8,5 milioni in Termo, il greentech è il futuro degli investimenti? - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 21 Dicembre 2020 alle 19:56

8,5 milioni in Termo, il greentech è il futuro degli investimenti?

«Il greentech funziona per due motivi, c’è un trend positivo di consumatori interessati, a cui si accompagnano fortissimi incentivi statali», spiega Mauro Pretolani, Senior Partner del Fondo di Italiano d’Investimento che ha scommesso su Termo.

La frase, “il greentech è il futuro” non è solo retorica, ma è la direzione verso la quale si sta muovendo l’Unione Europea. Nel Recovery Plan, ovvero il piano europeo di ripresa, con 750 miliardi in ballo, il tema dell’efficientamento e della riconversione energetica è uno dei protagonisti.  Mentre anche nel nuovo corso di Joe Biden il tema ambientale – pare – essere tornato al centro della politica americana.

Hanno capito l’antifona anche i fondi di investimento che stanno scommettendo sempre di più sulla green technology. Gli investimenti nelle startup eco friendly in Europa sono cresciuti del 129% nel 2019, rispetto all’anno precedente (dati Tech Nation).

 

Anche l’Italia segue il trend e conclude l’anno con un investimento di 8,5 milioni di euro in Termo, società che opera nell’installazione e gestione di sistemi termici. Capitali che sono stati investiti da parte del Fondo Italiano d’Investimento, attraverso due fondi di sua gestione, FITEC e FITEC Lazio. Con la partecipazione, inoltre, per 2,5 milioni, di  Alessandro Andreozzi,  Supernova Hub, Mercurio Holding (Gruppo Proximity Capital), il Gruppo Mediaset (tramite la controllata RTI) e Gabriele Basile, oggi Ceo di Termo:

«Il greentech funziona per due motivi, c’è un trend positivo di consumatori interessati, a cui si accompagnano fortissimi incentivi statali. D’altronde, le stime di mercato parlano chiaro. Secondo Enea la spesa prevista in questo mercato da parte degli italiani è stimata in 42 miliardi di euro in 13 anni in virtù degli ecobonus, per interventi di riqualificazione energetica», racconta a Startupitalia!,  Mauro Pretolani, Senior Partner del Fondo di Italiano d’Investimento.

8, 5 milioni su chi ha previsto il futuro

Termo è nata nel 2014 a Fondi ed è incubata da Supernova Hub, l’incubatore per startup guidato da Federico Pozzi Chiesa.

Termo si occupa di installare e rendere più efficienti gli impianti di riscaldamento e di climatizzazione con bonus fiscali. Il focus dell’azienda è la riqualificazione energetica, in qualità di main contractor, di progetti edilizi che propongono ai clienti lo sconto del bonus fiscale in fattura. Mentre l’altra linea di business riguarda i BPO, acronimo di Business Process Outsourcing, che Termo svolge per conto delle istituzioni finanziarie nella gestione dell’acquisto e dello sconto dei bonus fiscali legati agli incentivi. L’azienda oggi impiega  80 dipendenti e ha raddoppiato il suo fatturato, passando da 2,5 milioni del 2019 a 5 milioni di euro nel 2020.

«Di Termo ci hanno colpito il coraggio di scommettere in anticipo sul mercato con gli ecobonus, ben quattro mesi prima dell’approvazione della legge.  Oltre a questo, il team è stato bravo a mettere insieme specialisti e manager per semplificare processi che hanno una gestione complessa. Ecobonus, sisma bonus, per intenderci, richiedono fino a 80 documenti e loro sono stati in grado di creare queste competenze all’interno del loro team e digitalizzarle. Sono stati poi bravi a puntare su un giusto segmento di mercato, quello di piccolo condomini e abitazioni, ritagliandosi uno spazio al di fuori della competizione dei grossi player del settore energetico».

Board member in alcune delle più grandi startup italiane

BeMeye, MotorK, Everli (ex Supermercato24), sono solo alcuni dei board a cui Mauro Pretolani ha partecipato negli anni. Con il Fondo Italiano d’Investimento, fondo di tech growth capital, concentrato su PMI da cinque milioni in su di fatturato, soprattutto nel mercato dell’ICT e della “Industrial Innovation”.

«Ho avuto la possibilità di assistere alle evoluzioni dell’ecosistema innovativo italiano.  Negli ultimi anni, ci sono segnali positivi. È cambiato il livello di digitalizzazione del Paese e iniziano a funzionare alcuni incentivi statali, come il rientro dei cervelli, lo sgravio fiscale per gli investimenti in PMI e startup e le agevolazioni sulle stock option. Siamo agli inizi di una maturazione e c’è tanto da fare: sugli investimenti in tecnologia in rapporto al GDP siamo ancora molto indietro, rispetto ad altri Paesi».

Negli anni sono tante le aziende che ha contribuito a far crescere. Il ricordo più bello?

«Vedere dipendenti piangere dopo la notizia della loro assunzione. Quando porti capitale e innovazione, le persone non perdono lavoro, ma lo trovano. Ed è questo il motivo che mi spinge a fare il mio lavoro».

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