desc

Un borgo calabrese come l’Islanda: ha adottato il metodo che abbatte l’uso di droghe tra i giovani

Scuola
EDUCATION
Edit article
Set prefered

Un borgo calabrese come l’Islanda: ha adottato il metodo che abbatte l’uso di droghe tra i giovani

Santa Severina, un piccolo borgo di 2.000 persone in provincia di Crotone, è l’unico comune italiano che ha aderito nel 2015 al progetto Youth in Europe, ideato in seguito al successo del piano educativo islandese

Santa Severina, un piccolo borgo di 2.000 persone in provincia di Crotone, è l’unico comune italiano che ha aderito nel 2015 al progetto Youth in Europe, ideato in seguito al successo del piano educativo islandese

Scuola

Dal freddo dell’Islanda al sole della Calabria, con lo stesso obiettivo: ridurre il consumo di alcol e droga tra i giovani. Il progetto ESPAD (The European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs) è nato da un’idea di Harvey Milkman, professore di psicologia americano che ha iniziato a studiare il fenomeno già negli anni ’90 e ha stabilito una chiara relazione tra il consumo di queste sostanze e la mancanza di alternative sportive o sociali all’interno delle comunità. Un modello che è stato adottato in tutta Europa e, per la prima volta in Italia, anche in una piccola città in provincia di Crotone. Alcol e droga, si sa, sono da decenni una piaga sociale che non si riesce a debellare. Sembrano nulli i tentativi dei governi, per ottenere risultati soddisfacenti. Da questa idea è nato il progetto ESPAD, uno studio sull’uso di alcol, tabacco e altre sostanze ad azione psicoattiva condotto sugli studenti europei, ideato dal Consiglio Svedese per l’informazione su alcol e altre droghe, e supportato dall’Osservatorio Europeo per le Droghe e le Tossicodipendenze (OEDT-EMCDDA).

Il caso Islanda

Lo studio è stato realizzato per la prima volta nel 1995 in 26 Paesi dell’Unione Europea coinvolgendo, negli anni, sempre più Paesi arrivando nel 2015 a contarne circa 35. Il progetto europeo prevede la conduzione dello studio ogni quattro anni, attraverso un questionario rivolto agli studenti di 15-16 anni che raccoglie informazioni relative al consumo di sostanze stupefacenti, monitora le tendenze nel tempo e permette di effettuare confronti tra i Paesi partecipanti, utilizzando metodi e strumenti standardizzati per la definizione di campioni rappresentativi a livello nazionale. L’Islanda, nonostante non sia un paese della Comunità Europea, fa parte del progetto. Dallo studio è emerso che i ragazzi hanno abitudini piuttosto moderate rispetto alle sostanze  prese in esame e alla media ESPAD. Delle otto variabili l’Islanda tocca solo la media ESPAD per due elementi (uso non-prescritto di tranquillanti e il volume di alcol consumato al giorno). Nel contesto ESPAD, l’impressione generale è che l’Islanda appartiene definitivamente al gruppo dei paesi in cui l’uso di sostanze è poco comune. Ma non è stato sempre così.

Venti anni fa, i ragazzi islandesi erano in vetta alle classifiche europee per consumo di alcol e droghe.

Le strade del centro di Reykjavik il venerdì sera, erano impraticabili, le persone non si sentivano al sicuro. Il percorso è stato lungo e faticoso, dal 1998 al 2016, la percentuale di giovani, compresa tra i 15 e i 16 anni, che abusa di alcol è scesa dal 42% al 5%, mentre quella che fuma cannabis dal 17% al 7%. Anche i fumatori di sigarette sono calati drasticamente: dal 23% al 3%. Un calo che ha portato i giovani dell’isola a diventare i più salutisti d’Europa.

Che cosa è successo in questi venti anni?

Il modo in cui il paese ha raggiunto questa inversione di tendenza così radicale si è basata sia sugli studi, ma anche sul senso civico della comunità. Harvey Milkman, professore dell’Università di Reykjavik, basandosi sulla sua tesi di dottorato, che metteva in relazione il consumo di droghe e alcol e la predisposizione allo stress di alcune persone, ha cominciato a collaborare con gli islandesi nel 1992.

Milkman ha ideato un questionario che è stato distribuito in tutte le scuole d’Islanda ai ragazzi di età compresa dai 15-16 anni.

Le domande erano semplici: Hai mai provato l’alcol? Ti sei mai ubriacato? Hai mai fumato? Se sì, quante sigarette fumi al giorno? Quanto tempo dedichi ai tuoi genitori? Hai un bel rapporto con loro? Questo processo è stato poi ripetuto nel 1995 e 1997. I risultati di queste indagini erano allarmanti. A livello nazionale, quasi il 25% fumava ogni giorno, oltre il 40% si era ubriacato nel mese precedente. L’ analisi ha rivelato una chiara differenza tra la vita dei ragazzi che fanno uso di droghe, e quelli che non lo fanno. La partecipazione alle attività organizzate, soprattutto praticare sport, tre o quattro volte alla settimana, e il tempo totale trascorso con i genitori. Questo portò nel 1999 Milkman e il suo team a collaborare con il governo islandese. Utilizzando i dati delle indagini e gli approfondimenti della ricerca, svilupparono un nuovo piano nazionale che è stato introdotto gradualmente: Youth in Iceland. Le leggi sono cambiate. È diventato illegale comprare tabacco sotto i 18 anni, e comprare alcol sotto i 20. La pubblicità per tabacco e alcol è stata vietata. L’interazione tra i genitori e scuola è stata rafforzata attraverso organizzazioni, consigli scolastici, e colloqui sull’importanza di spendere il tempo insieme ai figli. Hanno approvato una legge sul coprifuoco che vieta  ai ragazzi di età compresa tra 13 e 16 anni l’uscita dopo le 22 in inverno, e mezzanotte in estate. Oltre a questo l’Islanda ha stanziato un finanziamento statale notevole per lo sport, la musica, l’arte, la danza, per dare stimoli ai ragazzi in modi alternativi per farli sentire parte di un gruppo. Le indagini sono proseguite ogni anno, quasi tutti i ragazzi in Islanda compila un questionario. Così anno dopo anno, i dati diventano affidabili e sempre disponibili.

Santa Severina

Dall’Islanda alla Calabria

Il successo del piano educativo islandese, si trasforma nel 2005 in Youth in Europe. La partecipazione dei giovani in Europa è a un livello comunale, piuttosto che essere guidato da governi nazionali. Nel primo anno, ci sono stati otto comuni. Fino ad oggi, 35 hanno preso parte, in 17 paesi, tra cui l’Italia. Santa Severina un piccolo borgo di 2000 persone in provincia di Crotone, è l’unico comune italiano che ha aderito nel 2015 al progetto Youth in Europe. La responsabile del progetto è la Dott.ssa Roberta Caputo, una consulente esterna al Comune di Santa Severina, che si occupa di progettazione europea.

Cosa vi ha spinto ad aderire al progetto Youth in Europe?

«Il progetto fa parte di Erasmus+ KA2, (partenariati strategici, forme di cooperazione strutturata e di lunga durata tra Istituti di Istruzione Superiore ed altre organizzazioni, pubbliche o private, attive nei settori dell’istruzione, della formazione e della gioventù, che mirano a sostenere lo sviluppo, il trasferimento e/o l’attuazione di pratiche innovative a livello organizzativo/istituzionale, locale, regionale, nazionale ed europeo). Il comune di Santa Severina da anni partecipa a progetti internazionali di apprendimento permanente sia per adulti sia per giovani. Quindi durante una sessione di preparazione ai progetti, mi è stato proposto Youth in Europe, ed io l’ho indirizzato al comune di Santa Severina, proprio perché ha un curriculum europeo, ampio e adatto a partecipare a questo genere di iniziative. Ed è nato tutto esattamente due anni fa».

Come avete adattato le linee guida di Youth in Europe a Santa Severina?

«Abbiamo pensato insieme al Sindaco di ospitare il primo meeting a Santa Severina, che è quello più importante. Dove si conoscono i partner, e poi perché era l’incontro dove avrebbero spiegato il progetto. Ed in quella sede, dato che il programma si basa semplicemente su un questionario, abbiamo studiato le domande e poi abbiamo trovato le varie strade per indirizzarlo a quello che è la nostra comunità e le nostre esigenze».

Cosa è emerso dai questionari?

«Abbiamo distribuito i questionari ad ottobre 2015. A grandi linee è emerso un benessere generale dei ragazzi a scuola, non ci sono grosse problematiche ne con i docenti ne con la scuola. Il problema emerge tra coetanei, non c’è fiducia reciproca tra compagni. Sono emerse però anche delle lacune per quanto riguarda la pratica sportiva. Quasi il 50% di questi ragazzi non aveva mai partecipato ad attività sportive di nessun tipo. Questo non si può imputare alla scuola, perché prova a fare tante cose nei limiti e nei mezzi che hanno a disposizione. I ragazzi partecipano nel pomeriggio ad attività extracurriculari e tutto quello che si organizza viene accolto molto bene. Nello specifico abbiamo preso in esame il Liceo Classico Diodato Borrelli, dove c’è una forte tradizione storica per le attività teatrali, tanto che gli spettacoli vengono portati in giro per l’Italia. Nemmeno al comune o alla comunità, è imputabile questa carenza. Ma è una problematica legata più a dinamiche familiari, e soprattutto perché il crotonese ha delle distanze tra un paese ed un altro di pochi km, le strade sono difficili da percorrere, non ci sono mezzi pubblici, quindi per un ragazzino di 15-16 anni è difficile andare in palestra o praticare uno sport».

Avete visto dei cambiamenti nei ragazzi?

«Questo non possiamo dirlo adesso, ma con un questionario successivo. Il metodo è questo:  si fornisce il questionario ad un target di ragazzi di 15-16 anni. Le risposte sono state inviate in Islanda, dove sono stati analizzati i dati. Ci hanno restituito un report, quello che abbiamo ritenuto giusto divulgare è visibile sul sito del Comune. Il Comune di Santa Severina preso atto della situazione, dei limiti che emergono, se emergono, dal questionario, mette in atto una serie di attività, in collaborazione alla scuola e ai genitori, per limitare il gap che è emerso. Si chiede quindi ai ragazzi cosa vogliono, quali sono i loro interessi e cosa possono fare le istituzioni per aiutare la loro condizione. Quindi tra qualche anno vedremo i risultati, perché si vedranno con il miglioramento della fascia adolescenziale, da una generazione all’altra».

Secondo voi, è un progetto applicabile a comuni più grandi come Roma e Milano?

«Il progetto in realtà è applicato a comuni più grandi. Insieme a Santa Severina che ha 2000 abitanti, partecipa a Youth in Europe, anche Istanbul che ha 14 milioni di abitanti, lo fa il comune di Tarragona in Spagna, che ha quasi 150 mila abitanti. È un progetto applicabile ovunque, perché si applica alle singole scuole, e poi è un metodo che è stato strutturato in maniera sostenibile: si può praticare nel tempo, ovunque, a prescindere da numero di abitanti, dalle città e dalle differenze culturali. Quindi si può adattare perfettamente a tutte le città senza problemi e senza limiti».