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Le opportunità per le startup food arrivano dall’India. Sei aree da esplorare

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Le opportunità per le startup food arrivano dall’India. Sei aree da esplorare

Il mercato indiano sta diventando sempre più importante ed è una frontiera da considerare in modo privilegiato per le startup che si occupano di food. Ci sono almeno 6 motivi per cui vale la pena guardare all’India. La ricerca di Future Food Institute e Istituto del Commercio Estero

Il mercato indiano sta diventando sempre più importante ed è una frontiera da considerare in modo privilegiato per le startup che si occupano di food. Ci sono almeno 6 motivi per cui vale la pena guardare all’India. La ricerca di Future Food Institute e Istituto del Commercio Estero

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Secondo il World Economic Forum, l’India diventerà presto (nel 2024) la terza potenza al Mondo. Il mercato indiano ha enormi potenzialità e, si legge su Info Mercati Esteri, anche una serie di politiche che facilitano l’attrazione degli investimenti. Politiche guidate dal Governo del Primo Ministro Modi, che sta modernizzando il Paese, con riforme fiscali e a sostegno del “Make in India”. Governo che proprio con l’Italia ha di recente siglato una serie intese strategiche in più settori, oltre al Piano di azione 2020-2025 che rappresentano una cornice favorevole per l’interscambio Italia – India, che nel 2019 ha già raggiunto i 9 miliardi di euro (crescendo dal 1991 al 2011 di ben 12 volte), ed in particolare per i settori della green economy, delle infrastrutture, del digitale, del lifestyle e dell’agrifood.

Ed è proprio sull’agrifood che si basa la ricerca di Future Food Institute e Istituto del Commercio Estero – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, di Mumbai, presentata nei giorni scorsi in conferenza stampa.

Le opportunità e gli ostacoli del mercato indiano

La ricerca (potete leggerla qui) è focalizzata sulle opportunità e gli ostacoli, reali o frutto di stereotipi, del mercato indiano per le startup italiane provenienti da agtech, foodtech e industria 4.0. La metodologia adottata è quella del design e del prosperity thinking. E’ stata effettuata sia una ricerca sia secondaria, basata su report e indagini già presenti, sia una ricerca primaria, basata su interviste a startup italiane e a stakeholder indiani, tra startup, incubatori ed esperti. Dalla ricerca è emerso che sono 4 i punti di forza preminenti del sistema italiano: il know how nell’ambito dell’industria di trasformazione e nell’industria dell’agritech; l’alto livello di formazione dei team che compongono le startup italiane; la cultura alimentare vocata alla salute e allo stare bene mediterraneo; la competenza nel CPG (Consumer Packaged Goods) e nella ricerca e sviluppo. Sono invece 6 gli ambiti nei quali si annidano le maggiori opportunità del mercato indiano: agritech, CPG (Consumer Packaged Goods), packaging sostenibile, salute e nutrizione, recupero degli scarti alimentari, tracciabilità.

Agritech

In India, anche se l’adozione dell’IoT in agricoltura è iniziata relativamente tardi, questo settore sta crescendo ad un ritmo molto veloce. Infatti le tecnologie IoT in agricoltura hanno raggiunto i 20,4 miliardi nel 2020 rispetto ai 6,4 miliardi del 2016, con una crescita totale di 14 miliardi. L’elevata presenza di un basso costo del lavoro porta alla convinzione comune che non ci sarà una domanda di automazione, ma in realtà, anche i piccoli agricoltori titolari oggi richiedono tecnologie che aiutino ad automatizzare alcune fasi del processo. Inoltre la forza dei servizi software dell’India e la fabbricazione di tecnologie a basso costo potrebbero rappresentare un’opportunità che copre le reali esigenze di innovazione nella tecnologia di irrigazione.

CPG (Consumer Packaged Goods)

Sul secondo punto (CPG): l’industria di trasformazione in India ha una bassa penetrazione ed è in una fase nascente, infatti solo il 10% dei prodotti agricoli viene trasformato. Nonostante questo, il mercato indiano degli alimenti e delle bevande è stimato in 448 miliardi di dollari, con una crescita del 9,5%. Il governo ha dato lo status di settore prioritario all’industria di trasformazione alimentare nell’ambito della nuova politica di produzione con l’obiettivo di migliorare i livelli di trasformazione dal 10% al 25% entro il 2025. Inoltre i consumatori indiani stanno manifestando il bisogno di prodotti CPG che siano sani, sicuri e convenienti. La domanda di prodotti europei si sta sviluppando in una piccola nicchia di consumatori indiani e le startup indiane hanno bisogno di un supporto di know-how per migliorare i loro standard di qualità e scalare la loro produzione. C’è un’interessante crescita delle identità alimentari regionali che merita un’attenzione speciale. Gli attori regionali del cibo confezionato potrebbero crescere due volte più velocemente dei loro rivali multinazionali entro il 2020. C’è infatti un apprezzamento dei cibi regionali tra i consumatori indiani e una crescente proprietà e orgoglio legati ad essi, ma una mancanza di conoscenza su come promuovere il cibo regionale. Anche questa, quindi, rappresenta un’opportunità per le startup italiane.

Packaging sostenibile

Per quanto riguarda il packaging sostenibile, il governo indiano sta facendo sforzi importanti per combattere l’uso della plastica nel paese. Questo problema è stato portato avanti con il divieto della plastica monouso. Le startup indiane stanno lavorando su imballaggi alternativi, come un’azienda di Goa che sta usando le alghe per produrre bioplastiche. Per quanto riguarda i rifiuti di imballaggio derivanti dalla consegna del cibo, le grandi aziende di consegna del cibo stanno cercando soluzioni di imballaggio sostenibili adatte alle caratteristiche della cucina indiana. I giganti delle consegne sono disposti a pagare fino al 30% di premio rispetto agli imballaggi di plastica. Le alternative di imballaggio basate sulla carta (come per esempio i contenitori in polpa di cellulosa che sono biodegradabili) non sono ancora così diffuse. La loro integrazione potrebbe essere una grande spinta per ridurre l’uso della plastica da un lato e la possibilità di costruire un network con startup italiane che hanno competenze nella produzione di imballaggi in carta. Infine le startup che si occupano di rivestimenti bio-based, strati protettivi che preservano i prodotti agricoli, e altre soluzioni sostenibili per la conservazione di frutta e verdura vedono l’India come un potenziale mercato a causa della grande produzione di verdure che è necessaria per applicare correttamente questa tecnologia.

Salute e nutrizione

In merito alla categoria “salute e nutrizione”, va detto che l’India è conosciuta come la capitale mondiale del diabete. Secondo la politica sanitaria nazionale 2017, quasi due terzi del carico di malattia in India è dovuto allo stile di vita. Il 20% degli indiani soffre di malattie non trasmissibili o croniche come il cancro. Sono stati infatti istituiti dei treni del cancro (treni gratuiti per le persone che hanno bisogno di terapie). Le persone sono sempre più alla ricerca di alternative più sane nel cibo. Il mercato della salute dei consumatori è stimato in 4,8 miliardi di dollari, con una crescita del 5%. Le startup italiane che lavorano nel settore della salute possono portare conoscenze riguardanti l’assunzione di alimenti equilibrati e poco costosi basati sui valori della Dieta Mediterranea. Con l’aumento della domanda di fitness e salute nel pubblico più giovane, le startup specializzate in questo settore hanno il potenziale per guidare scelte alimentari migliori. D’altra parte la medicina indiana Ayurveda sta aumentando e le aziende stanno cercando partnership con aziende europee per convalidare la loro ricerca. Stanno infine crescendo molto anche gli alimenti funzionali.

Spreco alimentare

Per quanto riguarda gli sprechi, in India il 40% della produzione di cibo viene sprecato. Questo problema è legato alla frammentazione del mercato agricolo, ai problemi climatici e alla mancanza di infrastrutture della catena del freddo. I risultati di iniziative come “Save Food” della FAO dimostrano che è importante lavorare sia sull’uso mirato delle tecnologie che sulla formazione dei produttori. Nella creazione di centri locali di stoccaggio e distribuzione sono stati anche in grado di creare una consapevolezza generale su una maggiore efficienza e sostenibilità. Lo spreco alimentare è fortemente legato all’opportunità del CPG e della manifattura. La valutazione e l’aggiunta di valore in una fase iniziale dei prodotti potrebbe infatti essere una soluzione da prendere in considerazione per diminuire lo spreco alimentare e l’efficienza nell’agricoltura indiana.

Tracciabilità

In merito alla tracciabilità, nel settore alimentare c’è una crescente necessità generale di raccolta di dati per il controllo della qualità sia a livello B2B che a livello del consumatore, che porta le tecnologie blockchain al centro della scena. Le industrie di trasformazione degli alimenti crudi sono quelle che hanno più bisogno di questo tipo di tecnologie. La tracciabilità può risolvere tre questioni importanti in India: la logistica, lo spreco di cibo e le esigenze dei consumatori. La perdita di prodotti agroalimentari è cresciuta del 20%, di cui il 6% è rappresentato da cereali alimentari e il 5-12% da verdure, spesso a livello di catena alimentare. Pertanto la tracciabilità a livello B2B deve essere implementata per ridurre la perdita di cibo in questa fase iniziale della catena.

Le regioni indiane in cui lavorare, il ruolo di Bangalore per le startup

Dalla ricerca emergono interessanti raccomandazioni per chi intende guardare al mercato indiano, come ad esempio lavorare con le singole regioni indiane, creare programmi “peer to peer” e attivare network locali.

Sul punto relativo alle regioni, va detto che ad oggi le principali aree geografiche di insediamento delle imprese italiane in India sono i poli industriali di Delhi-Gurgaon-Noida (c.d. Capital Belt) e di Mumbai-Pune (Maharashtra). Il terzo e quarto polo di concentrazione sono rispettivamente attorno alle città di Chennai (Tamil Nadu) e Bangalore (Karnataka). Di rilievo minore Calcutta (Bengala Occidentale), mentre sempre piu’ interessanti risultano altri Stati quali Gujarat e Rajasthan, ove cominciano a registrarsi i primi stabilimenti italiani.

Per le startup è soprattutto Bangalore la città che viene definita la nuova Silicon Valley, con i suoi oltre 50 coworking ed un fermento straordinario sul tema dell’innovazione, con costi di ingresso molto più bassi e servizi avanzati rispetto agli altri Paesi dell’area.

Ecco le raccomandazioni chiave con cui si conclude la ricerca:

  • bisogna guardare all’identità delle singole regioni indiane e non considerare il mercato con un unicum

  • è fondamentale avviare dei programmi “peer to peer” per accompagnare le startup

  • è necessaria una maggiore comprensione del rapporto sforzo risultati, in un mercato con circa un miliardo e 400 milioni di persone.

  • è fondamentale crearsi un network locale.

La ricerca rappresenta solo la prima fase di un progetto di lungo termine, che vedrà la partecipazione delle startup e spin off italiani alla “Fiera 365” dell’ICE nell’ambito della quale verranno realizzati incontri business to business con investitori ed aziende indiane, interessate a collaborare con l’ecosistema dell’innovazione italiano.

Considerando l’espansione e i numeri del mercato indiano è un’occasione da non perdere. 

Le prime dichiarazioni

Seguono infine le dichiarazioni dell’Ambasciatore d’Italia in India, del Direttore dell’ICE di Mumbai e della Presidente del Future Food Institute, rese durante la conferenza stampa di oggi.

“Ci troviamo in un momento particolarmente favorevole dei rapporti tra Italia e India – ha dichiarato Vincenzo De Luca, Ambasciatore d’Italia in India -. In occasione dell’ultimo vertice tra i due Paesi sono stati adottati una Dichiarazione Congiunta e un Piano d’Azione 2020-2025 che, da un lato, incardinano strumenti di promozione economica già avviati, dall’altro definiscono linee nuove per rafforzare la collaborazione bilaterale. In tale contesto, la promozione della nostra imprenditorialità più giovane, quella rappresentata dalle start-up, è un punto molto importante. L’India offre potenzialità di sviluppo di assoluto rilievo, non solo per il patrimonio di capacità digitali di cui dispone, ma anche per le opportunità di innovazione che offre in più settori (dal life science, al digitale, al food processing, ecc). Insieme alle varie articolazioni del Sistema Italia in India, ed in stretto rapporto con le Autorità indiane, stiamo promuovendo opportunità di investimento e presenza per le nostre aziende in un mercato cruciale.”

“ICE Agenzia rivolge costantemente particolare attenzione all’ecosistema italiano delle start up con l’organizzazione del Global Startup Program che ha visto il coinvolgimento, nelle due edizioni svolte, di oltre 250 aziende e 11 Paesi In India, con un progetto specifico dedicato alle realtà già in fase di crescita e di espansione, si pone l’obiettivo di far entrare in contatto le nostre startup con interlocutori locali utili per lo sviluppo delle startup stesse e/o per la loro internazionalizzazione nel subcontinente indiano.

La ricerca svolta ha identificato i settori che offrono le migliori possibilità di collaborazione e dove le due economie, con la loro complementarietà, hanno un urgente bisogno di scambio di esperienze tecnologiche e formative.

Il superamento di falsi stereotipi, la conoscenza delle peculiarità e delle difficoltà del mercato, oltre ad una programmazione a ad un approccio sistematico ed a medio/lungo termine sono comunque condizioni essenziali per aumentare le possibilità di successo delle iniziative imprenditoriali in India” – ha dichiarato Fabrizio Giustarini di ICE.

Per Sara Roversi, fondatrice e presidente del Future Food Institute, “l’India rappresenta un Paese strategico per le sorti future del nostro Pianeta dal punto di vista ambientale, e del futuro del cibo e dell’alimentazione. Infatti, oltre ad essere il terzo paese più popoloso al mondo è previsto che diventi la terza potenza mondiale. Il sistema delle Istituzioni italiane in India è coeso, aperto, competente ed estremamente disponibile. Per noi imprenditori, quindi, rappresenta un aiuto concreto per approcciarsi a questo mercato e parlo dell’Ambasciata, del Consolato, dell’Agenzia ICE con cui abbiamo fatto questa ricerca, dell’ENIT. Future Food, quindi, guarda con grande interesse a questo Paese che ha in sé una miriade di territori attrattivi, che vanno però conosciuti approfonditamente. La nostra ricerca è, in questo senso, uno strumento fondamentale per cominciare a conoscere gli elementi chiave di questo Paese”.