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Intelligenza artificiale, nel 2020 in Italia un mercato da 300 milioni di euro

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Intelligenza artificiale, nel 2020 in Italia un mercato da 300 milioni di euro

La spesa legata all’AI cresce del 15% rispetto al 2019: software e servizi ne costituiscono la quasi totalità e oltre la metà delle imprese (53%) ha attivo un progetto di Artificial Intelligence. Il report dell’Osservatorio Artificial Intelligence del PoliMi

La spesa legata all’AI cresce del 15% rispetto al 2019: software e servizi ne costituiscono la quasi totalità e oltre la metà delle imprese (53%) ha attivo un progetto di Artificial Intelligence. Il report dell’Osservatorio Artificial Intelligence del PoliMi

Il Covid non ha fermato il mercato dell’intelligenza artificiale. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, la spesa legata all’IA nel 2020 ha fatto segnare una crescita del 15% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 300 milioni di euro. Quota commissionata per il 77% da imprese italiane, circa 230 milioni, e il 23% come export di progetti, ossia 70 milioni di euro.

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Lo scorso anno, anche a seguito della larga diffusione del digitale, l’intelligenza artificiale ha attirato un interesse crescente da parte delle istituzioni. In particolare, è stata pubblicata la “Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale” e si sono gettate le basi per la futura nascita dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (I3A). Si tratterebbe di un hub nazionale per coordinare le varie attività di ricerca e contribuire allo sviluppo del settore. L’AI ha acquisito centralità anche a livello europeo. È stata difatti citata nel piano dell’UE per la ripresa come una delle tecnologie chiave per il rilancio dell’economia e la trasformazione del digitale. Con il passare del tempo, il concetto si sta diffondendo anche fra i consumatori: il 94% di essi ha sentito parlare almeno una volta di AI, mentre il 51% ha utilizzato prodotti e servizi con funzionalità di intelligenza artificiale.

“Nel 2020 le istituzioni internazionali hanno dedicato molta attenzione all’Artificial Intelligence, per le sue potenzialità di impiego, ma anche per le implicazioni etiche che possono riguardare imprese, cittadini e la società nel suo complesso. Da un’analisi condotta dall’Osservatorio”, spiega Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, “su 94 casi reali di problematiche etiche legate all’uso della tecnologia AI, le criticità più frequenti sono potenziali distorsioni nella fase di progettazione della soluzione AI (Bias, 23%). Seguono la violazione delle libertà (Freedom), con il 19%, accentramento di risorse finanziarie, tecnologiche o culturali da parte delle Big tech (Trust, al 17%), e problemi di privacy, (11%)”.

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Intelligenza artificiale, le caratteristiche del mercato

A spingere il mercato dell’AI sono soprattutto i software, ai quali è legata il 62% della spesa. Guida la vendita di licenze di software commerciali e lo sviluppo di software o algoritmi personalizzati. L’ambito dei servizi copre il restante 38% degli investimenti sul mercato, rappresentato principalmente da system integration e consulenza. Ancora marginale, invece, la percentuale di spesa in hardware nel 2020.

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Analizzando più nello specifico i progetti sui quali si concentrano gli investimenti maggiori, gli algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent Data Processing) coprono il 33% della spesa, in aumento del 15% rispetto al 2019. Seguono le soluzioni per l’interpretazione del linguaggio naturale, il Natural Language Processing, con il 18% del mercato (+9%), gli algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze, i cosiddetti Recommendation System, la cui incidenza è del 18%, in crescita del 15%. Rilevanti anche le soluzioni con cui l’AI automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi (Intelligent Robotic Process Automation), che valgono l’11% della spesa. Anche in questo caso, con un aumento del 15% sullo scorso anno.

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Il restante 20% del mercato è suddiviso in modo equo fra due tipi di progetti. Da un lato Chatbot e Virtual Assistant (10%), i quali fanno segnare un marcato +28% sul 2019. Dall’altro le iniziative di Computer Vision (10%), in crescita del 15%. Queste analizzano il contenuto di un’immagine in contesti, come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione.

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Inoltre, il settore più attivo a livello di investimenti in soluzioni di AI è la finanza, che copre il 23% degli investimenti effettuati lo scorso anno. A seguire il comparto dell’energia / utility, con il 14%, la manifattura (13%), telco e media, che ne rappresentano il 12%, e le assicurazioni (11%).

L’AI nelle imprese

“La crisi sanitaria non ha fermato l’innovazione e la crescita del mercato dell’Artificial Intelligence”, afferma Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence. “Ma ne ha orientato l’attenzione su alcune tipologie di progetti. Accelerando le iniziative di Forecasting (stima della domanda), Anomaly Detection (individuazione di frodi online), Objection Detection (come il riconoscimento dei DPI nelle immagini). E, ancora di più, Chatbot e Virtual Assistant, spinti dallo spostamento online della relazione col cliente”. Inoltre, prosegue Piva, “è aumentata anche la maturità delle imprese, con una forte crescita dei progetti pienamente operativi”.

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Aspetto evidenziato dai risultati dell’analisi condotta dall’Osservatorio del Politecnico di Milano. Più di metà delle 235 imprese medio-grandi italiane analizzate, il 53%, ha attivato almeno un progetto di AI nel corso del 2020. Sono anche cresciute le realtà che hanno in corso progetti pienamente operativi, passate dal 20% del 2019 al 40% del 2020. Emergono tuttavia differenze notevoli fra le imprese: nelle grandi aziende iniziative di AI sono presenti nel 61% dei casi e si concentrano sulla crescita organizzativa e culturale. Oltre che sulla valorizzazione dei dati e lo sviluppo di algoritmi. D’altro canto, le medie aziende appaiono ancora poco mature e hanno progetti attivi solo nel 21% dei casi. Il 91% del campione ha comunque un giudizio positivo sulle iniziative di intelligenza artificiale.

Il sopraggiungere della pandemia non ha frenato il percorso di avvicinamento all’AI delle imprese, ma ha ridotto le risorse disponibili. La diminuzione del budget è stata la barriera principale all’adozione delle soluzioni di AI, indicata dal 35% del campione, soprattutto nelle realtà più piccole e nei settori più colpiti, come la manifattura. Gli altri ostacoli più frequenti, riscontrati dalle imprese, sono lo scarso impegno del top management (34%) e la limitata culturale digitale aziendale, il 26% delle volte. In più, si rileva una diffusa difficoltà a definire come applicare l’intelligenza artificiale all’interno del business (26%).

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Il rapporto fra consumatori e intelligenza artificiale

Il report segnala come il 94% dei consumatori italiani abbia sentito parlare almeno una volta di AI. La maggioranza di essi ne ha una un giudizio complessivo positivo e una concezione corretta, legata ad aspetti differenti. L’automazione di specifici compiti (65%), la guida di veicoli senza l’intervento umano (60%), l’interazione fra uomo e macchina (58%) e il ragionamento logico (40%). La ricerca riporta anche che il 51% degli utenti ha già utilizzato prodotti e servizi che includono funzionalità di intelligenza artificiale. Si tratta soprattutto di assistenti vocali del telefono, per il 65% delle volte, di altoparlanti intelligenti, come gli smart home speaker (62%) e di sistemi che forniscono suggerimenti sui siti di eCommerce (58%).