desc

#SIOS17 | Amadori, da FICO all’Open Innovation. Come si trasforma l’azienda guardando al digitale

LIFESTYLE
Edit article
Set prefered

#SIOS17 | Amadori, da FICO all’Open Innovation. Come si trasforma l’azienda guardando al digitale

Amadori punta sulll’innovazione di prodotto. L’azienda di Cesena è stata partner di #SIOS17

Amadori punta sulll’innovazione di prodotto. L’azienda di Cesena è stata partner di #SIOS17

Portare l’azienda verso un percorso che favorisca il cambiamento in ottica di Social Innovation e di inclusione. Dopo aver lanciato il primo spazio B2C all’interno di Fico Eataly world a Bologna, si apre per l’azienda la strada per l’innovazione che passerà dall’introduzione di un nuovo modello di governance e dall’utilizzo di nuove metodologie di accelerazione. Non solo, Amadori si propone sul mercato con prodotti nuovi che guardano in particolare alla corretta alimentazione e al bilanciamento degli ingredienti.

 

Il tutto senza distaccarsi dalla tradizione che vede Amadori tra le principali aziende alimentari italiane che gestisce una filiera integrata, ed è presente sul territorio nazionale con 6 incubatori, 4 mangimifici, 6 stabilimenti di trasformazione alimentare (a Cesena, Mosciano Sant’Angelo, Santa Sofia, Cazzago San Martino, Monteriggioni, Controguerra), 21 tra filiali e agenzie, 3 piattaforme primarie, oltre 1.100.000 m² di allevamenti di proprietà, oltre 7.200 collaboratori.

L’esperienza di FICO

Il pollo Campese allevato all’aperto è il business principale dell’azienda e il pollo si conferma essere uno tra i piatti più presenti sulle tavole degli italiani. Oggi, più che qualche anno fa, si sta diffondendo l’abitudine di impiegare nuovi metodi di cottura del pollo allo scopo di preservarne le qualità organolettiche. A FICO, tempio dell’agroalimentare appena aperto a Bologna, Amadori ha allestito un chiosco dotato di touch-screen per ordinare nuove ricette a base di pollo, trasformato in ingrediente con cui reinterpretare piatti alla moda come kebab, zuppe e insalate a base di cereali.

A FICO, Amadori propone il suo pollo Campese che viene rigorosamente cresciuto alla vecchia maniera, all’aperto e senza l’utilizzo di antibiotici. L’impiego di questo tipo di buone pratiche per la sostenibilità sono legate a doppio filo con gli ultimi dati forniti da Unaitalia, associazione di categoria che rappresenta la quasi totalità delle aziende allevatrici di pollame, che indicano come nel 2016 ci sia stato un aumento del consumo pari al 2,7 per cento rispetto all’anno precedente con un quota pro-capite che si assesta su oltre 21 chilogrammi di carne bianca ogni 365 giorni. La produzione di carni avicole in Italia (che comprende anche tacchino, gallina e altri volatili) si assesta su 1.389.00 tonnellate l’anno.

Il consumo di pollo in Giappone

Questa tendenza è confermata anche all’estero e in particolare dal Giappone. Nel corso del 2017 infatti è scoppiata la moda del pollo nel Paese del Sol Levante. Una ricerca del Gurunavi Research Institute ha incoronato addirittura il petto di pollo piatto dell’anno, declinato in molte ricette che lo vedono da solo o combinato con altri ingredienti. Sebbene l’alimentazione nel Giappone preveda già gran quantità di verdure, i ristoratori si sono trovati ad affrontare una crescita nella domanda di pietanze a base di pollame: è aumentata anche gradualmente la disponibilità di pollo nella GDO, con piatti pre-cotti o semplicemente con vassoi porzionati dell’alimento crudo.

A questo successo ha contribuito anche un nuovo modo di cucinare questi piatti: se un tempo il petto di pollo era difficile da servire, poiché tendeva a diventare secco se cotto troppo (o troppo tempo prima del pasto), oggi ci sono nuovi modi di prepararlo che non aggiungono grassi indesiderati e ne mantengono intatta la consistenza originale. Naturalmente in Giappone hanno elaborato ricette particolari, sfruttando ingredienti tipici della tradizione gastronomica locale con marinature inusuali per i nostri palati occidentali.

 

Contenuto realizzato con Amadori