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Nel fintech funziona al contrario: essere unicorni non è un bene per le startup. Lo dice Bloomberg

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Nel fintech funziona al contrario: essere unicorni non è un bene per le startup. Lo dice Bloomberg

Per Bloomberg le fintech costano troppo e non hanno modelli di business per essere autosufficienti. Un’analisi

Per Bloomberg le fintech costano troppo e non hanno modelli di business per essere autosufficienti. Un’analisi

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Valutazioni troppo alte, poche exit e male in Borsa. Per Bloomberg il fintech stenta e, in un articolo, spiega che raggiungere la valutazione di 1 miliardo può creare più danni che altro: la startup costa troppo per fare exit, e spesso non ha ancora un modello di business che le consente di guadagnare da sola: «Più alta è la valutazione, più si spaventano gli investitori» sottolinea la rivista di business americana.

Il limbo del fintech

Bloomberg parla di un vero e proprio limbo nel quale finirebbero le fintech che raggiungono delle valutazioni troppo alte, con investitori e possibili compratori sempre più diffidenti verso gli unicorni che rischiano di “mettere le ali, ma non poter mai spiccare il volo” come spiega Sean Park, cofondatore della società di venture capital, Anthemis Group: «Le fintech diventano come dei bambini nella pancia delle loro madri a metà del percorso del concepimento, hanno sviluppato gli organi di cui hanno bisogno, ma sono ancora troppo deboli per essere autosufficienti» spiega l’investitore con una similitudine.

Meno 49% di investimenti

Le preoccupazioni degli investitori vanno a inserirsi in una situazione non troppo rosea. Come riporta la società di ricerca, CB Insights, nel secondo trimestre del 2016, gli investimenti in fintech hanno subito un calo del 49%. Bloomberg lega questa riduzione dei capitali proprio alla troppo alta valutazione di alcune startup, come Lending Club, specializzata nel peer-to-peer lending. Il business di Renaud Laplanche, infatti, è passato nel giro di un anno da una valutazione di 5,4 miliardi di dollari a 2,1 miliardi, “situazioni come questa hanno fatto crescere il nervosismo degli investitori verso il settore” spiega Bloomberg.

grafico fintech investimenti CB Insights

Exit, quanto mi costi!

A suffragare poi la tesi di Bloomberg c’è anche il dato sulle acquisizioni più costose nel fintech che sono avvenute tutte negli scorsi anni, con il 2016 ancora a secco. Nel 2013 Monsanto, l’azienda di biotecnologie agrarie, compra per 1, 1 miliardo di dollari The Climate Corp, startup che opera nel campo delle assicurazioni agricole. Sempre nello stesso anno, EBay fa sua Braintree, la piattaforma di payment per 800 milioni. L’ultima, nello scorso, anno è Trustwave startup specializzata nel ramo della sicurezza, acquistata da Singapore Telecommunications ancora per una cifra vicina agli 800 milioni. A parte questi tre casi, sia il 2015 che quest’anno, non hanno visto exit così grosse e Bloomberg lega la questione alla valutazione troppo alta delle fintech più interessanti sul mercato di oggi.  Come Betterment  e Wealthfront, entrambe nel campo della robofinance (software che sostituiscono la figura del consulente a abbassano i costi delle operazioni di investimento, ndr), che hanno valutazioni di 700 milioni, mentre WorldRemit, che agisce nel settore promettente del trasferimento di denaro online, è valutata 500 milioni. Per non parlare delle cifre miliardarie (4 e 18 miliardi) con cui sono valutati rispettivamente il social lending, Social Finance e Lu.com. Numeri che spaventano gli investitori e hanno portato al calo delle acquisizioni che si registra quest’anno, 16 rispetto alle 22 dello scorso: «Gli investitori hanno perso fiducia nelle valutazioni delle startup e cercano di capire meglio cosa acquistare, quale è il valore reale che l’exit può apportare in azienda» spiega NiKhil Lele della multinazionale della consulenza, Ernst & Young.

le più grandi exit nel fintech

La ricetta? Valutazioni più basse

La soluzione per evitare di finire in questo “limbo” è abbassare la valutazione: è il caso di LearnVest, startup nella consulenza finanziaria online, che è stata acquistata per 250 milioni dal gigante delle assicurazioni, Northwestern Mutual nel 2015, decisamente meno della sua di 1 miliardo. Alex von Tobel, il fondatore, spiega, a distanza di un anno, di aver fatto la scelta giusta “sono felice perché queste sono le partnership che consentono alle startup di scalare e sopravvivere”. D’altronde, ridimensionarsi è un po’ una necessità che serve ad attrarre grosse multinazionali che oggi sembrano credere poco nel fintech, come Apple e Amazon, tanto per citare due giganti da anni attivi nelle acquisizioni: «Abbassare la valutazione è una strada da percorrere per attrarre i big del tech che si sono allontanati dalla finanza tecnologica anche per la difficoltà delle leggi e norme che ne regolano le attività» spiega Uday Singh, partner della società di consulenza At Kearney Ltd.

bloomberg fintech ipo

Quanto soffrono le startup fintech in Borsa

Scartata l’ipotesi dell’exit da parte di multinazionali, per gli unicorni fintech resta aperta la via dell’IPO, ma anche in questo caso ci sono più spine che gioie, come spiega Bloomberg. Delle tre più importanti IPO nel settore, LendingClub e On Deck Capital (nel lending) e Square (nel payment) solo quest’ultima ha aumentato il suo valore, mentre le altre due viaggiano ben al di sotto delle loro valutazioni pre-IPO, come dimostra il grafico.