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Lavoretti estivi: 3 giovani su 5 si danno da fare, ma senza un contratto

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Lavoretti estivi: 3 giovani su 5 si danno da fare, ma senza un contratto

Secondo i dati di Skuola.net molti dei ragazzi che lavorano durante l’estate non hanno contratti regolari e alcuni addirittura non sarebbero retribuiti

Secondo i dati di Skuola.net molti dei ragazzi che lavorano durante l’estate non hanno contratti regolari e alcuni addirittura non sarebbero retribuiti

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“Meno vacanze più lavoretti”. La dichiarazione del ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, aveva sollevato un polverone nei mesi scorsi schierando da una parte quelli a favore delle ferie lunghe e dall’altra i sostenitori dell’impegno estivo in campagna o in qualche fabbrica. Ora l’estate è arrivata e con essa i tanto contestati lavoretti. Il problema non è l’occupazione in sé, il darsi da fare ma la qualità dello stesso. Secondo un’indagine di Skuola.net tre giovani su cinque lavorano senza contratto e, nelle volte in cui uno stipendio si vede, per il 20% dei casi è anche mal pagato. È il lato oscuro del lavoretto estivo, quello che uno studente su sette racconta di essersi trovato per le vacanze.

I ragazzi non perdono tempo durante l’estate: lavorano tutti e tre i mesi estivi e uno su tre passa sul posto di lavoro dalle sei alle otto ore al giorno, il 26% dalle quattro alle sei ore, ma non mancano gli stacanovisti che tornano a casa solo dopo aver superato le otto ore di lavoro. Un impegno che va oltre lo studio. I ragazzi non sembrano porsi tanti problemi relativi alle loro condizioni lavorative, tanto che il 75% afferma di “guadagnarsi il pane” per una sua scelta assolutamente personale: il 41% lo fa per essere più indipendente, e un altro 34% per fare esperienza e imparare. Fanno di tutto: la ricezione e la ristorazione sono gli ambiti lavorativi preferiti dai giovani (27%), seguiti da turismo (10%) e commercio (10%). Non manca chi passa l’estate a sudare nel settore agricolo e dell’allevamento (8%).

Molti lavorano in famiglia, si danno da fare nei campi della pianura padana ma altri partono, vanno in luoghi turistici dov’è più facile trovare un lavoro stagionale. Tutto si fa alla luce del sole. La fascia mattutina, quella che va dalle 6 alle 18 è la prediletta dai ragazzi lavoratori, anche se uno su dieci racconta di essere impegnato a lavorare la notte. Ma quando si parla di stipendi arrivano le note dolenti: il 20% dei giovani non riceve un centesimo, altrettanti vedono appena qualche spiccio che non supera i 200 euro mensili. A ricevere una retribuzione compresa tra i 200 e i 400 euro è un altro 20% di teenager.

Mesi di fatica per poche centinaia di euro. Quando il lavoro non è in nero, è il contratto a tempo determinato che vince nel 34% dei casi, seguito da quello a collaborazione occasionale firmato dal 20% dei giovani. Si tratta di un mondo sommerso che ognuno di noi incontra sedendosi al tavolo di un bar in una piazza, stando in spiaggia nel villaggio al mare o osservando con attenzione i campi dove accanto ai migranti ci sono i nostri ragazzi. Dovremmo tornare a riprendere in mano le parole del ministro quando nei mesi scorsi diceva: “I miei figli d’estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse. Sono venuti su normali, non sono speciali, non sono straordinari. E’ una cosa che vale la pena di fare». Un modo, secondo il ministro, «per garantire una formazione». «Anche noi genitori, la società, dobbiamo riconsiderare il tema del lavoro e le giovani generazioni. Un mese di vacanza va bene, un mese e mezzo – aveva affermato Poletti – ma non c’è un obbligo di farne tre. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione”. Una discussione che va affrontata con i dati di Skuola.net alla mano.