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Fare lobby con Zoom. «Più democratico». Intervista a Giulia Pastorella (EU Government Relations Director)

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Fare lobby con Zoom. «Più democratico». Intervista a Giulia Pastorella (EU Government Relations Director)

L’intervista alla Direttrice delle relazioni istituzionali con le istituzioni europee della società fondata da Eric S. Yuan

L’intervista alla Direttrice delle relazioni istituzionali con le istituzioni europee della società fondata da Eric S. Yuan

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In meno di 12 mesi Zoom è passata da piattaforma per videoconferenze utilizzata da appena 10 milioni di utenti nel mondo a ospitare riunioni di partiti in piena crisi di governo (vedi quanto sta accadendo in Italia) e call tra stakeholder e rappresentanti delle istituzioni europee a Bruxelles. «In Italia, il numero di utenti gratuiti è cresciuto di 77 volte tra gennaio e aprile 2020», ha spiegato a StartupItalia Giulia Pastorella, da poche settimane entrata nel team dell’azienda fondata da Eric S. Yuan in qualità di EU Government Relations Director. «Ricopro il ruolo di direttore delle relazioni istituzionali con le istituzioni europee. Sono a Bruxelles, ma per questioni di sicurezza sanitaria tutte le riunioni continuano online. In questi giorni mi sono resa conto di quanto Zoom abbia democratizzato il modo di fare lobby».

Zoom: tra smart working e Next Generation EU

In Italia spesso si associa la parola lobby al dietro le quinte della politica, agli accordi di corridoio o addirittura alla corruzione. «Nell’UE esiste già il Registro per la trasparenza che impone regole molto severe a tutti gli stakeholder – ha precisato Pastorella – dopo lo scoppio della pandemia abbiamo assistito a un fenomeno interessante. Non tutte le aziende o le associazioni possono stare a Bruxelles e permettersi una presenza costante: grazie a Zoom è partito un processo di democratizzazione che ha consentito a molte più soggetti di incontrare e dialogare con parlamentari e funzionari. Inoltre tutto è diventato più trasparente».

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Zoom e le tante altre piattaforme di videocall fanno ormai parte della quotidianità di professionisti e aziende che, durante i lockdown, hanno continuato a lavorare a distanza. Lo smart working – home working o near working – rimarranno senz’altro un’eredità positiva di questo difficile periodo. Ma qual è la strategia di Zoom in sede europea e come pensa di affrontare il capitolo cruciale del Next Generation EU? «Il mio obiettivo a Bruxelles – ha spiegato Pastorella – è monitorare e prevedere le strategie di engagement con i decisori europei su proposte di politiche rilevanti per l’azienda. Guardo a quel che bolle in pentola per capire impatti negativi o positivi».

 

Tra gli impegni inderogabili che il nostro paese deve assumersi c’è quello della digitalizzazione. «Sulla copertura infrastrutturale i ritardi sono evidenti: uno degli obiettivi dell’Italia deve essere l’eliminazione delle Aree Bianche (zone dove neppure le aziende hanno intenzione di investire sulla rete, ndr). Ma è fondamentale anche guardare all’indice DESI: in Italia scarseggiano le competenze digitali. E se mancano quelle neppure i servizi migliori riescono a impattare positivamente su crescita e sviluppo».

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Sicurezza e privacy

L’impennata degli utilizzi di Zoom non è avvenuta senza problemi. Sulla stampa si sono letti di tanti episodi legati a sicurezza e privacy: l’ultimo in ordine di tempo riguarda la presentazione del libro di Lia Tagliacozzo, andata in onda su Zoom. L’evento digitale è stato interrotto da alcuni partecipanti che hanno potuto proiettare immagini di svastiche e di Hitler per una manciata di minuti. «La polizia postale sta ancora indagando e attendiamo l’esito sulla causa – ha spiegato Pastorella – Va precisato che gli amministratori possono sempre intervenire durante eventuali incidenti, cacciando uno o più partecipanti indesiderati».

In giorni in cui si discute della responsabilità di piattaforme e di Big Tech nella radicalizzazione in atto sul web, abbiamo infine chiesto alla EU Government Relations Director di Zoom che cosa l’azienda ha messo finora in campo per contrastare fenomeni simili. «Partiamo col dire che, in base alla legislazione europea, non possiamo e soprattutto non vogliamo ascoltare quel che si dice durante i meeting. È vietato fare moderazione a priori. Gli utenti possono sempre segnalare contenuti inadatti. Per garantire la sicurezza degli utenti e prevenire abusi, applichiamo i nostri termini di servizio tramite l’uso di strumenti automatizzati che suggeriscono quando sulla piattaforma possono verificarsi attività nefaste. Se viene segnalata o identificata una violazione, intraprendiamo una serie di azioni, che possono includere l’interruzione delle riunioni, la cancellazione degli account utente e, nel caso, la notifica alle autorità competenti all’applicazione della legge».