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In Italia mai così tante startup innovative a vocazione sociale, il report

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In Italia mai così tante startup innovative a vocazione sociale, il report

Lo ha riportato l’ultima ricerca di Cross Border Growth Capital, advisor italiano per aumenti di capitale e finanza per startup e PMI, che ha sottolineato come questo tipo di startup siano cresciute di 19 volte dal 2013

Lo ha riportato l’ultima ricerca di Cross Border Growth Capital, advisor italiano per aumenti di capitale e finanza per startup e PMI, che ha sottolineato come questo tipo di startup siano cresciute di 19 volte dal 2013

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Un dato positivo che ne sottintende molti altri. Difatti, il forte incremento in Italia delle cosiddette SIAVS, startup innovative a vocazione sociale, è di per sé un aspetto da cui trarre fiducia per il futuro. Tuttavia, il quadro si fa ancora migliore se a questo si aggiunge che all’interno di queste aziende la presenza di donne è doppia rispetto al numero rilevato nelle altre startup innovative. Non solo: il 10% delle SIAVS presenta la presenza esclusiva di under 35, una percentuale molto alta.

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Cresce inoltre l’ecosistema delle startup innovative nel suo complesso, arrivato a contare 12.014 imprese nel 2020, dalle 1.028 di sette anni fa. “Un trend di crescita, specie nel settore socialmente strategico delle SIAVS, che fa scorgere un futuro sempre più luminoso per le startup innovative italiane”, ha commentato Fabio Mondini de Focatiis, fondatore di Cross Border Growth Capital, “dove l’imprenditoria giovane e al femminile gioca un ruolo fondamentale”.

Cresce il numero di SIAVS, +19% nel 2020

Basato sul database del MISE aggiornato al terzo trimestre 2020, il report di Cross Border Growth Capital ha analizzato il trend storico e le caratteristiche delle startup innovative, focalizzandosi in modo particolare su vocazione sociale. Le SIAVS offrono soluzioni alle esigenze più impellenti del terzo settore, coprendo ambiti che vanno dalla sanità all’educazione, dal wellness fino alla trasformazione digitale. Settori strettamente legati alle necessità sulle quali la pandemia ha posto l’accento in maniera decisa. Non è quindi un caso che, nell’ultimo anno, questo tipo di imprese siano cresciute del 19%, dando un prezioso contributo per superare le criticità sociali legate all’emergenza Covid. Nel corso dei sette anni presi in considerazione, il tasso annuo di crescita composto delle startup innovative a vocazione sociale è stato del 52%. Dal 2013 a oggi, le SIAVS sono aumentate di 19 volte, passando da appena 14 a 267.

Si tratta di realtà nella maggior parte dei casi piccole per fatturato e numero di dipendenti. Infatti, il 66% delle SIAVS fattura meno di 100mila euro all’anno e solo il 4,9% più di 500mila euro, mentre l’84% di esse ha meno di quattro dipendenti. Dipendenti, fra i quali però figura un tasso maggiore di personale altamente qualificato (31%), rispetto alla media delle startup innovative (26%). Spicca, all’interno delle giovani aziende a vocazione sociale, anche la forte partecipazione di donne. Il 7% di esse ha una presenza femminile esclusiva, su una media del 3% per l’intera popolazione di startup innovative. In aggiunta, il 12% delle SIAVS ha una presenza femminile forte e il 4% maggioritaria. Altro dato di merito riguarda la componente di giovani under 35: il 10% delle startup a vocazione sociale vanta una presenza giovanile esclusiva.

© Grafico: Cross Border Growth Capital

Startup innovative in aumento, guidano servizi e industria

L’aumento delle SIAVS è parte di un processo più ampio, che sta portando alla crescita sostenuta dell’intero mondo delle startup innovative italiane. Basti pensare che sette anni fa queste erano 1.028 e oggi se ne contano 12.014, con un tasso annuo di crescita composto del 42%. I settori trainanti, preferiti dalle startup innovative, risultano essere i servizi (il 77% del totale di questo tipo di imprese) e industria e artigianato (17%). Un andamento che si rispecchia anche nella cerchia delle SIAVS. La ricerca ha identificato anche delle attività ricorrenti fra le startup innovative. In primo luogo produzione software, praticata dal 36% di esse, seguita da ricerca scientifica e sviluppo, attuata dal 14%. Al terzo posto delle attività più impiegate, quella dei servizi d’informazione e altri servizi, al 9%. Per il resto, emerge una divisione frammentata, ma caratterizzata da attività ad alta componente di specializzazione tecnica e know-how intangibile.

© Grafico: Cross Border Growth Capital

Guardando alla geografia delle aziende innovative, il 60% di esse si concentra in appena cinque regioni. Il 28% in Lombardia, il 10%  nel Lazio, l’8% in Veneto, stessa percentuale in Emilia Romagna e il 5% in Piemonte. Luogo preferito per le startup innovative restano le città: 3 su 10 sono basate tra Milano, Roma e Torino. Un andamento dovuto probabilmente alla maggiore concentrazione di incubatori e acceleratori pubblici e privati.

© Grafico: Cross Border Growth Capital

Fatturato e dipendenti

Così come per il trend di crescita, caratteristiche analoghe fra l’ecosistema delle imprese innovative e SIAVS si riscontrano anche per ricavi e personale impiegato. Quattro startup innovative su cinque (80%) hanno meno di quattro dipendenti, mentre quasi due su tre (61%) fatturano sotto ai 100mila euro annui. C’è invece discrepanza con le SIAVS, se si considerano i fatturati dai 500mila euro in su. Situazione che coinvolge il 10,6% delle startup innovative, oltre il doppio rispetto al 4,9% delle startup innovative a vocazione sociale.

© Grafico: Cross Border Growth Capital

In particolare, la ricerca ha messo in evidenza come, nel secondo trimestre di quest’anno, il fatturato medio di tutta la popolazione di startup innovative fosse di circa 162mila euro, a fronte di un valore mediano di poco più di 32mila euro. Numeri che mostrano un contesto generale nel quale risultano poche società grandi e solide, sottolinea Cross Border Growth Capital. Ciononostante, si tratta comunque di cifre in costante crescita. Nel secondo trimestre del 2019, il valore del fatturato medio era di 147mila euro, con una mediana di poco inferiore ai 27mila euro. Ancora inferiori i dati relativi agli anni precedenti: il fatturato medio era di 144mila euro nel 2018 e 115mila nel 2017, la mediana pari a quasi 30mila euro nel 2018 e a 22mila nel 2017.