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Irpef, è possibile cambiare la tassa più odiata dalle partite Iva?

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Irpef, è possibile cambiare la tassa più odiata dalle partite Iva?

Confprofessioni: «I soggetti più penalizzati risultano i lavoratori autonomi, in particolare i liberi professionisti che, ad esempio, a 20mila euro di reddito pagano circa il doppio delle imposte rispetto ai dipendenti, scontando una aliquota media del 20,15% contro l’11,31%»

Confprofessioni: «I soggetti più penalizzati risultano i lavoratori autonomi, in particolare i liberi professionisti che, ad esempio, a 20mila euro di reddito pagano circa il doppio delle imposte rispetto ai dipendenti, scontando una aliquota media del 20,15% contro l’11,31%»

È l’imposta più odiata dagli imprenditori, anche se di fatto colpisce tutti: chi è in possesso di redditi fondiari, di capitale, di lavoro dipendente, di pensione, di lavoro autonomo, di impresa e, per non farsi sfuggire proprio nessuno, di quelli elencati nell’articolo 67 del Testo unico delle imposte sui redditi. Silvio Berlusconi promise al popolo delle partite Iva di riformulare l’Irpef in un numero imprecisato di occasioni, Matteo Salvini ha preso la staffetta del Cavaliere proponendo la flat tax, una aliquota unica che rischia, però, di essere tacciata di incostituzionalità dato che verrebbe meno quel principio di progressività sancito dalla Costituzione.

Resta il fatto che la riforma fiscale è alle porte, sarà incardinata all’interno del PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza e l’occasione potrebbe essere buona per mettere mano a una tanto famigerata. Lo spera il popolo delle partite Iva. Ieri il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, e il delegato alla fiscalità, Andrea Dili, hanno presentato ai parlamentari hanno presentato un documento dal titolo eloquente: “Equità, progressività, intergenerazionalità: l’Irpef secondo Confprofessioni”.

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«Siamo partiti dalla constatazione di alcuni dati – ha detto Stella – che dimostrano come l’attuale modello Irpef risulti iniquo e inadeguato a rappresentare le complessità della nostra società. Basti pensare che oggi a parità di reddito le imposte possono variare anche in misura considerevole a seconda di una pluralità di variabili che inquinano l’equità orizzontale del modello; oppure al fatto che le attuali 5 aliquote e 5 scaglioni nominali dell’Irpef in realtà nascondono ben 13 aliquote e 10 scaglioni effettivi, disincentivando la produzione (e l’emersione) di reddito incrementale».

«In tale contesto – ha argomentato Stella – i soggetti più penalizzati dall’Irpef risultano le partite Iva, in particolare i liberi professionisti che, ad esempio, a 20mila euro di reddito pagano circa il doppio delle imposte rispetto ai dipendenti, scontando una aliquota media del 20,15% contro l’11,31%; e, in generale, tutta la classe media, per effetto di una curva di progressività che sale velocemente sui redditi medio bassi per poi attenuarsi a livelli più alti». I dati elaborati dal Centro Studi Confprofessioni, inoltre, dimostrano come proprio i professionisti siano la categoria che paga più imposte, determinando un’IRPEF media di 16.602 euro contro i 4.896 degli imprenditori, i 4.237 dei dipendenti e i 3.362 dei pensionati.

Secondo Confprofessioni, quindi, occorre mettere in campo una riforma che corregga le iniquità dell’attuale modello Irpef, i cui cardini dovranno essere la parità di trattamento tra tutti i redditi da lavoro e la progressività graduale dell’imposizione, riducendo le imposte sulla classe media e superando la logica dei bonus e degli interventi a pioggia e il ricorso ai regimi sostitutivi. «Per raggiungere tali obiettivi – prosegue Stella – proponiamo un intervento di 7,9 miliardi di euro, attraverso il riconoscimento di una detrazione di 12mila euro su tutti i redditi da lavoro (dipendente e autonomo) e d’impresa, l’introduzione di una deduzione forfettaria pari al 5% a titolo di spese per la produzione del reddito di lavoro dipendente a fronte della soppressione del relativo bonus, il taglio di 3 punti dell’aliquota del terzo scaglione e l’inserimento di un nuovo scaglione, al 45%, per i redditi superiori a 150mila euro».

«Infine – ha concluso Stella – non dobbiamo dimenticare la condizione in cui versano le giovani generazioni e le difficoltà nell’accesso al lavoro. I dati, impietosi, dimostrano come negli ultimi 30 anni in Italia i divari tra anziani e giovani siano cresciuti, a discapito di questi ultimi, molto più intensamente che nel resto d’Europa: per tali ragioni proponiamo una misura fiscale molto significativa a favore degli under 35, un modello di imposizione sui redditi che ne incentivi l’ingresso nel mondo del lavoro, utilizzando la leva fiscale per promuovere auto imprenditorialità e assunzioni. La nostra proposta è elevare a 18mila euro (1.500 euro al mese) la detrazione per i redditi da lavoro e di impresa se prodotti da giovani fino a 35 anni di età».