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Tutte le migliori offerte dei ristoranti in un’app. Come funziona Stin Jee

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Tutte le migliori offerte dei ristoranti in un’app. Come funziona Stin Jee

Stin Jee è un’app che mette in contatto sconti e offerte dei ristoratori con i potenziali clienti più vicini al locale: tutto senza bisogno di registrarsi

Stin Jee è un’app che mette in contatto sconti e offerte dei ristoratori con i potenziali clienti più vicini al locale: tutto senza bisogno di registrarsi

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“Mangia, bevi e risparmia”: tre parole per descrivere la semplicità della mission di Stin Jee, startup dedicata alle offerte speciali legate al cibo. Ve lo ricordate il tempo, ormai quasi preistorico, in cui c’era la corsa ai coupon? Secondo Giuseppe Uslenghi, co-founder e CEO di Stin Jee, non è ancora finita. Solo, va resa più semplice. La chiave di tutto sta in un’altra parola, leggerezza.

Ci rivolgiamo ai ristoranti innovativi

Stin Jee è un’app che permette di cercare e trovare le migliori offerte e sconti messi sul mercato da ristoranti, bar, pub e bistrot della zona in cui ci si trova. Tutto senza registrarsi: niente email, niente password, niente login. La vera chiave di volta di Stin Jee è la geolocalizzazione, «la più grande innovazione applicata al campo del food negli ultimi anni» secondo Uslenghi. Grazie alle coordinate dello smartphone, l’app mostra solo le offerte più vicine. Dovranno invece registrarsi quei ristoratori che vogliono raggiungere nuovi clienti attraverso l’app. Grazie alla modalità freemium si può postare gratuitamente un solo annuncio. Con un fee mensile, se ne può postare più d’uno. «Il nostro target sono tutti quei ristoratori innovativi che vogliono fare marketing in modo semplice, veloce e senza intermediari» sottolinea il CEO di Stin Jee. La società però non percepisce alcuna percentuale sull’affare concluso tra cliente e ristorante e non monitora l’attività del ristoratore. «Ci limitiamo a mettere in contatto domanda e offerta». Oltre ai ristoratori, Stin Jee raccoglie coupon sconto e in Gran Bretagna si sta sperimentando una partnership con società di food delivery: i loro deal vengono raccolti nell’app e offerti ai clienti più vicini.

Tutto è iniziato a Cipro

Nikolas Kairinos, uno dei tre fondatori e CTO di Stin Jee, stava parlando con un suo amico ristoratore di Cipro. Era piuttosto seccato dalla mancanza di visibilità per le sue offerte speciali, perfette per dare una spinta alla già alta stagione. «Non aveva strumenti a disposizione per raggiungere i potenziali clienti che, lo sapeva, erano là fuori» racconta Uslenghi. Così Kairinos ha sviluppato una prima app, poi ha chiamato Uslenghi, uomo di marketing ma soprattutto suo amico, chiedendogli di analizzare il mercato italiano. «Abbiamo iniziato con una fase di test a Roma. Tutto il 2015 lo abbiamo impiegato per creare l’app pilota e capire come vendere la nostra idea sul mercato». Se si dovessero calcolare le ore uomo impiegate per questa prima fase, il capitale iniziale di Stin Jee si aggirerebbe attorno ai 2 milioni di euro. In realtà, per fondare Stin Jee a settembre 2015 i tre fondatori (oltre Uslenghi e Kairinos, c’è anche Dino Bendekovic) hanno investito 300mila euro, tra fondi personali e family fund.

Subito sul mercato

Al contrario di società come TheFork, Stin Jee non vuole entrare nel processo operativo. «TheFork ha rapporti strategici con i ristoratori. L’app va integrata nel sistema del ristorante. Con noi il proprietario del locale inserisce l’annuncio ed è subito sul mercato». Per questo il team di Stin Jee ha deciso fin dall’inizio di operare solo sulla parte informatica.«Non facciamo gestione operativa del servizio. Siamo aggregatori di offerte di altri. Vogliamo distinguere la nostra app da quelle degli altri player attraverso la leggerezza».

Leggerezza, chiave del food business

Guardando un altro importante competitor nel settore food, Uslenghi definisce Foodora “Market disruptor”. L’origine dei guai di Foodora derivano dal DNA dell’azienda: «Fanno esperimenti sul mercato, è normale che potesse scoppiare un caso del genere». Il futuro del food business secondo Uslenghi si giocherà su un altro concetto: la sopravvivenza. «Al momento le startup del settore si stanno focalizzando su processi pesanti e difficili come il food delivery potenziato da Uber. UberEats ha alla base una struttura che va ad integrarsi con il rapporto col ristorante. Nel processo di reclutamento dei ristoranti c’è un forte focus sulle persone fisiche, il rapporto fisico con il ristoratore e con il luogo è necessario. Un processo a mio avviso molto, troppo pesante». Continueremo a mangiare, a cercare offerte e sconti. Magari la bilancia potrebbe dirci che ci siamo un po’ appesantiti, ma la leggerezza (dei processi, delle app, delle informazioni) nel food business potrebbe essere la chiave per cambiare il nostro modo di fruire il cibo.