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No, i siti di e-commerce non chiuderanno per 12 giorni all’anno (e vi spieghiamo perché)

Economia Digitale
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No, i siti di e-commerce non chiuderanno per 12 giorni all’anno (e vi spieghiamo perché)

Il relatore originario della ddl sulla chiusura degli esercizi commerciali e l’avvocato Guido Scorza spiegano perché i timori di un attacco all’e-commerce sono infondati

Il relatore originario della ddl sulla chiusura degli esercizi commerciali e l’avvocato Guido Scorza spiegano perché i timori di un attacco all’e-commerce sono infondati

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Da qualche giorno circola in rete una notizia che spaventa i siti di e-commerce: non bastava la cookie law, adesso a mettere i bastoni fra le ruote di chi vende online si mette anche un disegno di legge sulla chiusura degli esercizi commerciali durante le festività “comandate”.

La proposta di norma in questione prevede infatti che i negozi restino chiusi nelle 12 festività nazionali: Capodanno, Epifania, Pasqua, Pasquetta, anniversario della Liberazione, Primo maggio, festa della Repubblica, Ferragosto, Ognissanti, Immacolata Concezione, Natale e Santo Stefano (anche se per sei giorni sui dodici previsti possono restare aperti e chiudere in un altro giorno a scelta). Qualcuno allora si è chiesto: e per l’e-commerce come si fa? Chiuderanno anche i siti online?

Territori e spazi urbani

Assolutamente no, o almeno questo non è mai stato nella mente del legislatore. “Sui siti di e-commerce non eravamo proprio intervenuti perché è molto difficile ipotizzare una loro possibile chiusura”. Dice a SmartMoney l’onorevole Angelo Senaldi (Pd), il relatore dell’originario disegno di legge già passato alla Camera, aggiungendo “molti di questi portali non sono nemmeno in Italia e sarebbe molto complesso oscurarli”. La proposta di legge poi “si riferisce esclusivamente ai territori e agli spazi urbani, non al commercio elettronico”, sottolinea Senaldi.

Il testo del ddl

Per stare ancora più tranquilli, è sufficiente leggere il testo del disegno di legge, ora in discussione al Senato, e verificare facilmente che non si fa mai riferimento al commercio elettronico, in nessun articolo.

I più maliziosi hanno pensato però che a mancare fosse una deroga, ossia un’esclusione degli stessi siti di e-commerce dai nuovi obblighi previsti. Ma nonostante il commercio elettronico debba sottostare alla disciplina generale sul commercio, “se uno ci pensa un attimo già tutta la disciplina oggi vigente sull’apertura dei negozi, sulle chiusure festive e sugli orari notturni, non si applica ai siti di e-commerce”, spiega l’avvocato e blogger Guido Scorza e siccome, di fatto, “il disegno di legge interviene su quella a questo punto sono portato a concludere che in realtà in Parlamento nessuno si sia mai posto il problema”.

L’intervento di Beppe Grillo

A conferma delle parole di Scorza e Senardi è arrivato l’intervento di Beppe Grillo, essendo la norma attualmente presentata dal 5 Stelle Michele Dall’Orco: “Ovviamente non solo è una obiezione ridicola ma è una cattiva interpretazione delle norme di legge, in malafede: la legge ora al Senato non riguarda e-commerce, che ha una legislazione a parte, inoltre nessun sito verrà oscurato. La nostra proposta interessa solamente i negozi come veri e propri esercizi fisici, inoltre, stabilendo 6 giorni di chiusura festiva obbligatoria, tenta di aprire un varco in una legislazione che non ha funzionato e accende una luce per i piccoli esercenti che non riescono a stare dietro alla grande distribuzione che può permettersi di rimanere aperta 7 giorni su 7 con turnazioni di lavoro (turnazioni peraltro che rendono la vita difficile ai lavoratori). La legge istituisce inoltre un fondo di 18 milioni di euro per il sostegno delle microimprese, contributi che possono essere utilizzati anche per gli affitti”.

Fa sempre bene continuare a sorvegliare quello che succede nel settore e come stiano cambiando le normative, ma tutto porta a pensare che questa volta i timori siano andati oltre la realtà dei fatti.