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Il dopo Expo: super polo per la qualità della vita (anche nel food)

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Il dopo Expo: super polo per la qualità della vita (anche nel food)

Per il quotidiano il dopo Expo prevederebbe un polo di ricerca internazionale (raccoglierebbe imprese anche del food), dedicato alla qualità della vita. Guidato dall’Iit. E con 1600 scienziati al lavoro…

Per il quotidiano il dopo Expo prevederebbe un polo di ricerca internazionale (raccoglierebbe imprese anche del food), dedicato alla qualità della vita. Guidato dall’Iit. E con 1600 scienziati al lavoro…

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Un grande polo di ricerca su un’area di 70mila quadrati, che raccoglierebbe molte imprese (anche del food come Ferrero, Barilla, Nestlè) e un pool di 1600 scienziati che si dedicherebbero al miglioramento delle condizioni di vita. Al vertice l’Istituto italiano di tecnologia di Genova. Sarebbe questo il piano per il dopo Expo che, secondo il Corriere della Sera, il governo presenterebbe martedì a Milano. Un polo internazionale di ricerca e tecnologia applicata, dedicato all’alimentazione (tema dell’Expo) ma anche a tutte le competenze che possono contribuire al benessere della vita e al suo allungamento. Una declinazione larga che riguarderebbe da vicino anche il settore food: tra le aree di ricerca sarebbero previste infatti tecnologie multidisciplinari per l’alimentazione, nutrizione, agronomia, confezionamento del cibo.

Al super polo di ricerca dopo Expo dovrebbero lavorare 1600 scienziati

Al super polo di ricerca dopo Expo dovrebbero lavorare 1600 scienziati

Interazione tra scoperte e tecnologia

L’obiettivo è quello di creare una vera e propria interazione fra scoperte e tecnologie mediche, welfare e innovazione nei materiali sostenibili, fino alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale come parte di una alta qualità della vita per i cittadini di tutte le età. Il polo sarebbe guidato dall’Istituto italiano di tecnologia (Iit) diretto dal fisico Roberto Cingolani, che si avvarrà della collaborazione di altri due centri di eccellenza del Paese: l’Institute for international interchange di Torino, presieduto dal fisico Mario Rasetti, e la Edmund Mach Foundation di Trento, guidata dall’agronomo Andrea Segrè. Contatti sarebbero in corso anche con l’Università Statale di Milano, col Politecnico di Milano, con Assolombarda, con l’European molecular biology Laboratory, il Weizman Institute, l’Ibm Watson Lab, Google e un’ampia rete di ospedali di ricerca. Il Governo prevederebbe un finanziamento di 100 milioni di euro iniziali, mentre altri 100 milioni saranno investiti da Iit.

Cingolani: “Se lo Stato chiama, rispondiamo”

L’Iit di Genova sarebbe pronto: «Se lo Stato chiama, noi rispondiamo, abbiamo contribuito con un progetto che mi sembra sia stato approvato ma non so molto più di quello che riguarda la nostra parte, non conosco nessuna cifra, aspetto la presentazione di martedì per avere un’idea più chiara del piano nel suo insieme», avverte il direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, Roberto Cingolani. «Noi possiamo contribuire per un tassello del mosaico, possiamo coordinare i gruppi di ricerca che lavorano con noi ma si tratta di un’operazione grossa, in cui è chiamato in causa il Paese come sistema. C’è bisogno di una grande sinergia tra pubblico e privato, ognuno deve fare la sua parte per quel che può, e io sono onoratissimo di essere stato coinvolto. Martedì mi sarà più chiaro come potremo inserirci nel gruppo».

Le imprese coinvolte nel dopo Expo

Coinvolte nel progetto, sempre secondo il Corriere della Sera, sarebbero molte imprese, da Bayer a Dupont, St Microelectronics, Ibm, Ferrero, Barilla, Crea, GlaxoSmithKline, Novartis, Nestlè, Unilever Syngenta, ma anche diverse fondazioni: Umberto Veronesi, Benetton, San Paolo e Crt. Il polo indirizzerà la sua attività a precisi obiettivi contenuti nella Italy 2040 vision, dovrà attrarre i migliori talenti mondiali e lavorare in sinergia con le aziende private.