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Alex Bellini: “L’economia deve tornare a parlare di ecologia”

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Alex Bellini: “L’economia deve tornare a parlare di ecologia”

L’esploratore parteciperà alla call for startup ING Challenge “Everyday Green” del 23 ottobre: “Bene il coinvolgimento dei giovani e degli imprenditori, il mondo ci sta inviando segnali inequivocabili, sarebbe sciocco continuare a ignorarli”

L’esploratore parteciperà alla call for startup ING Challenge “Everyday Green” del 23 ottobre: “Bene il coinvolgimento dei giovani e degli imprenditori, il mondo ci sta inviando segnali inequivocabili, sarebbe sciocco continuare a ignorarli”

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“Il coinvolgimento di un sempre maggior numero di imprenditori, la comparsa di una moltitudine di startup green, la crescita di realtà che riescono a ottenere la certificazione di B-Corp ed eventi come l’ING Challenge “Everyday Green” sono segnali molto importanti: vuol dire che qualcosa, anche a livello imprenditoriale, forse si sta muovendo davvero”. Alex Bellini, esploratore, avventuriero ma, soprattutto, amante del pianeta, non ha dubbi. “Il periodo ora è adatto perché l’economia torni a parlare di ecologia. Due termini che non a caso hanno radice comune, vale a dire il sostantivo greco òikos (οἶκος), cioè ‘casa’ e noi dovremmo avere molta più cura della nostra casa comune, il mondo”.

Alex Bellini

Cosa aspettarsi dall’ING Challenge “Everyday Green”

Mercoledì 23 ottobre, a Milano, presso lo Spazio Joule Cariplo Factory (via Tortona 56), si terrà la seconda ING Challenge “Everyday Green” del 2019 (qui per registrarsi) . La prima, ING Challenge “Everyday Digital”, si era conclusa il 15 marzo scorso e aveva avuto come tema il digitale nella vita quotidiana. Si tratta di un format originariamente nato nel 2015 con l’obiettivo di formare i giovani universitari sui temi dell’imprenditorialità e del digitale che nel 2018 è stato trasformato in una call dedicata a startup innovative early e mid-stage operanti in diversi ambiti, tra cui quello della sostenibilità ambientale.

Wher ha vinto la pitch competition di INGChallenge

Il 23 ottobre, infatti, sarà la volta dell’ING Challenge “Everyday Green” realizzata in partnership con Cariplo Factory che, come fa intuire il nome, si rivolge proprio alle startup “verdi”. Una occasione, insomma, per provare proprio a cambiare il paradigma. Esperti e professionisti della sostenibilità si confronteranno per scegliere la startup con l’idea più innovativa nei settori lifestyle, mobility e zero waste, che vincerà un premio in servizi del valore di €10.000. Alla ING Challenge “Everyday Green” sarà presente anche Alex Bellini, che però avverte: “Bene che sempre più imprenditori e startup si interessino del tema della sostenibilità, ma il problema ha radici assai profonde. Al di là delle soluzioni innovative, dobbiamo affrontare un cambiamento culturale”.

Responsabilizzare produttore e consumatore

Come? Alex Bellini ha diverse proposte: “Bisogna responsabilizzare il consumatore, fargli capire che ogni nostra azione ha un impatto sul pianeta e che tutti noi dobbiamo cambiare mentalità, perché la maggior parte di ciò che facciamo è dettata dalla pigrizia”. “Troppo spesso – spiega l’esploratore – si compra qualcosa per abitudine o perché semplicemente è a portata di braccio al supermercato, ignorando totalmente se quell’azienda ha alle spalle comportamenti virtuosi”.

“Dall’altro lato – continua Alex Bellini – bisogna fare in modo che il produttore sia responsabile del prodotto anche dopo che è uscito dalla fabbrica. Per fare un esempio: chi produce automobili, cellulari e computer dovrebbe poi anche occuparsi di smaltirli quando sono alla fine del ciclo della loro vita. Un onere che oggi spetta al consumatore. Tutti i materiali che compongono questi beni, finendo nelle discariche, non possono più essere recuperati”.

L’atropocene (o era della stupidità)

“Dico spesso che l’attuale era che stiamo vivendo, che gli esperti chiamano antropocene visto che l’azione dell’uomo condiziona persino il clima, è in realtà l’epoca della stupidità“, racconta a StartupItalia Alex Bellini. “E questo è un controsenso, se pensiamo a dove ci ha portato la nostra intelligenza. Ma – riflette l’avventuriero – si è ormai persa l’empatia, sia vero il prossimo, sia verso il pianeta come si è persa pure la nostra identità. Sfoghiamo le nostre nevrosi con un consumismo forsennato, acquistiamo oggetti dei quali non abbiamo reale bisogno, ma solo perché fanno status“.

© Alex Bellini

Ma c’è una speranza: “Il successo di Greta Thunberg ci dà coraggio: ci sta facendo scoprire che c’è ancora qualcosa in grado di unirci, che si possono fare rivoluzioni che partano dal basso”.

Leggi anche: L’uomo che naviga i fiumi di plastica

“Nel periodo che stiamo vivendo – chiosa Alex Bellini – è come se qualcuno avesse riscoperto il coraggio di credere di riuscire a fare la differenza. E Greta è la più esplicita espressione di questo nuovo modo di pensare”. Una sorta di umanesimo con al centro non l’uomo ma l’ambiente, insomma: “Del resto, non possiamo continuare a crescere ignorando le esigenze del pianeta, che ci sta inviando moltissimi segnali”.

L’inquinamento delle fake news

E chi meglio di Alex Bellini, reduce dalla prima tappa dell’avventurosa spedizione “10 Rivers 1 Ocean”, può aver colto questi segnali e sapere qual è lo stato di salute del pianeta? “A luglio sono stato per diverse settimane a sguazzare nella Great Garbage Patch e ho potuto constatare che la situazione nel Pacifico è drammatica”.

© Alex Bellini

A preoccupare l’esploratore non è solo l’inquinamento, ma anche la diffusione delle fake news: “Attorno alla Great Garbage Patch è stato ricamato lo spauracchio dell‘isola di plastica. Anche a causa delle ricostruzioni giornalistiche, la gente immagina un iceberg di spazzatura in mezzo al Pacifico. In realtà, è piuttosto una enorme chiazza di microplastica. Fa meno paura alla vista ma non è certo meno pericolosa, anzi”. Con il risultato che “quando la gente vede le foto che ho scattato mentre mi trovavo in mezzo a quella discarica marina, anziché sorprendersi, resta delusa e mi chiede dove siano le montagne di rifiuti di cui tanto hanno sentito parlare. Eppure – avverte Bellini – siamo di fronte a ecosistemi danneggiati forse in modo irrimediabile”.