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#scuolasenzarete|Perchè la Campania ha detto no alla banda larga

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#scuolasenzarete|Perchè la Campania ha detto no alla banda larga

Abbiamo ascoltato i presidi della Campania. Alcuni preferisco una linea telefonica in più, altri si sono rivolti ad aziende private oppure aspettano un aiuto dalla Provincia

Abbiamo ascoltato i presidi della Campania. Alcuni preferisco una linea telefonica in più, altri si sono rivolti ad aziende private oppure aspettano un aiuto dalla Provincia

La notizia è di pochi giorni fa. 220 scuole del sud su 260 hanno rifiutato l’offerta di disporre di una connessione super veloce gratis per i propri studenti. Il GARR ha stanziato di 6 milioni di euro presi fra i 46,5 milioni del progetto GARR-X per ammodernare le reti in fibra ottica delle “regioni della convergenza”. Obiettivo, collegare le scuole di quattro regioni del Sud: Campania, Sicilia, Puglia e Calabria.

In particolare la proposta prevedeva la possibilità per ogni scuola di avere  una rete in fibra ottica superveloce (100Mb/s) gratuita in cambio di un canone di manutenzione di tremila euro per cinque anni. In Campania il bando non ha riscosso successo; a Salerno nessuna scuola delle 18 contattate ha accettato l’offerta, mentre a Napoli su 40 istituti solo 6 hanno aderito.

Perchè?

Contattare le scuole avendo solo a disposizione dei numeri di telefono è stato come fare un tuffo nella burocrazia, quasi a tutti i numeri risponde un centralino con voce registrata che ti invita a scegliere l’ufficio di riferimento, individuato quello giusto rimani in attesa di una risposta. Sogno una scuola dove poter contattare il preside su Twitter.

Insomma dopo una giornata sono riuscito a parlare solo con 3 presidi. La sensazione che ho avvertito subito è che il progetto sia stato calato dall’alto senza essere comunicato correttamente e con la giusta importanza ai presidi che presi da altre mille urgenze spesso non gli hanno dedicato la giusta attenzione.

Le scuole di Napoli

Il Dirigente Scolastico Dott.ssa Giovanna Scala, dell’istituto Isabella D’este – Caracciolo di Napoli all’inizio non ricordava il bando GARR, poi però quando gli dico che si tratta di banda larga e del costo di 3000 euro afferma: “Abbiamo scartato subito questo bando in quanto il costo previsto (3000€) per cinque anni non era sostenibile per il nostro bilancio. Il canone è troppo alto e con i soldi stanziati dalla Provincia preferiamo fare altro, ad esempio comprare una nuova linea telefonica.”

A questo punto ho fatto valere anni ed anni di esperienza nel digitale per elencarle i vantaggi connessi con la possibilità di una rete in fibra ottica, ma la dirigente mi ha gelato “Cosa ce ne facciamo della banda larga se non abbiamo PC, tablet e tantomeno le LIM”

Un altro preside di Napoli ha evidenziato che” il cablaggio è di competenza della Provincia che dovrebbe garantire a tutte le scuole le stesse risorse”.

Le risposte di Salerno

A Salerno invece ho trovato altro scenario. Ho contatto il Liceo Statale Alfano I , dove ci sono circa 1500 studenti divisi tra liceo scientifico, linguistico e musicale. La Vice Preside mi racconta che sono dotati  di 58 LIM su 61 classi e di altre le attrezzature più innovative, tuttavia anche loro hanno deciso di non aderire al bando, “La città di Salerno e la nostra scuola sono già raggiunte dalla fibra ottica, quindi abbiamo già a disposizione la rete ad una velocità uguale a quella proposta dal GARR e con costi molto ridotti rispetto al canone richiesto

Questa sembra essere la stessa motivazione che ha spinto tutte le scuole di Salerno a non aderire al bando, disponibilità da parte di azienda privata della fibra ottica con abbonamenti mensili di costo ridotto.

Digital divide infrastrutturale vs. digital divide culturale

Il progetto, pur con molti aspetti validi non è riuscito a fare breccia nel cuore di presidi, bisogna fare i conti con la dura realtà che ogni giorno vivono certe scuole in cui mancano spesso le risorse primarie e dove digitale, anche per mancanza di conoscenza, viene spesso visto come un fenomeno non ancora del tutto chiaro implicando di fatto un calo nella scala delle priorità.

Insomma prima del il digital divide infrastrutturale la mia sensazione è che bisognerebbe combattere il digital divide culturale e per farlo forse bisognerebbe fare meno proclami ed annunci e più iniziative dentro le Scuole, accompagnando docenti e ragazzi verso un uso consapevole dei nuovi strumenti digitali.

di Antonio Savarese