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My Covid in Comics: 137 artisti da 30 paesi raccontano la pandemia in illustrazioni

Social Innovation
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My Covid in Comics: 137 artisti da 30 paesi raccontano la pandemia in illustrazioni

Un progetto voluto dalla Onlus CEFA, Il Seme della Solidarietà. My Covid in Comics, non sarà in vendita, ma verrà regalato, a partire da febbraio a chiunque farà una donazione

Un progetto voluto dalla Onlus CEFA, Il Seme della Solidarietà. My Covid in Comics, non sarà in vendita, ma verrà regalato, a partire da febbraio a chiunque farà una donazione

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Raccontare attraverso il fumetto la pandemia e l’incredibile crinale della storia che stiamo attraversando, un’immagine alla volta, ogni illustratore con i codici espressivi del suo mondo, a partire dal grande Zerocalcare: è questo il senso di un progetto davvero suggestivo voluto dalla Onlus CEFA, Il Seme della Solidarietà – che da quasi cinquant’anni opera in Italia e nel mondo per sconfiggere la povertà e la fame – in collaborazione con l’associazione Ya Basta Caminantes e con il graphic journalist Claudio Calia.

© Arturo Molero - Spagna

Il volume, intitolato My Covid in Comics, non sarà in vendita, ma verrà regalato, a partire da febbraio a chiunque farà una donazione di 15 euro, che verrà poi impiegata da CEFA per contrastare le povertà aggravate dal Covid 19 in Tunisia e dare forza alle scuole di due regioni italiane piegate dal Covid, l’Emilia Romagna e la Lombardia, nonché per supportare il protagonismo dei giovani in tutto l’Iraq affinché promuovano libertà e diritti attraverso le arti, grazie all’Associazione Ya Basta Caminantes.

Un invito diffuso alla condivisione

My Covid in Comics è un concentrato per immagini di denunce sociali, ma è anche una galleria visiva di sentimenti personali, vedi la paura, la sorpresa, il senso di alienazione generato da questo avvenimento epocale e dalle sue ricadute nel vissuto individuale. Eppure, l’effetto finale restituisce anche un’idea di forza collettiva, un invito diffuso alla condivisione, piccoli ma luminosi segnali di un rinnovamento sociale allo stato nascente. «L’immagine parla una lingua universale, come universale è la portata di questo dramma, ed è uno strumento potente per mantenere la memoria e per sensibilizzare. Per questo abbiamo voluto costruire un racconto sociale internazionale che narrasse al mondo la pandemia che l’ha colpito e le sfide economiche e sociali che ci aspettano», racconta da Tunisi, dove sta lavorando per CEFA, Jacopo Granci, che si è occupato direttamente del coinvolgimento di illustratori, vignettisti, graphic novelist.

© Carmelo Garofalo - Italia

«Siamo rimasti impressionati dalla risposta che gli artisti hanno dato alla nostra chiamata: nel giro di breve tempo abbiamo ricevuto quasi 600 lavori, da quasi 140 artisti, nomi forti della scena artistica e tanti giovani emergenti. Zerocalcare è stato il primo a mandare un suo lavoro; a seguire ci sono arrivate opere da 30 diversi Paesi del mondo: per esempio, dalla Francia Marc Large ha mandato il suo contributo, corrosivo come sempre, e anche Nime  – artista algerino che ha pagato con il carcere molte denunce alzate attraverso la sua arte – ha voluto dare la sua interpretazione del Covid19 (rappresentato come  carnefice contemporaneo che tiene in catene un uomo nel suo appartamento metropolitano). Dall’Argentina ha partecipato un collettivo di 11 artisti, tanti anche quelli dal Brasile, e poi Libia, Marocco… parti del mondo distrutte, anche se la mancanza di dati epidemiologici non ne restituisce la gravità. Del resto, il Covid sta colpendo con forza inaudita soprattutto i Paesi già stremati da economie fragili e privi di sussidi alle persone, come qui, in Tunisia, dove l’economia di intere famiglie poggiava su un turismo che improvvisamente è morto», conclude Granci, sintetizzando l’obiettivo di CEFA: aiutare le comunità più povere del mondo a raggiungere l’autosufficienza alimentare e il rispetto dei diritti fondamentali (istruzione, lavoro, parità di genere, tutela dei minori) attraverso modelli di sviluppo sostenibili.

© Enrico Natoli - Italia

Quanto agli artisti italiani, mentre nelle tavole donate a CEFA Zerocalcare esprime il diritto di restare in silenzio, Carmelo Garofalo interpreta la potenza degli sguardi sopra le mascherine, Laura Scarpa svela la vita segreta delle persone chiuse nelle case dal Lockdown e RampicantiStorti si abbandona alla grande bellezza del  cielo stellato per dirci “…che poi prima non stavamo così male…”.

 

«Il libro è stato la naturale conseguenza di un progetto lanciato insieme a Claudio Calia pochi mesi fa, in Tunisia, prima che la pandemia fermasse il mondo», continua a raccontare Jacopo Granci. «Avevamo allestito degli atelier per avvicinare all’arte dell’illustrazione e del fumetto ragazzi che vivono piuttosto isolati perché fanno parte di piccole comunità rurali. Al progetto avevano aderito molti giovani, trovandovi, oltre che un supporto economico, anche una bella occasione di integrazione culturale. Non accettavamo che, esplosa la pandemia, quel potenziale si esaurisse. Così abbiamo trasformato l’atelier in un laboratorio digitale a distanza: è vero che abbiamo perso la forza dell’incontro tra persone, ma abbiamo trasformato il progetto da locale a internazionale, coinvolgendo ragazzi dai 18 ai 30 anni di ben 11 Paesi, tra cui Tanzania, Mozambico, Kenya,  Iraq, Guatemala, Equador…Un’esperienza incredibile. My Covid in Comics, insomma, ne è la naturalissima prosecuzione».

© Fernando Rocchia - Argentina

Se volete ricevere il volume, sul sito www.cefaonlus.it trovate tutte le indicazioni. Al momento dell’acquisto, riceverete anche un ebook con tutte le illustrazioni e le vignette elaborate durante il corso Microstorie e Tecniche del Fumetto, tenuto da Claudio Calia, di cui  ha parlato nel pezzo Jacopo Granci. «Peraltro», conclude Granci, «con la casa editrice bolognese che pubblicherà il volume, Caraco’, e che cura anche una televisione educativa, stiamo pensando di portare nei prossimi mesi questa esperienza in 300 scuole italiane, primarie e secondarie. Noi crediamo  tantissimo in questo ulteriore sviluppo del progetto: in fondo gli studenti hanno pagato un conto altissimo a questo pandemia».

© RampicantiStorti - Italia