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Vivere senza plastica: l’influencer Amal Tinti spiega come

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Vivere senza plastica: l’influencer Amal Tinti spiega come

Ha viaggiato tanto e nei posti più belli e incontaminati ha trovato comunque sporcizia. Con i suoi video su YouTube dà consigli per non pesare sul pianeta

Ha viaggiato tanto e nei posti più belli e incontaminati ha trovato comunque sporcizia. Con i suoi video su YouTube dà consigli per non pesare sul pianeta

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«È vero: non abbiamo più tempo. Ma il mio consiglio per dare un contributo contro il climate change è prendersela con calma. Cambiare abitudini di vita richiede lentezza». Ha la stessa energia dei giovanissimi manifestanti dei Fridays For Future, ma Amal Tinti fa valere anche l’esperienza di una 32enne che conosce il mondo – perché ha viaggiato tanto – consapevole degli sforzi necessari per una quotidianità plastic free. Vive e lavora a Londra (ma l’accento romano si sente ancora) e sul suo canale YouTube racconta come fare a meno della plastica. Ponendosi obiettivi, senza strafare. Per i lettori di StartupItalia ha realizzato la lista dei dieci oggetti a cui rinunciare in casa.

La serie green

Con la storia di Amal Tinti continua la serie sulle influencer green, dopo il primo episodio con Sonia Grispo che ci aveva suggerito le dieci mosse quotidiane per vivere con maggior coscienza ecologica. In questo viaggio continua ad aiutarci Marta Falorni, Talent Manager di Hoopygang.

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Comincia da qui: la lista di Amal Tinti

«Ho lavorato per due anni in Australia – racconta Amal Tinti– ho viaggiato in Asia tra Cambogia e Vietnam. La mia scelta di raccontare una vita plastic free mi è venuta anche da queste esperienze: quando raggiungi i posti più incontaminati del pianeta e trovi comunque sporcizia ti rendi conto che c’è qualcosa di sbagliato».

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1. Bottigliette di plastica

«Abbandonare le bottiglie in plastica è il primo passo che possiamo fare verso lo stile di vita plastic free. Oltre a rischiare di finire in mare le bottiglie di plastica richiedono molte risorse per essere fabbricate. L’alternativa è la borraccia in metallo. Se non piace l’acqua del rubinetto? Ci sono le caraffe con il filtro».

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2. Buste della spesa

«Per smettere di usare le buste in plastica del supermercato – spiega Amal Tinti – basta pensare che una volta finita in mare le questi oggetti sono facilmente scambiabili per cibo dagli animali. L’alternativa sono le borse in tela riutilizzabili, facili da portare nello zaino o in macchina».

3. Pellicola trasparente

«La pellicola trasparente è molto inquinante, partendo proprio dalla fase di produzione. In più non fa bene neanche alla nostra salute per via della presenza dei ftalati che potrebbero migrare dalla pellicola al nostro cibo. L’alternative – secondo Amal Tinti – sono le cosiddette beeswax, fogli di stoffa imbevuta in cera d’api. Sono lavabili e completamente sicuri. Altrimenti si può conservare il cibo in barattoli di vetro».

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4. Gli “usa e getta”

«L’usa e getta è da evitare a prescindere. Sono le cannucce, i bicchieri, i piatti e le posate in plastica. Le alternative le conosciamo tutti».

5. Takaways

«Nel Regno Unito – sottolinea Amal Tinti – i takeaways sono un grande problema, specialmente i bicchieri del caffè da asporto. A chi ha una macchinetta del caffè al lavoro consiglio di portarsi da casa la tazzina in ceramica da utilizzare al posto del bicchierino in plastica».

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6. Spazzolino. Quello che inquina

«I fili degli spazzolini sono tra le cose che si trovano di più quando si puliscono le spiagge. Le alternative sono lo spazzolino in bambù e quello con testina intercambiabile».

https://www.instagram.com/p/B7MEda3FING/

7. Dentifricio

«Evitate qualsiasi dentifricio con i micro granuli, altre micro plastiche che finiscono in mare. L’alternativa è il dentifricio in vetro a pasta».

8. Shampoo, balsamo e bagno schiuma-

«Ho da sempre usato  le saponette solide per lavarmi, perciò passare al  solido anche per la cura dei capelli  è stato un passaggio molto semplice. L’alternativa è il sapone solido venduto senza imballaggio».

https://www.instagram.com/p/B8gt5mMlEN-/

9. Assorbenti

«Noi donne, tramite il consumo di assorbenti usa e getta, siamo tra le maggiori cause d’inquinamento. Le alternative sono la coppetta mestruale, gli assorbenti esterni riutilizzabili e le mutande assorbenti».

10. Vestiti da fast fashion

«Vi sembrerà strano, ma anche i nostri vestiti sono in buona parte responsabili dell’inquinamento da micro plastiche. Una delle soluzioni è quella di usare Guppyfriend quando facciamo la lavatrice. Si tratta di una sacca fatta in poliammide 6.6 non trattato, nella quale vanno messo i nostri vestiti. Una volta finito il lavaggio si rimuovono le micro particelle che si sono accumulate all’interno del filtro».