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Ecco la classifica delle scuole più temute d’Italia. A Napoli si boccia di più

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Ecco la classifica delle scuole più temute d’Italia. A Napoli si boccia di più

Al primo posto il professionale “De Sanctis” di Napoli. Ma nella top 10 delle scuole da incubo italiane ci sono anche due istituti di Firenze

Al primo posto il professionale “De Sanctis” di Napoli. Ma nella top 10 delle scuole da incubo italiane ci sono anche due istituti di Firenze

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Si boccia più al Sud che al Nord. L’idea che nel Meridione i professori siano più generosi e buoni è da archiviare. Al primo posto nella classifica delle dieci scuole più temute c’è l’istituto professionale “De Santis” di Napoli con una percentuale di bocciati del 53%: praticamente uno studente su due. La temuta top ten l’ha fatta Skuola.net andando a spulciare tra i risultati finali del settembre delle scorso anno pubblicati sul sito del Ministero dell’Istruzione nella parte relativa a “Scuole in chiaro”. La città che conquista la “maglia nera” è il capoluogo campano che ha ben tre scuole dove la parola “respinto” appare spesso nei tabelloni esposti alla fine dell’anno scolastico.

Tra gli indirizzi, invece, sembrano essere gli istituti professionali quelli dove si boccia maggiormente: i primi dieci della classifica sono tutte scuole di questo tipo. Va detto, per la cronaca, che sono anche gli istituti che aprono in larga parte le porte ai ragazzi migranti, agli alunni con cittadinanza non italiana che spesso manifestano ritardi fin dalla scuola primaria.

Secondo e terzo posto: Firenze

Guardando alla classifica oltre al già citato “De Sanctis” di Napoli, al secondo posto si piazza sempre una scuola della città partenopea: il tecnologico “Di Savoia” con 48,9% di ragazzi che saranno costretti a ripetere l’anno. A spezzare la catena che vede le aule del Sud tra quelle da incubo, c’è il professionale “Sassetti Peruzzi” di Firenze: nella città della cultura in quella scuola sono il 42,2% i bocciati. Il quarto posto tocca al tecnico per il turismo “Di Savoia” di Napoli (41,5%). Anche il tecnologico “Duca degli Abruzzi” di Palermo, il tecnico “Giua” di Cagliari, l’ “Einaudi” di Palermo e il “Bernini” di Napoli si piazzano nella lista nera.

Qui le bocciature viaggiano su percentuali vicine al 43%, quando la media nazionale per queste tipologie di indirizzo si aggira intorno al 27%. Ad abbassare la media è il “Leonardo Da Vinci” di Firenze che chiude la classifica con il 26,5% di bocciati. E paragonando le scuole per indirizzo ecco che il maggior numero di bocciati al liceo si trova all’ artistico Istituto d’Arte di Palermo, seguito da un altro liceo artistico, stavolta di Napoli e dal liceo linguistico Marco Polo di Firenze dove più di 1 studente su 4 nel 2014 ha dovuto ripetere l’anno.

Come migliorare?

Dati che aprono una serie di riflessioni: anche i risultati dell’Invalsi da anni consegnano numeri che fotografano una situazione critica in alcune regioni del Sud e soprattutto nelle isole. Cosa serve per bloccare questo trend? Perché in alcune scuole si registra sempre un alto tasso di ripetenza? Ogni ragazzo che perdiamo non è solo una sconfitta dal punto di vista del sistema d’istruzione ma è anche un costo. L’Ocse stima che il costo di una singola bocciatura per un sistema scolastico è sugli 8000 dollari. Se la moltiplichiamo per il numero di bocciati in Italia si arriva a qualche miliardo di perdite. Un’indagine di WeWord Intervita dimostra poi che l’azzeramento della dispersione scolastica possa avere un impatto sul Pil tra l’1,4% e il 6,8%.