desc

Makoko, la scuola galleggiante nigeriana in mostra alla Biennale di Venezia

Scuola
EDUCATION
Edit article
Set prefered

Makoko, la scuola galleggiante nigeriana in mostra alla Biennale di Venezia

Alla Mostra internazionale di architettura, il team di Nlé porta un progetto che vuole risolvere i problemi di urbanizzazione selvaggia in Africa e si adatta all’identità del luogo in cui sorge, le palafitte della laguna di Lagos

Alla Mostra internazionale di architettura, il team di Nlé porta un progetto che vuole risolvere i problemi di urbanizzazione selvaggia in Africa e si adatta all’identità del luogo in cui sorge, le palafitte della laguna di Lagos

Scuola

Una scuola galleggiante in Nigeria per combattere i problemi dell’urbanizzazione veloce e incontrollata che affliggono l’Africa. È uno dei progetti che quest’anno fanno parte del catalogo della quindicesima edizione della Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia. Il curatore della manifestazione è Alejandro Aravena, architetto cileno di fama mondiale. La linea da seguire per i progetti in mostra è quella della promozione delle periferie, con un occhio sempre attento alla sostenibilità, all’uso di materiali poveri, al riciclo e al riuso. Lo scopo è pensare a degli edifici che non celebrino il progettista, ma che risultino un bene facilmente utilizzabile da chi ne ha bisogno.

Makoko_Floating_School_NLE_Images5-960x550

Usare l’acqua per non usare il suolo

Nlé è il team di architetti guidato da Kunlé Adeyemi che ha pensato alla scuola galleggiante. La Makoko Floating School, infatti, non prevede l’utilizzo di suolo e cerca allo stesso tempo di risolvere altri problemi con cui l’Africa deve fare i conti in questi anni: l’assenza di infrastrutture per servire centri urbani che si allargano senza controllo e i cambiamenti climatici che rendono difficile prevedere cosa accadrà alle città in costruzione nei paesi più poveri, dove sempre più persone scelgono di lasciare le campagne. La scuola si trova nella laguna della città pìù grande della Nigeria, Lagos. Questo prototipo di struttura fa parte di un progetto più ampio che si chiama “African Water Cities“. Makoko non è l’unico progetto del genere. Nlé ha già realizzato un edificio anfibio a Port Harcourt, il Chicoco Radio Media Center.

La scuola che galleggia tra le palafitte

La scuola di Makoko e gli altri progetti delle African Water Cities cercano di trovare un equilibrio tra l’esigenza di occupare spazio per gli edifici e la necessità di fornire i centri urbani di strade, aree pubbliche, servizi senza rischiare di portare la città al sovraffollamento.

Makoko è già un posto dove la terra per costruire scarseggia. Si tratta di una baraccopoli fatta di palafitte.

Metà delle costruzioni è sulla terra, l’altra metà è sull’acqua. Gli spostamenti da un edificio all’altro avvengono spesso in canoa. L’idea di realizzare una scuola galleggiante, oltre a creare terra dove non ce n’è, dà la possibilità al servizio scolastico di adattarsi alle esigenze del luogo, alla forma imprevedibile della sua espansione spesso informale. La scuola galleggiante riesce anche a risolvere un altro problema, quello legato al livello dell’acqua: i cambiamenti climatici potrebbero rendere inaccessibili alcune delle palafitte se non vengono investite risorse sufficienti per affrontare l’eventuale emergenza.

Makoko_Floating_School_NLE_Images2-960x550

Una vita per l’Africa

Kunlé Adeyemi, il leader di Nlé, è nato e cresciuto in Nigeria e proprio a Lagos si è laureato in architettura. Ha lavorato per l’Office of Metropolitan Architecture e ha vinto diversi premi. Tutta la sua attività è stata dedicata all’Africa e al supporto alle regioni in via di sviluppo. In particolare, l’obiettivo della sua pratica professionale è stato quello di colmare i divari infrastrutturali e urbanistici, creando delle reti coerenti che funzionano per le persone. E non si è concentrato solo sull’architettura. Ha anche disegnato mobili e altri oggetti per esplorare tutte le possibilità di sostegno all’urbanizzazione: «In ogni progetto le necessità essenziali di performance, valore e identità – indispensabili per il successo – sono fondamentalmente le stesse per me. Sebbene quantitativamente differente da luogo a luogo, la responsabilità di soddisfare queste necessità al massimo, con i minimi mezzi, rimane la stessa dovunque», ha scritto Adeyemi nel 2010. Queste parole sembrano essere rimaste il manifesto del suo lavoro di architetto.

Kunlé Adeyemi

Kunlé Adeyemi. Foto di Reze Bonna