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Deludenti (anche se di poco) i risultati del primo trimestre 2016 di Alphabet, la parent company creata ad agosto 2015 e che racchiude in sé i tanti progetti del business di Google. La società di Larry Page e Sergey Brin ha reso noti i dati: sono di poco inferiori alle aspettative e pongono degli interrogativi, soprattutto sulle perdite in aumento dei cosiddetti progetti “Monshoot”, cioè quelli che puntano su business futuristici che non possono fatturare nel breve periodo, come le macchine a guida autonoma e le ricerche per Internet a velocità supersonica.

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Incassa il doppio, ma perde 800 milioni

È questo il termine usato dal Cfo di Alphat, Ruth Porat, relativamente a quelle che sono definite le “other bets”, un altro termine per riferirsi alle tante idee innovative su cui l’azienda sta investendo milioni e milioni di dollari, «per certe aree stiamo valutando di razionalizzare gli approcci e aumentare gli investimenti intorno ad aeree più piccole e circoscritte». Tradotto, bisogna fare economia. Della stessa opinione Tony Fadell, il Ceo di Nest, l’azienda specializzata nel campo della domotica, acquistata poi da Google per 3,2 miliardi di dollari: «L’era della disciplina finanziaria è arrivata per tutti» ha dichiarato recentemente a Business Insider.

Il Cfo di Alphat, Ruth Porat

Il Cfo di Alphat, Ruth Porat

Dichiarazioni che fanno ancora di più riflettere se si dà un’occhiata a quello che le “big bets” hanno prodotto finora. Se è vero che da una parte hanno registrato introiti più che raddoppiati (166 milioni di dollari, rispetto agli 80 di marzo 2015), dall’altra la voce “perdite” racconta un’altra storia, 802 milioni di dollari, rispetto ai 600 milioni dello scorso anno.

In vendita la startup dei robot

Una situazione che preoccuperebbe anche gli investitori: nel 2015 le perdite complessive sulle big bets ammontano a 3,6 miliardi di dollari (fonte Business Insider). D’altronde non è una novità che un’operazione di “pulizia” sia già partita con Alphabet che ha rinunciato ai suoi robot umanoidi, cercando compratori per la Boston Dynamics, la startup che aveva comprato per 500 milioni nel 2013.

Tutti i numeri di Google

Gli altri numeri diffusi da Alphabet parlano di 20,35 miliardi di ricavi, di poco sotto le aspettative degli analisti (20,38 miliardi). Come deludono i guadagni per azione: 7,50 dollari, contro i 7,96 delle attese.

Ciò malgrado non c’è molto da preoccuparsi, in una situazione in cui si registra una crescita media del + 17% l’anno. Come incrementano anche gli utili complessivi: 4,2 miliardi di dollari. La voce grossa la fa la pubblicità, 18 miliardi, con una crescita del 16%.

Nella lista tutti gli altri numeri:

L’organico è aumentato, 64 mila unità, rispetto alle 55 mila dell’anno precedente

– Google Play e il business sul cloud hanno offerto all’azienda ricavi per 2,07 miliardi di dollari, + 24% l’anno.
– Le spese operative ammontano a 7,2 miliardi di dollari

– Anche i ricavi da YouTube sono in crescita anche se l’azienda non ha fornito numeri precisi per analizzarli.

Le sfide del nuovo Ceo

Il Ceo di Google, Sundar Pichai, ha parlato delle sfide che l’azienda dovrà affrontare da qui ai prossimi anni: «Useremo sempre di più l’intelligenza artificiale per migliorare il core business dell’azienda che è il motore di ricerca» ha dichiarato. Allo stesso tempo continuerà a puntare su YouTube e Google Play Store e sul cloud “che è nel suo momento d’oro”. Questi sono i campi in cui sono rivolti anche gli interessi di Wall Street, anche se a oggi non hanno ancora il potenziale del business dell’advertising.