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Aziz Royesh: «Così ho creato una scuola da Nobel in Afghanistan»

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Aziz Royesh: «Così ho creato una scuola da Nobel in Afghanistan»

“Aziz Royesh ha fatto un miracolo nella sua scuola di Kabul”, ha dichiarato Frances D’Souza membro della Camera dei lord del Regno Unito. Entrambi ospiti della giornalista Christiane Amanpour della CNN

“Aziz Royesh ha fatto un miracolo nella sua scuola di Kabul”, ha dichiarato Frances D’Souza membro della Camera dei lord del Regno Unito. Entrambi ospiti della giornalista Christiane Amanpour della CNN

La migliore insegnante del mondo è l’americana Nancie Atwell, di cui abbiamo parlato qui, che ha ricevuto anche un milione di dollari per proseguire e diffondere i suoi metodi di apprendimento. Tuttavia anche gli altri in lizza per il Nobel dell’insegnamento non erano da meno. Tutti hanno delle storie incredibili da raccontare e da prendere come esempio. Uno tra questi è il preside afgano Azizullah (Aziz) Royesh, della scuola Marefat di Kabul, arrivato ad un passo dal premio, nella top 10.

 

Cos’è il Nobel degli insegnanti?

Christiane Amanpour, che secondo la rivista Forbes è tra le 100 donne più influenti del mondo, descrive il Nobel degli insegnanti, che nel nome originale è il Global Teacher Price come la prima grande occasione per rendere il giusto merito a chi, nella vita, ha ispirato e sostenuto tanti studenti durante il loro percorso di studi. Questo è il vero obiettivo del premio: far conoscere tutte le buone pratiche di quegli insegnanti che nel quotidiano portano avanti per rendere la scuola un posto migliore, formando cittadini, lavoratori e (perché no) genitori del domani.

 

Da ragazzo non sei riuscito a completare gli studi, come hai fatto a creare una scuola così meravigliosa in Afghanistan?

Penso che sia stato un miracolo. E penso che quando i sovietici invasero il mio paese e buttandomi fuori della mia classe, all’età di 10, il mondo intero è diventato la mia classe e tutto il popolo che ho incontrato sono diventati i miei libri. Questo è stato il motivo che mi ha spinto a diventare ciò che sono come persona e come insegnante.

 

Parlaci della tua lotta a favore dell’istruzione femminile

Per me, è stata una sfida. In Afghanistan la situazione è molto delicata, per via della tradizione radicata nella società. Ci sono persone che non riescono neanche ad immaginarsi una ragazza fuori di casa, seduta tra i banchi di scuola al fianco di altri ragazzi. Nella nostra scuola invece abbiamo avuto delle classi miste seguendo un programma particolare. E’ stato il primo passo per incoraggiare tutta la comunità, in particolare le famiglie. Trasmettiamo alle ragazze un tipo di visione volta alla libertà di apprendimento di legami e di espressione, che loro stesse riporteranno nelle loro case, e in futuro nella loro famiglia. I parenti devono essere sempre coinvolti perché sono loro la vera fonte di supporto e comprensione.

 

Come finalista hai vinto 25mila dollari. Cosa intendi farci?

Utilizzeremo questi soldi per il miglioramento delle attività scolastiche e per rendere ancora più radicata e diffusa la nostra visione dell’apprendimento perché ci sono centinaia di studenti e dei colleghi insegnanti che sono in attesa un progresso per i loro programmi d’insegnamento. Il premio di $ 25mila è il dono più piccolo che posso offrire alla mia scuola come ringraziamento per il contributo di tutti quelli che lavorano con me, che mi supportano ogni giorno nel consolidamento della mia visione di insegnamento che per me è la base per migliorare la comunità intera.