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Coniugare impatto sociale e buona cucina. Si potrebbe definire così la realtà di Fricchiò, un esempio di ristorazione solidale nato ad Ancona grazie al supporto del Centro Papa Giovanni XXIII, associazione che dal 1997 si prende cura delle persone con disabilità, offrendo loro spazi di aggregazione e opportunità di svolgere attività collettive e formative.

Nel 2012, dall’idea dello chef Roberto Valeri, di alcuni degli ospiti dei centri affiliati con il Papa Giovanni XXIII e dell’ex coordinatrice del servizio, Cinzia Andreoni, ha avuto origine Fricchiò, “un progetto di ristorazione solidale con l’obiettivo di potenziare e sviluppare le capacità delle persone con disabilità, ospitate nei nostri centri”, racconta l’attuale coordinatore dell’attività, Fabrizio Ridolfi, a StartupItalia.

Dopo aver raggiunto lo status di Cooperativa Sociale di tipo B, ossia i centri autorizzati a svolgere attività produttive, allo scopo di inserire persone fragili nel mondo del lavoro, il Centro Papa Giovanni è ora pronto a supportare la squadra di Fricchiò nella nuova avventura.

Da sogno a realtà: arrivano i clienti

La nascita di Fricchiò risale al 2012, quando, all’interno della cooperativa, si fa strada l’idea di far diventare la cucina un luogo di inclusione sociale e apertura verso la comunità e la cittadinanza. “I protagonisti principali del progetto sono tre”, spiega il coordinatore Fabrizio Ridolfi. “Lo chef Roberto Valeri, un gruppo di ospiti dei nostri centri e Cinzia Andreoni, già coordinatrice del servizio, che ora ha lasciato il posto al sottoscritto, pur mantenendo il suo ruolo amministrativo nel Centro”.

“All’inizio le attività venivano svolte in modo individuale”, sottolinea la precedente coordinatrice, Cinzia Andreoni. “Consapevoli di come un tale percorso fosse importante per creare nuove esperienze sensoriali, sviluppare abilità motorie, migliorare lo stato psico-affettivo e sperimentare la creatività in un contesto nuovo”. Con il passare del tempo, l’ampliamento dello staff in cucina e il successo riscontrato dall’iniziativa hanno portato alla conseguenza più logica: lanciare un servizio di ristorazione solidale, aperto anche ai clienti esterni. “La ristorazione avrebbe anche offerto l’occasione di far conoscere la nostra causa, parlare di noi e divulgare le nostre attività all’esterno”, prosegue Andreoni.

Così è stato e finalmente, nel mese di luglio di quest’anno, Fricchiò ha aperto le porte a tutti, pur mantenendo un rapporto molto stretto con il Centro Papa Giovanni XXIII: il ricavato del servizio aiuta infatti a sostenere le attività della cooperativa.

Nella cucina un’occasione di lavoro

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Attualmente, afferma Ridolfi, “sono due le persone con disabilità assunte: Alessandro, detto Jeff, e Daniela. Entrambi vivono nelle nostre comunità residenziali e svolgono perlopiù mansioni di camerieri e servizio in sala. Stiamo valutando di assumere altre persone, da inserire nel nostro organico”. Tutti i collaboratori, specifica il coordinatore di Fricchiò, sono assunti con regolare contratto e offrono il proprio contributo a un locale che fa della cucina marchigiana l’altro suo tratto caratteristico.

“Fin da subito ci siamo posti come obiettivo la qualità”, evidenzia l’ex coordinatrice Cinzia Andreoni. “Abbiamo concordato che, chi si fosse affidato a noi, lo avrebbe fatto perché le proposte culinarie, anche nella loro semplicità, con piatti della tradizione locale e, talvolta, piatti più elaborati, erano di ottimo livello”. Dello stesso parere anche Ridolfi, che fa il punto della situazione e fissa i primi obiettivi di Fricchiò: “Speriamo di aumentare i nostri numeri, in virtù del fatto che i servizi offerti sono molti. Asporti, buffet, catering, eventi aziendali e privati, cene e pranzi al Centro su richiesta”.

Da uno a tanti Fricchiò?

“Il Centro Papa Giovanni XXIII e Fricchiò sono realtà storicamente radicate sul territorio”, ribadisce Fabrizio Ridolfi. “Ma questo non toglie che in un futuro più a lungo termine non si possa sognare di replicare queste realtà altrove”. Intanto, il lavoro non manca, tra prenotazioni in occasione di compleanni e cerimonie e gli eventi di presentazione. “Più Fricchiò sarà apprezzato e avrà successo e più avremo modo di includere persone nel progetto”, evidenzia Ridolfi. A testimonianza di come “la solidarietà e l’inclusione possono nascere tra i nostri fornelli e arrivare sulla tavola di tutti”.