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A Napoli il progetto “foil” delle barche volanti. L’intervista all’Ad

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A Napoli il progetto “foil” delle barche volanti. L’intervista all’Ad

Nato dalla collaborazione fra l’Università Parthenope e due imprese specializzate nel settore nautico, Opus Automazione e Coastal Boat, il progetto permette di installare appendici foil retrattili alle barche

Nato dalla collaborazione fra l’Università Parthenope e due imprese specializzate nel settore nautico, Opus Automazione e Coastal Boat, il progetto permette di installare appendici foil retrattili alle barche

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È partito a Napoli un progetto innovativo e sperimentale per il mercato nautico: l’utilizzo di appendici foil, le “ali” in grado di sollevare la barca durante la navigazione. Si tratta di uno strumento già utilizzato in ambito agonistico su multiscafi e derive, fino alle imbarcazioni della Coppa America, in acqua lo scorso dicembre per le Prada World Series. Il progetto è chiamato “TME, Processo Automatico per l’Implementazione di Tecnologie per la Mobilità Efficiente Navale“. È finalizzato alla ricerca di una nuova tecnologia di automazione dei processi di produzione, per riconvertire il parco natanti e migliorarne l’impatto ambientale. Proprio in ottica di una riduzione dell’inquinamento, oltre all’installazione dei foil, TME prevede la dotazione alle imbarcazioni di un sistema di propulsione più ecologico ed efficiente. Attraverso due soluzioni: l’uso di tecnologia dual fuel – carburante tradizionale e gas – o ad alimentazione ibrida elettrica.

Un sistema intelligente, mediante una sensoristica particolare collegata a una centralina di comando, consentirà di governare l’imbarcazione e modificare gli assetti in base alle condizioni di navigazione. Assicurando, in questo modo, comfort e sicurezza. Non sempre, infatti, è possibile utilizzare i foil. “L’applicazione dei foil non permetterà di navigare con qualsiasi tipo di mare, da qui l’evidente limite dei foil fissi. Nel nostro progetto essi sono retrattili e dinamici“, spiega Stefano Batistini, CEO dell’azienda toscana Opus Automazione, a guida del progetto. “In altri termini, un sistema di controllo automatico rileverà di continuo le condizioni meteo marine e sarà in grado di regolare la posizione dei foil”.

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Progetto TME, storia e caratteristiche

Il progetto è nato circa due anni fa. L’idea è scaturita “da una conversazione con Oreste Caputi, ingegnere della Newtak Engineering e consulente tecnico dei partner di progetto”, racconta Batistini. A sviluppare la tecnologia, insieme alla Opus Automazione, è il partner Coastal Boat di Raffaele Lettieri, azienda produttrice di gommoni. Collaboratore scientifico è inoltre il Dipartimento di Scienza e Tecnologie dell’Università Parthenope di Napoli, sotto la direzione del professore Giorgio Budillon e il coordinamento del professore Antonio Scamardella. La società napoletana Knowledge for Business, specializzata nei servizi di sostegno ai processi innovativi, sta affiancando la ricerca. “L’obiettivo”, sottolinea, Batistini, “è dare un forte impulso alla ricerca e sviluppo per rendere sostenibile anche i trasporti di superficie marina. Al pari di come sta avvenendo per la superficie terrestre”.

Applicare i foil a barche di così vasta gamma non è però compito semplice. “L’idea è di partire con imbarcazioni plananti da 8/10 metri, ma anche più piccole”, afferma il CEO di Opus Automazione. “Il prototipo sarà un battello pneumatico, da qui il coinvolgimento nel progetto di Raffaele Lettieri, titolare di Coastal Boat”. Ma come dotarsi delle “ali”? “Il set di ali foil può essere progettato e realizzatoon demand‘”, specifica Batistini. “Ovviamente ci sono dei limiti tecnici ed estetici. Tuttavia, consideriamo che già a una velocità di 12/15 nodi si riuscirà a ‘volare’ sul mare“.

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Occorrerà ancora del tempo per il varo, in tutti i sensi, del progetto, che, dall’inizio degli studi alla sua realizzazione, prevede un lasso di 36 mesi. “Per determinare la corretta posizione dei foil e il loro controllo dovranno essere realizzati sofisticati sitemi di test e simulazione, per cui, prima di arrivare con un battello in mare, sono stimati circa 18-24 mesi. Dopodiché ci saranno i test veri e propri”, evidenzia il CEO di Opus. Si partirà quindi alla messa in atto del progetto in primis a Napoli, dove l’azienda di Stefano Batistini sta aprendo un nuovo investimento in ricerca e servizi, per poi allargarsi in Toscana, in provincia di Grosseto.

Più foil, meno emissioni

Scopo chiave del programma TME è la riduzione dell’inquinamento nautico. L’utilizzo dei foil è stimato garantire le stesse prestazioni, utilizzando minor potenza, facendo risparmiare fino al 40% di carburante. In un solo colpo, l’introduzione delle “ali” permetterebbe quindi di aumentare l’efficienza e fare un favore all’ambiente. “La corretta applicazione dei foil può arrivare a richiedere un terzo della potenza precedentemente applicata al natante, per consentire le stesse prestazioni. La riduzione dell’inquinamento”, osserva Batistini, “è strettamente correlata alla diminuzione dei consumi. Quindi, solo l’applicazione delle ali foil darà un grosso impulso ecologico. In aggiunta, la propulsione dual fuel garantirà il drastico abbattimento delle emissioni inquinanti a complemento”.

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E proprio riguardo ai motori, ricorda il CEO di Opus, l’idea di proporre kit di “retrofit” per imbarcazioni già in mare sottintende che la maggior parte delle ibridazioni riguarderà barche “con propulsione a motore alimentati con benzina o gasolio, utilizzando alimentazione a gas“. Nel caso delle alimentazioni elettriche, invece, a guadagnarci, attraverso l’uso dei foil, sarà soprattutto l’autonomia, “aumentata fino a tre volte”. Ci si auspica, dunque, che i vantaggi legati al motore elettrico e a gas, combinati con l’installazione dei foil, possano incentivare la presenza di infrastrutture adeguate sulle banchine, come le colonnine di ricarica e le aree di rifornimento. “Crediamo che con la domanda possa generarsi l’offerta”, dice Batistini. “Auspichiamo che nei porti, a breve possa essere possibile il rifornimento anche di gas, come sta avvenendo per il trasporto su gomma. Per le motorizzazioni elettriche”, prosegue, “non vedo problemi di adeguamento dell’infrastruttura”.