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Quanto inquina il cibo che compro? Me lo dice l’app

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Quanto inquina il cibo che compro? Me lo dice l’app

Setai è disponibile su iOS e Android. Andrea Longo e Edoardo Danieli si fanno ambasciatori di un consumo critico

Setai è disponibile su iOS e Android. Andrea Longo e Edoardo Danieli si fanno ambasciatori di un consumo critico

Sempre più consumatori fanno attenzione alle proprie abitudini alimentari, informandosi prima di tutto su qual è l’impatto ambientale richiesto per la produzione del cibo che comprano e poi mettono in tavola. Dalla consapevolezza, si sa, possono cambiare le abitudini. Per venire incontro a questo bisogno di trasparenza della filiera, rendendo tutto il meno complicato possibile, l’app Setai, sviluppata dagli italiani Andrea Longo e Edoardo Danieli grazie all’apporto scientifico della PMI veneta eAmbiente, è in grado di restituire una fotografia affidabile sia della salubrità del cibo, sia della sua carbon footprint. «Le emissioni derivanti dalla produzione del cibo superano il 25% del totale delle emissioni prodotte dall’uomo – spiegano i due imprenditori – C’è inoltre una forte differenza di emissioni tra produttori sostenibili e non. La buona notizia, quindi, è che fare scelte sostenibili non costa nulla, basta essere informati».

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Setai: come funziona?

Il progetto di Setai è partito nel Regno Unito ed è disponibile anche in Italia su sistemi iOS e Android. Se siamo al supermercato, o più comodamente a casa, basta fotografare con lo smartphone il codice a barre del prodotto per ottenere tutti i dati utili sul cibo in questione. Sia la salubrità, sia il costo ambientale per produrlo vengono rappresentati numericamente con una scala che va da uno a dieci e attraverso una griglia cromatica che va dal rosso al verde.

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Cibo, che mi racconti?

A ogni prodotto fotografato ed elaborato dall’app viene attribuita una categoria di riferimento che ha una sua emissione di anidride carbonica a livello medio nazionale. Questi dati poggiano su basi ufficiali e infatti provengono dai database certificati dall’Unione Europea e dalle maggiori università. Da qui si applicano infine i correttivi in base al metodo di trasporto utilizzato, all’origine dell’ingrediente, in base al livello di trasformazione industriale, per arrivare a una valutazione per ogni singolo prodotto alimentare venduto nei supermercati.

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L’obiettivo della startup è quello di farsi ambasciatrice di un consumo critico e spingere sempre più aziende alimentari a porre chiare sulle confezioni tutte le informazioni sulla filiera e sul costo ambientale della produzione. «Per noi – ha concluso Gabriella Chiellino, presidente di eAmbiente e socia di Setai – è un grande investimento tecnico ed educativo, e ci stiamo lavorando da anni grazie all’entusiasmo di Andrea ed Edoardo che tra Londra e Venezia hanno creduto nella loro idea e sono venuti a coinvolgerci».