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La storia di Linda Zall, la scienziata che ha utilizzato i dati dei satelliti spia della CIA

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La storia di Linda Zall, la scienziata che ha utilizzato i dati dei satelliti spia della CIA

Tutto inizia nel 1990 quando l’allora senatore democratico del Tennessee Al Gore (futuro vice Presidente da sempre sensibile alla causa ambientalista) scrisse all’agenzia per chiedere se i dati raccolti dai satelliti spia potessero essere utilizzati per studiare i cambiamenti ambientali

Tutto inizia nel 1990 quando l’allora senatore democratico del Tennessee Al Gore (futuro vice Presidente da sempre sensibile alla causa ambientalista) scrisse all’agenzia per chiedere se i dati raccolti dai satelliti spia potessero essere utilizzati per studiare i cambiamenti ambientali

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La storia di Linda Zall è diversa da tutte quelle che ho raccontato fino ad ora perché la sua carriera scientifica si è svolta all’interno della CIA (Central Intelligence Agency), un’organizzazione non certo trasparente per la quale Linda ha lavorato per oltre 30 anni. Solo ora, anni dopo il pensionamento e all’alba del settantesimo compleanno, Linda Zall ha potuto raccontare parte dei risultati che ha ottenuto utilizzando i dati dei satelliti spia gestiti, appunto, dalla CIA.

L’inizio della carriera di Linda Zall

La carriera di Linda inizia con un dottorato in ingegneria ambientale basato sull’applicazione della fotografia aerea per lo studio del permafrost in Alaska. Dopo l’università Linda continua ad occuparsi dell’utilizzo di immagini della Terra acquisite dai satelliti Landsat, fino a quando, nel 1985, le tracce della sua produzione scientifica svaniscono. Ha preso servizio alla CIA dove sono interessati alla sua conoscenza del software per migliorare la qualità delle immagini da satellite e, in piena guerra fredda, la sorveglianza satellitare è fondamentale per conoscere le mosse del nemico e la consistenza del suo arsenale.

Quando, nel 1991, l’Unione Sovietica si disgrega, viene a mancare il nemico da sorvegliare e la costosa flotta di satelliti spia deve trovare una nuova ragione di esistere (e di essere finanziata). Bisogna considerare che, per coprire tutta la Terra, i satelliti spia descrivono orbite polari. In questo modo, mentre girano intorno alla Terra da un polo all’altro completando un’orbita in 90 minuti, possono osservare tutto il globo che ruota e, al giro successivo, presenta nuove regioni. Per visualizzare la copertura offerta da un satellite in orbita polare, suggerisco questo video

Le pellicole fotografiche

I satelliti spia devono avere ottima risoluzione (si dice che permettano di leggere le targhe delle auto), quindi le immagini sono di alta qualità. La CIA ha cominciato la sua opera di sorveglianza dall’orbita nel 1960 con la serie dei satelliti Corona che registravano le immagini su rullini di pellicole fotografiche che, una volta esaurite le pose, venivano chiusi in appositi contenitori e rimandati a terra, dove venivano recuperati al volo da appositi aerei. Una tecnica rocambolesca utilizzata fino al 1972 quando si iniziarono ad usare strumenti in grado di inviare a terra le immagini.

Ripensare ai satelliti in ambito ambientalista

La CIA aveva quindi a disposizione un formidabile archivio che, a partire dal 1960, poteva permettere di seguire come l’azione dell’uomo avesse cambiato l’ambiente naturale e come il cambiamento climatico influisse sullo stato dei ghiacci artici e antartici.   Ripensare i satelliti spia in ambito ambientalista era una possibilità interessante anche perché già nel 1990 l’allora senatore democratico del Tennessee Al Gore (futuro vice Presidente da sempre sensibile alla causa ambientalista) aveva scritto all’agenzia per chiedere se i dati raccolti dai satelliti spia potessero essere utilizzati per studiare i cambiamenti ambientali.

La CIA affidò il compito a Linda Zall che, forse memore dei suoi studi giovanili sul permafrost in Alaska, si rese conto che l’agenzia aveva a disposizione un vero tesoro ambientalista. Scrisse un rapporto, ovviamente segreto, e quando, nel 1992, la notizia arrivò alla stampa con il titolo “Spy satellite photos may aid in global environment study”, il suo nome non c’era.  Sempre nel 1992, la CIA, decisa a sfruttare i suoi dati in ambito ambientale, incaricò Linda Zall di formare un gruppo di esperti che lei decise di chiamare gruppo Medea, quasi a sottolineare che non avrebbe accettato intromissioni nel suo lavoro. Tuttavia la politica si fece sentire quando il presidente Clinton decise di collaborare con la Russia nell’utilizzo dei dati dei satelliti spia, dal momento che anche i russi avevano ammassato una enorme quantità di dati. Per studiare lo stato dell’artico, Linda si trovò a fare da ufficiale di collegamento tra i due ex nemici.

Il desecretamento delle immagini

C’è lei ed il gruppo Medea dietro alla decisione del Presidente Clinton di togliere il segreto a 800.000 immagini raccolte dai satelliti Corona tra il 1960 ed il 1972.  Così si scoprirono disastri ambientali come quello del lago di Aral, prosciugato dall’eccessivo prelevamento della sua acqua per irrigare i campi di cotone.

Le sorti del gruppo Medea seguirono il succedersi dei presidenti. G.W. Bush non era particolarmente interessato ai temi ambientali, ma le cose cambiarono con l’amministrazione Obama. Nel frattempo gli interessi di Linda Zall si erano espansi a considerare come i cambiamenti ambientali avrebbero potuto rappresentare un pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti. Nel 2008 la CIA aveva creato il Center on Climate Change and National Security proprio per aiutare i politici a capire l’impatto di inondazioni, innalzamento del mare e migrazioni nella competizione per l’accaparramento delle risorse naturali.

Le notizie filtrate alla stampa sull’operato del centro non fanno menzione né di Linda né del gruppo Medea che è stato sciolto nel 2015, due anni dopo il pensionamento di Linda. Forse la nuova amministrazione Biden riconsidererà il problema perché le minacce climatiche sono reali e tutti dovremmo preoccuparci. Come ha fatto per decenni questa scienziata che ha dato un contributo importantissimo anche se coperto da segreto.

Sanofi Pasteur e StartupItalia dichiarano che gli autori dei post e gli speaker che prendono parte alle dirette hanno ottemperato agli adempimenti previsti in tema di conflitto di interesse.