Covid, ReiThera: "A pieno regime, dosi sufficienti per autonomia vaccinale"
single.php

Ultimo aggiornamento il 12 Gennaio 2021 alle 7:20

Covid, ReiThera: “A pieno regime, dosi sufficienti per autonomia vaccinale”

StartupItalia ha intervistato Stefano Colloca, cofondatore e responsabile dello sviluppo tecnologico di ReiThera, società che, insieme allo Spallanzani di Roma, sta sviluppando il vaccino italiano monodose e, se gli studi di fase 2 e 3 lo confermeranno, senza necessità di richiamo

Se tutto procederà secondo i piani, in estate anche l’Italia avrà il suo vaccino. A fornirlo sarà ReiThera, società controllata dall’azienda svizzera Keires AG, che sta realizzando un vaccino anti-Covid in collaborazione con l’Istituto Spallanzani di Roma. Il progetto, finanziato dalla Regione Lazio e dal ministero dell’Università e della Ricerca, rappresenta per il governo un punto focale nella battaglia al Coronavirus. “Con il vaccino di ReiThera, l’Italia dimostra di essere in grado di giocarsi una partita importante in maniera competitiva”, ha dichiarato Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità.

Leggi anche:
Covid | La nostra intervista a ReiThera al lavoro sul vaccino italiano

A differenza da Pfizer-BioNTech e Moderna, quello di ReiThera è un vaccinoa vettore virale’, che utilizza un adenocarcinome virus isolato da primati, a cui è stata tolta la capacità riproduttiva nell’organismo umano e quindi risulta innocuo. Questo vettore, chiamato GRAd, trasporta la proteina spike del Coronavirus e consente quindi all’organismo di sviluppare una risposta immunitaria specifica. Il suo funzionamento è simile a quello dei vaccini candidata contro Ebola e RSV. Un’altra differenza rispetto a Pfizer e Moderna sta nella somministrazione di un’unica dose, anziché due. “La scelta monodose permette di dimezzare i tempi e ridurre i costi”, osserva Stefano Colloca, cofondatore e responsabile dello sviluppo tecnologico di ReiThera, a StartupItalia. “A pieno regime e con le risorse necessarie, l’azienda può produrre 100 milioni di dosi, quindi saremmo perfettamente in grado di garantire all’Italia l’autonomia vaccinale“.

© Foto: ReiThera

Vaccino italiano, tempi e caratteristiche

StartupItalia: Dopo la conclusione della fase 1, quali sono le tempistiche previste per le fasi 2 e 3 e l’eventuale approvazione da parte delle autorità indipendenti?

 

Stefano Colloca: «A oggi, il nostro obiettivo è concludere la fase 2 e 3 in sei mesi, in modo da ottenere l’approvazione da parte dell’EMA entro la prossima estate».

 

SI: Sono emerse indicazioni riguardo alla durata dell’immunità offerta dal vaccino e le possibili tempistiche per il richiamo?

 

SC: «In accordo con quanto emerso durante la fase 1, dopo quattro settimane dalla somministrazione del vaccino, gli anticorpi prodotti dall’organismo raggiungono la quantità massima e non decrescono nel tempo. Chiaramente, con il procedere della sperimentazione, saremo in grado di fornire risposte più precise. Ma per ora i risultati ci dicono che il richiamo potrebbe non essere necessario».

Leggi anche:
Moderna, storia di una startup che ha scoperto il vaccino per il Covid

SI: In più, il vaccino di ReiThera presenta un altro vantaggio: è sufficiente iniettarne una sola dose. Quanto questo aspetto permetterà di migliorare le vaccinazioni in Italia?

 

SC: «La scelta monodose permette di dimezzare i tempi e ridurre i costi. Non essendo prevista l’iniezione della seconda dose, si potrà procedere direttamente con la somministrazione del vaccino a nuovi soggetti, accelerando significativamente il processo».

© Foto: ReiThera

Produzione e costi

SI: Il vaccino AstraZeneca-Oxford non è stato ancora approvato dall’EMA. Se la situazione non si sbloccasse neanche nei prossimi mesi, ReiThera potrà riuscire a sostituire queste dosi mancanti per il nostro Paese?

 

SC: «Il vaccino italiano sarà pronto, verosimilmente, entro la prossima estate. Se per quella data si registreranno ancora ritardi, e se il governo italiano lo riterrà opportuno, ReiThera potrebbe subentrare, in modo che le tempistiche per il completamento della copertura vaccinale siano rispettate».

 

SI: Si parla di una produzione, a pieno regime, fino a 100 milioni di dosi all’anno. È una cifra realistica?

 

SC: «Negli scorsi mesi non abbiamo investito solo nella ricerca, ma anche nelle infrastrutture. Abbiamo ampliato il nostro stabilimento, estendendo il sito di produzione, e saremo in grado di produrre fino a 100 milioni di dosi all’anno a partire dalla primavera di quest’anno».

Leggi anche:
Il Giappone sfida il Covid. Ecco come sarà il parco Super Nintendo World

SI: Occorre però sostenere i costi di produzione per un’operazione di simile portata.

 

SC: «Abbiamo gli spazi, i mezzi e le competenze necessarie, ma i costi di produzione non sono sostenibili dalla sola ReiThera: sono necessarie ulteriori risorse, soprattutto per l’acquisto delle materie prime».

© Foto: ReiThera

Distribuzione ReiThera, cosa cambia per l’Italia e l’UE

SI: Guardando alla produzione e alla distribuzione, sono già stati stabiliti accordi con il governo e l’Unione Europea?

 

SC: «Il dialogo con il governo italiano è ancora in corso, ma procede rapidamente e in modo proficuo. Confidiamo di concludere gli accordi entro breve, in modo da iniziare il prima possibile con la fase 2 e 3».

 

SI: Il vostro vaccino GRAd-CoV2 permetterebbe in futuro all’Italia di raggiungere l’autonomia nella campagna di vaccinazione, servendosi esclusivamente delle dosi prodotte entro i confini nazionali da ReiThera?

 

SC: «A pieno regime, e con le risorse necessarie, ReiThera è in grado di produrre 100 milioni di dosi. Quindi saremmo perfettamente in grado di garantire all’Italia l’autonomia vaccinale».

Leggi anche:
Mulino Bianco lancia gli Abbracci (in edizione limitata) dedicati agli infermieri

SI: Oltre all’Italia, il vaccino di ReiThera verrà distribuito anche in altri Paesi europei e non?

 

SC: «Dipende dall’interesse che avranno altri Paesi europei ad acquisire il vaccino. La nostra capacità produttiva potrà essere aumentata da accordi con altre organizzazioni europee con esperienza nella manifattura di vaccini su larga scala, con le quali abbiamo già contatti. L’Italia avrà comunque la priorità e solo successivamente, soddisfatto il fabbisogno nazionale, potremo pensare di esportare anche all’estero».

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter

  • Ti potrebbe interessare anche