviluppo dei prodotti

Capacità di adattamento delle startup high-tech nella pandemia: il 46% ha ottenuto nuovi clienti, il 44% ha accelerato lo sviluppo dei prodotti

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Secondo gli Osservatori Startup Intelligence e Digital Transformation Academy, nella crisi economica legata alla pandemia di Covid-19, si riscontrerebbe un effetto startup: le nuove imprese innovative, pur nelle difficoltà del momento, hanno dimostrato capacità di adattamento e in molti casi sono state capaci di generare rapidamente nuove soluzioni per fronteggiare gli effetti della pandemia. “In un contesto di radicale e drammatico cambiamento, in cui le imprese tradizionali e le istituzioni sono apparse spesso disorientate, l’ecosistema startup ha mostrato alcune strade per fronteggiare la nuova quotidianità, mettendo in campo competenze, conoscenze, brevetti, prodotti e nuove soluzioni – ha detto Alessandra Luksch, Direttore degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence del Politecnico di Milano –. In alcuni casi le startup hanno sviluppato soluzioni per contrastare gli effetti della pandemia, pensando prima all’interesse della comunità piuttosto che al ritorno economico. In un caso su tre hanno scelto di modificare il proprio modello di business. Le imprese devono saper cogliere e valorizzare questa grande capacità di reazione al cambiamento”.

© Foto: LUISS EnLabs

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L’effetto startup in numeri

Ben il 63% delle startup high-tech italiane ha intrapreso iniziative a supporto dell’emergenza, come raccolte fondi per donazioni, lancio di nuovi prodotti o servizi, rilascio di soluzioni gratuite. E sono state censite complessivamente 256 iniziative del panorama startup hi-tech italiano attive per fronteggiare l’emergenza sanitaria, coinvolgendo i settori più diversi (dalla digitalizzazione di processi ai servizi alle persone, dai sistemi di distanziamento allo svago, dal delivery ai dispositivi sanitari, dall’eLearning alla sanificazione degli ambienti). Inoltre, il 30% delle startup high-tech ha modificato il proprio modello di business durante la pandemia, nella maggioranza dei casi per rispondere a un nuovo bisogno del mercato (il 72%), per creare nuove fonti di ricavo (44%) o aumentare la propria legittimità con iniziative di impatto sociale e ambientale (34%), solo nel 13% dei casi per pura sopravvivenza. Nel complesso, l’effetto startup si riscontra anche nel 63% delle realtà high-tech italiane che ha intrapreso proprie iniziative a supporto dell’emergenza Covid19 tra le fasi del lockdown e quelle di nuova normmalità.

© Foto: ReiThera

Molte hanno partecipato a iniziative di altri: di cui il 41% ha aderito al programma dello Stato “Solidarietà digitale”, il 29% ha partecipato a contest o call4ideas, il 27% a progetti di ricerca e sviluppo di altre organizzazioni. Non sono mancate le difficoltà, il 38% delle startup ha dovuto ridurre le attività, ma il 46% ha ottenuto nuovi clienti e ha ampliato il proprio network, il 44% ha accelerato lo sviluppo dei prodotti/servizi e ottenuto visibilità sul mercato. Il 28% ha ampliato il proprio organico per fronteggiare l’incremento di attività emerso durante l’emergenza, o si è dotato di nuove competenze.

L’effetto startup nella digitalizzazione

Nel corso del 2020 la pandemia ha costretto a rivedere i budget per l’ICT rispetto a quanto pianificato in circa metà delle grandi imprese; il 23% l’ha rivisto in aumento, il 24% in diminuzione. Ma le previsioni di investimento in ICT per il 2021 indicano una sostanziale tenuta, +0,89%, seppur con una riduzione del trend di crescita degli ultimi tre anni. Gli investimenti in digitale si focalizzano sulle priorità imposte dall’emergenza Covid-19: per le grandi imprese in particolare Information Security, Big Data e Analytics, eCommerce e Smart Working; per le PMI al primo posto sale lo Smart Working. Nel 2020 è cresciuta la percentuale di grandi imprese (il 38%) che ha introdotto la Direzione Innovazione, mentre si riduce quella di chi gestisce le attività di innovazione in modo non strutturato. In generale l’emergenza sembra aver portato anche stimoli all’innovazione: per il 51% delle grandi imprese ha creato maggior commitment nei vertici, in altri casi più collaborazione interna e interesse all’open innovation.

Il 70% delle grandi imprese si sta già dedicando alla Corporate Entrepreneurship, la capacità di sviluppare nei dipendenti attitudini imprenditoriali. “In una situazione difficile le imprese hanno compreso come non sia possibile prescindere dalla spinta digitale, diventata condizione essenziale di resilienza, mentre i gap di digitalizzazione hanno inciso sulla possibilità stessa di sopravvivenza – ha spiegato Mariano Corso, Responsabile Scientifico della Digital Transformation Academy -. L’emergenza Covid19 ha avuto un impatto sulle priorità di investimento e sui budget dedicati all’innovazione, ma anche sull’organizzazione necessaria per stimolarla: l’obiettivo deve essere quello di farne cultura diffusa in azienda e favorire il coinvolgimento a tutti i livelli”.

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