Ultimo aggiornamento il 2 Aprile 2015 alle 9:00
Rinascimenti sociali: nasce un acceleratore di startup a servizio del bene comune
E' nato a Torino da associazioni di area cattolica, Rinascimenti sociali è il primo acceleratore in Italia dedicato alle startup di innovazione sociale. I suoi creatori raccontano la loro storia e il loro modello
Che di un “rinascimento sociale” vi sia bisogno, guardandosi intorno non sussistono molti dubbi. I tagli al welfare in Italia e nella maggior parte degli altri paesi europei, impongono di ripensare i modelli fin qui esistenti, stimolando la nascita di un imprenditoria che riporti al centro dell’agire la persona e i suoi bisogni.
È un settore in cui tradizionalmente sono molto forti in Italia due tipi di soggetti: le cooperative di sinistra (le “coop rosse”) e gli enti di stampo cattolico. È da quest’ultimo filone, e precisamente dalla Congregazione di San Giuseppe, Giuseppini del Murialdo, tramite il suo Centro per l’Innovazione SocialFare, che assieme al Consorzio Top-Ix è nato pochi giorni fa a Torino, negli spazi dell’Istituto delle Rosine, l’acceleratore Rinascimenti Sociali.
“La peculiarità di Rinascimenti Sociali – spiega la direttrice di SocialFare Laura Orestano a StartupItalia! – è che propone un modello di accelerazione nato dalla convergenza fra soggetti pubblici e privati. Inoltre, è, come dice il nome stesso, un acceleratore sociale, quindi punta a valorizzare imprese che hanno un modello di business orientato al bene comune”.
Con un occhio all’internazionalizzazione: fra i partner del progetto c’è The Young Foundation, una fondazione non-profit di Londra, leader in Europa nel campo dell’innovazione sociale.
“In portafoglio – spiega Orestano – abbiamo già una decina di startup. A medio termine, l’obiettivo è quello di accelerare almeno una decina di imprese l’anno e aiutarle a rendersi autonome. L’altro è quello di creare un fondo di investimento sociale, agganciato all’acceleratore”.
Invecchiamento, esclusione e marginalizzazione, difficoltà accesso alle informazioni: non mancano i problemi a cui le imprese incubate a Torino cercheranno di dare soluzione. Con una sguardo alla solidarietà e un altro puntato, com’è naturale, sul business, dato che gli investitori vogliono veder fruttare i capitali investiti. Uno dei fattori che ha finora frenato l’imprenditoria innovativa nel sociale, finora, è stato proprio il non poter garantire ai finanziatori ritorni veloci. “Per questo – continua Orestano – ci rivolgiamo sopratutto a quelli che si definiscono “investitori pazienti”, ma non solo. La nostra idea è quella di sperimentare una camera di compensazione e di scambio fra capitali pazienti e impazienti”.
La sede di Rinascimenti Sociali si articola su due piani. Al piano terra si svolgeranno laboratori ed eventi, attività di confronto, formazione e networking a livello locale ed internazionale.
Il primo piano ospita gli uffici di sostegno alle startup, che mirano allo sviluppo di prototipi di prodotti e servizi, e alla definizione di modelli operativi sostenibili e replicabili.
Fra le startup che già usufruiscono del percorso di accelerazione, citiamo, “Come Up”, piattaforma web che offre un servizio per la gestione delle aree condivise all’interno di case-famiglia, o locali in co-housing, permettendo agli utenti di vedere quali sono gli spazi disponibili nella struttura e di prenotarli; “Sapori Sociali” startup che aggrega e vende prodotti di nicchia, provenienti da imprese e cooperative sociali e storna parte del ricavato per sostenere azioni ad impatto sociale, e “Buona Spesa”, app che monitoria i comportamenti di acquisto del consumatore, rendendo la spesa più sostenibile, sia sul piano economico, che dal punto di vista ambientale.