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Scuola digitale: abbiamo perso il treno?

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Scuola digitale: abbiamo perso il treno?

Secondo il 48esimo rapporto del Censis siamo in ritardo rispetto al resto dell’Europa

Secondo il 48esimo rapporto del Censis siamo in ritardo rispetto al resto dell’Europa

Non c’è scampo. Il treno della scuola digitale è passato e noi non l’abbiamo preso. A condannare l’Italia ancora una volta in fondo alla classifica europea, è il quarantottesimo rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, presentato nei giorni scorsi. La fotografia tracciata è impietosa: 100 studenti italiani iscritti all’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado o al terzo della scuola secondaria di secondo grado dispongono rispettivamente di 8,3 e 8,2 personal computer mentre 100 loro coetanei europei dispongono mediamente di 21,1 e 23,2 pc. Un primo dato sul quale riflettere: la dotazione strutturale per una scuola è essenziale.

Chi fa il maestro o il professore sa bene quanto a fronte di classi di 20 ragazzi ci siano ancora laboratori d’informatica con dieci postazioni. Si è costretti a far lavorare due o tre ragazzi sulla stessa macchina con evidenti disagi per gli alunni e per l’insegnante. Di là della questione legata alla dotazione, il Censis fa il punto anche sulla questione della connettività: il 25,3% degli studenti di terza media e il 17,9% dei loro colleghi del terzo anno della scuola superiore frequentano scuole prive di connessione alla banda larga, a fronte di corrispondenti valori medi europei di gran lunga inferiori (rispettivamente, 5% e 3,7%).

La frequenza di scuole dotate di ambienti di apprendimento virtuale è un’esperienza che coinvolge il 19% degli studenti in uscita dalla scuola media di primo grado e il 33% degli iscritti al terzo anno della secondaria di secondo grado, quote ancora una volta sensibilmente inferiori alle medie europee (nell’ordine, 58% e 61% di studenti, in età corrispondente). Siamo una scuola lontana dall’essere moderna, dall’avere la possibilità di dare agli studenti gli strumenti necessari ad entrare nel mondo del lavoro.

La marcata differenza tra l’Italia e l’Europa segna un confine che avrà gravissime ripercussioni tra qualche anno. Andiamo ad una velocità diversa dagli altri. Quando i nostri ragazzi si affacceranno in Europa per trovare lavoro a Londra piuttosto che a Berlino, dovranno competere con coetanei che avranno avuto un’altra formazione digitale. Un ritardo che costerà caro alla vita di questi ragazzi ma anche alla nostra economia.

Ad individuare qualche soluzione a questa situazione sono i dirigenti intervistati dal Censis: i presidi della scuola secondaria di secondo grado ritengono che le soluzioni migliorative praticabili siano la creazione di piattaforme per il reperimento e la fruizione di materiale e servizi didattici (86,6%), il passaggio da una logica di proprietà (di infrastrutture, dispositivi, etc) ad una logica di servizio a canone (68,2%), puntando sull’autonomia delle scuole per l’adeguamento strutturale (70,5%).

Chi governa un istituto sa bene, infatti, quali siano i costi della dotazione tecnologica e della banda larga tant’è che nemmeno un canone di poche migliaia di euro è sopportabile per alcune scuole. Non solo. Le scuole devono fare i conti con la manutenzione del parco macchine: risorse che non sempre sono disponibili.