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Aptera, l’auto baciata dal sole. Addio riserva grazie ai pannelli

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Aptera, l’auto baciata dal sole. Addio riserva grazie ai pannelli

Risorta dopo un brutto fallimento, la startup californiana lancia la sua tre ruote

Risorta dopo un brutto fallimento, la startup californiana lancia la sua tre ruote

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Un pò Batmobile, un pò Ape car. Linee eleganti e design minimale, ma pur sempre su tre ruote. Il nuovo veicolo elettrico che si alimenta grazie ai pannelli solari posizionati sul tettuccio, è l’ultimo arrivato in casa Aptera, società nota al mercato automobilistico sia per aver in cantiere progetti futuristici e green, sia per un rumoroso fallimento che aveva costretto l’azienda a chiudere i battenti circa 10 anni fa. La vicenda è stata citata da The Verge: nel 2011 la startup californiana non era infatti riuscita a ottenere i 150 milioni di dollari per costruire la Aptera 2e. Acqua passata (si spera): Aptera è tornata con una nuova auto già pre-ordinabile: il prezzo massimo è di 46mila dollari (quasi 40mila euro).

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Aptera: autonomia infinita

Se torniamo alla scorsa primavera, quando l’edizione 2020 del Salone dell’auto di Ginevra si è tenuta in una inedita versione digitale, ci rendiamo conto di quanto il trend dell’elettrico non riguardi soltanto progetti di qualche startup. Aptera sta per lanciare sul mercato la sua automobile che promette un’autonomia di 1600 km (sulla carta) e la possibilità (sempre su carta) di non ricaricare mai il veicolo grazie ai 72 km che ogni giorno l’elettrica può immagazzinare in batteria grazie ai pannelli solari. Ma l’azienda non è certo l’unica a guardare a un nuovo modello di efficienza energetica per gli spostamenti su gomma.

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Tesla ha sfornata la milionesima auto elettrica quest’anno e, grazie alle sue azioni, Elon Musk ha superato Bill Gates divenendo il secondo uomo più ricco al mondo. Guardando infine al contesto dei produttori, tutte le case automobiliste non vogliono perdere il treno dell’elettrico. In attesa, naturalmente, di una copertura sufficiente di stazioni e postazioni di ricarica sul territorio, il mercato delle quattro (o tre) ruote non sembra dunque voler rinunciare alla sostenibilità come condizione per impattare il meno possibile sul pianeta.

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