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Italiani e stranieri, anche il cibo è motore di integrazione (Censis)

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Italiani e stranieri, anche il cibo è motore di integrazione (Censis)

Secondo il Rapporto annuale Censis il cibo è occasione di lavoro e scambio fra italiani e stranieri. Il boom dei take away. E la spinta dell’agroalimentare al nostro export

Secondo il Rapporto annuale Censis il cibo è occasione di lavoro e scambio fra italiani e stranieri. Il boom dei take away. E la spinta dell’agroalimentare al nostro export

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Il razzismo? No grazie, neanche a tavola. L’integrazione tra gli stranieri residenti in Italia e gli italiani si gioca anche sulla tovaglia, fra piatti e bicchieri. In che modo? Con lo scambio reciproco dei piatti della propria tradizione (magari con qualche adattamento). Parole? Niente affatto. E’ piuttosto il quadro che emerge dal 49° Rapporto sulla situazione sociale del Paese del Censis.

Censis

Il cibo è anche incontro

Secondo i dati, tra gli stranieri che vivono in Italia, 9 su 10 pensano che il cibo rappresenti un elemento in grado di facilitare l’incontro tra le persone e le culture. Il 40,5% degli stranieri in Italia si è trovato infatti a preparare piatti della propria tradizione per italiani e il 37,1% ha insegnato a questi ultimi ricette del proprio paese d’origine, dimostrando come il cibo crei occasioni di relazionalità e integrazione. Tra chi sa cucinare (il 74,9% degli stranieri in Italia), la maggior parte (il 71,9%) ha detto di essere in grado di preparare piatti e ricette italiane. Il 61,8% poi ha detto di avere imparato da amici, conoscenti o datori di lavoro italiani, mentre il 33% ha seguito la curiosità e la pratica quotidiana, e il 25,7% la televisione.

Take away e tanto altro

Il Censis fotografa anche città che cambiano aspetto con un vero boom registrato di take away (+37%), ma anche di ristoranti (15,5%), bar (+10%) e gelaterie-pasticcerie (+8%). Anche in questo, con piu’ di quattro pizzaioli su dieci, il cibo si conferma come opportunità di integrazione per gli stranieri che vengono dall’estero dove la domanda di cibo Made in Italy passa anche attraverso Internet. Sempre in fatto di cibo, il rapporto del Censis però ci dice anche altro.

takeaway

Il made in Italy vince nel mondo…

L’Italia è la quinta destinazione turistica al mondo, con 186,1 milioni di presenze straniere nel 2013 e 20,7 miliardi di euro spesi (+6,8% rispetto al 2012). L’export di alimentari, abbigliamento, arredo-casa e automazione è cresciuto del 30,1% tra il 2009 e il 2013. Secondo il rapporto annuale Censis, il successo di cibo e vini italiani nel mondo è uno degli indicatori più significativi dell’appeal incrollabile che ha il nostro stile di vita. L`Italian Food vuol dire cibo e vino ma anche rapporto con il territorio, autenticità, qualità, sostenibilità, e sono tra i primi ambasciatori del nostro Paese nel mondo. Nel dettaglio, secondo il rapporto annuale Censis, il Made in Italy agroalimentare è una delle componenti più dinamiche dell’export: 27,4 miliardi di euro nel 2013, con un +26,9% rispetto al 2007. L`Italia è anche il Paese con il più alto numero di alimenti a denominazione o indicazione di origine (266), e stacca Francia (219) e Spagna (179) al secondo e terzo posto. Per Coldiretti il record storico delle esportazioni alimentari Made in Italy «conferma che il vero X factor sta in una rinnovata ibridazione di settori e competenze tradizionali che produce un nuovo stile italiano con il successo della gastronomia italiana che ha agganciato lo sviluppo della filiera agroalimentare, legandola anche al turismo, alle bellezze paesaggistiche e culturali del Paese, grazie anche al volano delle piattaforme digitali».

…ma senza rinunciare alla qualità

L’Italia è il Paese con le regole produttive più rigorose nelle caratteristiche dei prodotti alimentari, dal divieto di produrre pasta con grano tenero a quello di utilizzare la polvere di latte nei formaggi fino al divieto di aggiungere zucchero nel vino che non valgono in altri Paesi dell’Unione Europea. Sul territorio lavorano oltre 21 mila agriturismi e c’è anche il maggior numero di agricoltori biologici a livello europeo (49.070) con una superficie coltivata, salita a quasi 1,4 milioni di ettari (+5%).