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A scuola dopo la campanella per realizzare una startup

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A scuola dopo la campanella per realizzare una startup

I Giovani Imprenditori di Confindustria con il programma “L’impresa dei tuoi sogni” hanno premiato le idee imprenditoriali di 3 scuole siciliane

I Giovani Imprenditori di Confindustria con il programma “L’impresa dei tuoi sogni” hanno premiato le idee imprenditoriali di 3 scuole siciliane

In Sicilia, 1 ragazzo ogni 4 abbandona la scuola prematuramente, uno dei dati peggiori di tutta Italia. Un programma come “L’impresa dei tuoi sogni“, promosso nelle scuole superiori di Catania dai Giovani Imprenditori di Confindustria, era destinato quasi sicuramente ad un fallimento. Invece, dopo 15 anni riesce ancora a coinvolgere gli studenti. Oggi si è tenuto l’evento conclusivo: una delle sale dell’Etis 2000, la tipografia che nella zona industriale catanese stampa e distribuisce i quotidiani in tutta la Sicilia, ospitava il centinaio di partecipanti di quest’anno.

Il nostro scopo è diffondere la cultura imprenditoriale tra i giovani” spiega Gianluca Costanzo, che si occupa della gestione del progetto. All’inizio il programma comprendeva 30 ore extracurriculari in cui i ragazzi sperimentavano, inventavano ed imparavano le basi per gestire un’impresa. Oggi l’ammontare ore si è ridotto drasticamente, costringendo a concentrare il programma in 6 ore soltanto. “Le scuole partecipanti sono aumentate, sono diventate 10, e non potevamo seguirle tutte con un programma così lungo. Si tratta di un lavoro vero e proprio“.

In questa edizione le idee presentate sono state 28, ogni scuola presentava almeno due progetti. Alla fine i premiati sono stati tre: Electro Pet, del liceo G. Ferraris di Acireale, FlawApp, dell’Istituto Capizzi di Bronte e NaturalComb, dell’Istituto Tecnico Industriale Cannizzaro di Catania.

Si tratta, nell’ordine, di un sistema di videosorveglianza per la propria casa gestito attraverso web e droni, di un’applicazione per monitorare melanomi cutanei e di un sistema per riutilizzare le biomasse cellulosiche e trasformarle in carburante.

Sono diciassettenni e diciottenni che propongono idee e verificano se sono realizzabili. Devono fare i conti con costi ipotetici, ruoli da attribuire ai vari membri del team, pensare a quale potrebbe essere la soluzione migliore per costituire l’impresa e come vendere il prodotto. Solitamente sono capitanati da professori energici che cercano di tenerli uniti, di convincerli a frequentare i corsi oltre l’orario scolastico e che li seguono fino in fondo. Lo studio scolastico è quasi sempre individuale, così i ragazzi sono costretti a dover fare squadra, a dover collaborare attivamente per raggiungere un unico obiettivo comune.

Una delle professoresse presenti mi si avvicina: “Qui abbiamo milioni di idee, non vediamo l’ora di raccontarle!“. I ragazzi le fanno eco, parlano dei loro progetti, molti sono applicazioni mobile, alcune già esistenti. “Noi avevamo proposto una piattaforma per catalogare i vestiti che hai nell’armadio e aiutarti a scegliere gli outfit” spiegano gli studenti di un istituto tecnico industriale. Ne esistono già diverse di piattaforme simili o assimilabili e probabilmente l’idea non diventerà mai una vera impresa, però nella terra dove il numero di diplomati è uno dei più bassi in Italia, il fatto stesso di trattenere un gruppo di diciassettenni oltre il suono dell’ultima campanella sembra essere già un buon risultato.

“Il nostro scopo non è creare subito nuove imprese attraverso questo programma, l’obiettivo è quello di dar loro un nuovo punto di vista, una nuova forma mentis, che li porti un domani a mettersi in gioco” dice Antonio Perdichizzi, a capo dei Giovani Imprenditori di Confindustria Catania. Un altro obiettivo è collegare il mondo degli studenti con quello delle imprese: in questo modo si possono migliorare entrambi i sistemi e far comprendere le reali problematiche sia delle scuole, sia delle aziende.

Cosa vogliono fare da grandi, i ragazzi non lo sanno. Non tutti possono essere imprenditori, né startupper, ma tutti loro dovranno affrontare problemi e trovare soluzioni. E sono proprio i giovani che devono proporre queste soluzioni per migliorare anche il loro stesso futuro.