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Le 5 stelle dei big data che stanno rivoluzionando la politica americana

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Le 5 stelle dei big data che stanno rivoluzionando la politica americana

Il Financial Times ha messo insieme le migliori società del settore che hanno trasformato i big data in impresa. Quelle, cioè, in grado di intercettare il sentiment dei cittadini e far vincere le elezioni negli Stati Uniti

Il Financial Times ha messo insieme le migliori società del settore che hanno trasformato i big data in impresa. Quelle, cioè, in grado di intercettare il sentiment dei cittadini e far vincere le elezioni negli Stati Uniti

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Nel frattempo, l’applicazione dei big data alla politica negli Stati Uniti è già diventata impresa. Il Financial Times ha messo insieme le maggiori cinque società del settore. Analizzano i numeri in modo diverso. Ma tutte hanno in comune una cosa (oltre alla capacità di raccogliere e analizzare una mole enorme di dati): piacciono agli investitori e continuano a raccogliere risorse.

Leggi: Perché queste elezioni sono la prova generale per l’ingresso dei big data nella politica italiana

1. Civis Analytics

Alla fine della campagna per la rielezione, Dan Wagner viene avvicinato da uno dei più influenti e facoltosi sostenitori di Obama. Eric Schmidt, il presidente di Google, gli chiede del suo lavoro e del suo futuro. Pochi mesi dopo, nell’aprile 2013, Wagner fonda Civis Analytics e incassa un finanziamento da Schmidt. Oggi il presidente di Google siede nel board di Civis, accanto a Wagner e all’editore Tim O’Reilly. «Abbiamo trasformato quello fatto nel 2012 in un prodotto». Uno degli ultimi prodotti determina quali siano i programmi tv capaci di influenzare maggiormente il pubblico, in modo da concentrare gli spot elettorali solo negli spazi più appetibili.

Dan Wagner, Ceo di Civis Analytics

2. Quid

Fondata nel 2010 da Sean Gourley e Bob Goodson, Quid ha incassato 66,5 milioni di finanziamenti in tre round. L’ultimo, il più massiccio (da 39 milioni), è datato marzo 2015. Concentra l’analisi sul linguaggio, per captare il cambiamento del sentiment sui media e comprendere quali siano gli argomenti più sensibili. Nell’analisi dei social network, ad esempio, non si ferma alla frequenza di un termine e alla sua associazione con un politico: decifra il contesto. Seth Moulton, oggi deputato democratico, è stato uno dei primi a utilizzarlo, alla fine del 2014.

quid

3. Resonate

Andy Hunn, Bryan Gernert, Sara Fagen e John Brady hanno fondato Resonate nel 2010. Gli investimenti ricevuti sono pari a 42 milioni, messi a disposizione da grandi nomi (soprattutto) del tech e delle banche: Intel, Sun Microsystems, Lehman Brothers, Chase Capital Partners. Gary Sherwood, vice-presidente della società, intervistato dal Financial Times, ha affermato di poter raggiungere il 90% degli americani online e analizzarli secondo 7 mila diverse categorie. «Resonate ci può dire che i sostenitori di Bernie Sanders preferiscono il fast food messicano di Chipotle, mentre quelli di Donald Trump optano per il drive-in Sonic».

Bryan Gernert, ceo di Resonate

4. Nation Builder

Fondata nel 2009 da Jesse Haff, Lea Endres e Jim Gilliam, Nation Builder ha raccolto 14,8 milioni. In parte sono arrivati da due nomi celebri: Dustin Moskovitz, co-fondatore e azionista di Facebook, e Sean Parker, creatore di Napster e altro azionista del social network. La società si descrive così: «Tutto ciò di cui hai bisogno per vincere le elezioni». Nation Builder consente, ad esempio, di tracciare gli utenti in base ai loro interessi, suggerendo gli eventi (politici e commerciali) più vicini a loro. Il ceo Jim Gilliam ha sottolineato che, rispetto alle campagna 2012 di Obama, le società di big data analytics sono oggi in grado di offrire servizi su misura, anche per obiettivi e investimenti più modesti. Nation Builder sta lavorando in vista del referendum sulla Brexit (con entrambi gli schieramenti) e sta collaborando con Donald Trump.

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5. Fiscal Note

In tre anni, la società fondata da Tim Hwang, Gerald Yao e Jonathan Chen ha raccolto 28,2 milioni di dollari. L’ultimo round, da 10 milioni, è arrivato lo scorso febbraio. Anche in questo caso i nomi degli investitori di Fiscal Note sono celebri. Spuntano, tra gli altri, il fondatore di Yahoo! Jerry Yang e Mark Cuban, imprenditore e presidente dei Dallas Mavericks, in Nba. Se le altre startup guardavano i votanti su mandato dei partiti, Fiscal Note guarda la politica da un altro punto di vista: sono i partiti ad essere sotto la lente. I clienti sono invece i lobbisti che grazie ai big data possono monitorare l’iter di una proposta. E, con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, predire il passaggio o la bocciatura di una legge. Se Fiscal Note fosse stata inserita nella sceneggiatura, House of Cards sarebbe stato molto diverso.

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