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La startup italiana che ha aiutato a risolvere il caso di Yara Gambirasio

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La startup italiana che ha aiutato a risolvere il caso di Yara Gambirasio

Edr Tools è una startup poco nota al pubblico ma che lavora con governi di tutto il mondo e forze dell’ordine a recuperare i dati da Pc e mobile

Edr Tools è una startup poco nota al pubblico ma che lavora con governi di tutto il mondo e forze dell’ordine a recuperare i dati da Pc e mobile

Dall’indagine sui cellulari di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore recentemente rinviato a giudizio come presunto omicida della giovane Yara Gambirasio, all’analisi dei circuiti elettronici che collegavano la “scatola nera” del traghetto Norman Atlantic, incendiatosi in mare lo scorso dicembre, con i comandi di bordo.

C’è a Pordenone una startup – regolarmente iscritta nel registro delle imprese innovative – poco nota al grande pubblico, ma tenuta in grande considerazione dalle forze dell’ordine italiane e da parecchi governi esteri.

Si chiama European Data Recovery Tools – Edr Tools e, come il nome lascia intuire, si occupa di informatica forense, ovvero del recupero delle informazioni contenute in Pc, smartphone e tablet, dati che potrebbero costituire importanti prove e indizi nell’ambito di un’indagine giudiziaria.

IMG_0210Di aziende che svolgono un lavoro simile ce ne sono diverse, ma la Edr ha una particolarità: è l’unica, in Italia, e una delle pochissime al mondo, a riuscire a riportare a galla informazioni provenienti da dispositivi danneggiati e semi distrutti: che siano rimasti a lungo in acqua, gettati dalla finestra, calpestati o peggio, non è (quasi mai) un problema.

Ecco perché la sua collaborazione si è rivelata preziosa sia nel caso di Bossetti (in cui per la verità, i cellulari non erano danneggiati, ma occorreva accedere al chip per bypassare il blocco dei dati), che in quello del traghetto in fiamme, e in molteplici altre circostanze che non è possibile citare qui per comprensibili esigenze di riservatezza dei clienti.

La storia di Edr Tools

“Tutto è nato nel 1999 – spiega a StartupItalia! Piero Milan, uno dei tre soci di Edr assieme ai fratelli Luca e Marco Marella – dalla società Micromanagement. All’epoca ci interessavamo soprattutto di interventi hardware sui portatili, per grandi aziende e gruppi della grande distribuzione. Eravamo considerati fra i migliori a livello nazionale”.

Una bella soddisfazione ma, fin qui, nulla di eccezionale. La svolta arriva quando la società inizia a interessarsi di recupero dati da dispositivi di vario tipo, dai computer ai tablet. Potrebbe essere un altro interessante filone commerciale, ma prima di tutto bisogna capire quali sono le offerte già sul mercato e quali potrebbero essere i potenziali concorrenti.

“Prima abbiamo comprato e testato un prodotto russo- ricorda Milan – in quel momento era l’unico. Poi è uscito un kit cinese. Abbiamo acquistato e provato anche quello e abbiamo visto che, insomma, non era male. Per cui, dopo varie trattative, siamo diventati distributori a livello europeo del marchio”.
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Non solo, ma a seguito di una serie di scambi di idee e visite reciproche, gli italiani si convincono di saperne di più, in materia, dei loro omologhi cinesi. Da qui, l’idea: perché non creare un proprio prodotto, che vada anche oltre quanto proposto dalle altre società?

Governi e forze dell’ordine i principali clienti

Nel 2013 viene costituita la Edr Tools, con sede legale a Udine e laboratori al Polo Tecnologico di Pordenone. L’azienda dà lavoro in tutto a nove persone: i tre soci, più alcuni collaboratori, e si fa subito un nome del settore, grazie al sistema proprietario con cui riesce ad estrarre i dati da dispositivi considerati ormai inservibili.

Vengono invitati per esempio, a esporre alla Milipol, un’importante fiera parigina di settore, a cui si può accedere solo per invito, e all’incontro organizzato a Tallin,in Estonia, dall’ENFSI, un’associazione internazionale di forze di polizia.

“Non possiamo fare i nomi dei nostri clienti – spiega il co-fondatore Luca Marella ma possiamo dire che lavoriamo per governi europei ed extra-europei, e per le forze dell’ordine italiane. Oltre a fare consulenza, ci occupiamo anche di formazione”.

Il tutto ottenuto senza l’aiuto di finanziatori esterni, anche se, fanno capire gli intervistati, un po’ di capitali in più per espandere ancor più l’ambito di attività potrebbero far comodo. Nell’arco dei prossimi cinque anni a Pordenone prevedono di passare da 9 a 15 persone in tutto in organigramma, e lanciare altri prodotti innovativi di data recovery.