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Clip personalizzate e videochiamate con il proprio idolo, così Cameo spicca il volo

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Clip personalizzate e videochiamate con il proprio idolo, così Cameo spicca il volo

Il 2020 è stato un anno da record per la piattaforma che mette in contatto le celebrità con i fan: 1,3 milioni di clip registrate con ricavi per circa 100 milioni di dollari. E nei giorni scorsi è arrivato un nuovo round a tre cifre per lanciare il business in Asia e Sud America

Il 2020 è stato un anno da record per la piattaforma che mette in contatto le celebrità con i fan: 1,3 milioni di clip registrate con ricavi per circa 100 milioni di dollari. E nei giorni scorsi è arrivato un nuovo round a tre cifre per lanciare il business in Asia e Sud America

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Un enorme negozio virtuale in cui non si vendono prodotti ma sogni, cioè esperienze indimenticabili come poter interagire con il proprio idolo, oppure offrire l’opportunità di farlo ad amici, partner, figli o nipoti, pescando tra oltre 40.000 personaggi famosi: cantanti, attori, sportivi, politici, comici, attivisti, musicisti, conduttori, social star e anche qualche animale particolarmente celebre come Fiona, il più piccolo ippopotamo nato prematuro e sopravvissuto che è la stella dello zoo di Cincinnati. Così si presenta Cameo, piattaforma che permette alle celebrità di inviare clip e messaggi personalizzati ai fan, e che nei giorni scorsi ha chiuso un round di finanziamento di serie C raccogliendo 100 milioni di dollari, con l’ingresso in società di nuovi investitori, tra cui Alexa Fund di Amazon, il più famoso skateboarder della storia Tony Hawk, il Vision Fund di SoftBank e Google Ventures.

Un anno da record

Risorse che vanno ad aggiungersi ai 65 milioni di dollari ottenuti in precedenza e spingono l’azienda verso la valutazione di 1 miliardo di dollari, con una crescita innescata da un 2020 chiuso oltre ogni aspettativa. Con circa 100 milioni di dollari ricavati dalle vendite dei cameo (firmando un incremento quattro volte rispetto all’anno precedente, tenendo a mente che il 75% della somma di ogni video acquistato finisce nelle tasche del personaggio scelto), la startup ha registrato 1,3 milioni di clip con un aumento delle prenotazione del 350% (distribuendo contenuti in 178 paesi, inclusi 10 cameo inviati in Antartide), 2 milioni di download della propria applicazione mobile, l’arrivo di 10.000 nuovi vip, con circa 150 celebrità che a suon di saluti, messaggi di auguri per compleanni o anniversari e videochiamate di gruppo su Zoom hanno guadagnato a fine anno almeno 100.000 dollari.

Sogni realizzati da una parte, soldi facili dall’altra

A far spiccare il volo alla piattaforma sviluppata da Baron App, che non è ancora redditizia, è stata la pandemia, in particolare modo il primo periodo del lockdown più duro quando, in una fase di forte incertezza, tristezza per le continue perdite di vite umane e di depressione diffusa per una vita cambiata in modo radicale da un giorno all’altro, regalare e relegarsi una sorpresa ha giocato un ruolo importante per riattivare il buonumore, anche se con un’esperienza breve ma intensa. Con vantaggi condivisi a tutti i livelli, perché se i fan possono esaudire un sogno, le celebrità si sono ritrovate con un canale redditizio quanto facile da gestire per assicurarsi entrate nel periodo più complesso della carriera e con le rispettive attività bloccate dall’emergenza sanitaria.

Tanto che con tariffe che spaziano dai 5 ai 2.500 dollari a messaggio (nell’ampio elenco ci sono David Hasselhoff e Kareem Abdul Jabbar per i quali servono 410 euro, Lindsay Lohan che si accontenta di 307,50 euro e Dennis Rodman che ne vuole 615 di euro), c’è chi ha incassato più di 1 milione di dollari in un anno, come l’attore Brian Baumgartner (il Kevin Malone di The Office, che come altre star nel breve messaggio di presentazione chiede ai fan di specificare la pronuncia dei nomi più particolari al fine di evitare errori nel registrare clip che rischiano di diventare virali), e chi ha registrato quasi 10.000 clip, come il comico e attore inglese James Buckley. “Il 2020 passerà alla storia come l’anno più memorabile della nostra vita, con il business che è esploso a quattro dalla fondazione”, si legge nella nota societaria dedicato al bilancio annuale.

La piattaforma nata da un funerale

E pensare che Cameo è nata davvero per caso e nell’occasione in teoria meno propensa per far sbocciare idee di business: il funerale. Era quello della nonna di Steven Galanis, già passato per LinkedIn, e amico di Martin Blencowe, agente NFL a caccia di nuove soluzioni per incrementare le entrate dei suoi assistiti. A margine delle cerimonia funebre, Blencowe mostrò a Galanis un breve video di Cassius Marsh, giocatore di football americano all’epoca in forza ai Seattle Seahawks (e ora nelle file dei Jacksonville Jaguars) che si complimentava con un ragazzo futuro padre, provocando in quest’ultimo una reazione inaspettata e di grande gioia. La dinamica catturò la mente di Galanis, che come ha raccontato lo stesso protagonista a Cnbc, il giorno successivo volò a Los Angeles e iniziò a progettare l’app che unisce star e fan insieme allo stesso Blencowe e al terzo cofondatore Devon Spinnler Townsend (con il primo cameo ufficiale che fu inviato dallo stesso Cassius Marsh).

La crescita delle clip aziendali

L’ascesa di Cameo si deve anche alla diversità delle clip, perché oltre a quelle private c’è la versione aziendale di natura promozionale, con video che fungono da pillole pubblicitarie per sponsorizzare la propria attività sulle piattaforme social. L’incremento delle richieste e delle vendite hanno generato un rapido e continuo ampliamento dello staff, composto ora da circa duecento tra dipendenti e collaboratori che lavorano da remoto. Abbandonata la sede di Chicago, infatti, sulla scia dei risultati ottenuti l’anno scorso, Baron App ha scelto per ora di rinunciare ad acquistare o affittare un altro edificio e scommettere sullo smart working, lasciando sullo sfondo la possibilità di riunire in futuro i suoi lavoratori.

“Puntiamo alla quotazione in Borsa”

Quanto alle prossime mosse, sulla lista dell’amministratore delegato Galanis c’è la necessità di attirare altri volti noti (pure perché il momento è propizio per firmare chi in principio aveva rispedito al mittente la proposta), rafforzare la piattaforma, sviluppare nuovi prodotti e funzionalità, incrementare le vendite alle imprese (che hanno iniziato a comprare cameo per dare il benvenuto ai nuovi assunti e per coinvolgere i clienti) ed espandersi fuori dagli Stati Uniti, puntando in primis sui mercati asiatici e sul Sud America. Con un preciso traguardo da raggiungere: “L’obiettivo è quotarsi in Borsa entro i prossimi 18-36 mesi”, ha dichiarato Galanis.

Steven Galanis, Ceo di Cameo (foto da YouTube, Salvi Chicago)

Anche Facebook punterà sulle clip delle celebrità

Un punto di arrivo importante anche perché i rivali iniziano a correre: in rampa di lancio c’è in particolare Vidsig, che offre video-conversazioni in diretta. Fondata nel 2017 come Cameo, è un progetto identico per forma e concetto ma è autofinanziato, redditizio e versa l’80% della tariffa di un video alle star prescelte (e c’è anche Brian Baumgartner, ovviamente). Nella corsa alle star, invece, c’è pure l’onnipresente Facebook, che al momento sta testando Super, un’app per realizzare video con le celebrità, replicando quanto ideato da Cameo. Ma questa non è una novità.