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Premio Shaw: le donne ancora una minoranza

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Premio Shaw: le donne ancora una minoranza

Il prestigioso premio Shaw per l’astronomia è stato conferito a due donne, Chryssa Kouveliotou e Victoria (o, meglio, Vicky) Kaspi: un esempio perché ragazze determinate seguano le loro orme

Il prestigioso premio Shaw per l’astronomia è stato conferito a due donne, Chryssa Kouveliotou e Victoria (o, meglio, Vicky) Kaspi: un esempio perché ragazze determinate seguano le loro orme

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La notizia che il prestigioso premio Shaw per l’astronomia è stato conferito a due colleghe mi ha fatto immensamente piacere. Si tratta di Chryssa Kouveliotou e di Victoria (o, meglio, Vicky) Kaspi che sono state premiate per il loro importante contributo alla comprensione delle magnetar, una variazione molto più magnetica sul tema stelle di neutroni, gli esotici noccioli superdensi che sono quello che rimane dopo l’esplosione di stelle molto più grandi del nostro Sole. La grande energia magnetica di questi oggetti li rende inquieti perché ogni tanto, improvvisamente, il campo magnetico sente il bisogno di riorganizzarsi emettendo impressionati fiotti di energia che fanno di queste sorgenti dei campioni di variabilità celeste.

Dal momento che io mi sono sempre occupata dello studio dell’emissione X e gamma delle stelle di neutroni (nel mio caso quelle “normali”), ho avuto occasione di incontrare spesso sia Chryssa che Vicky, due donne con storie molto diverse accomunate da una grande determinazione.

Tra le due, conosco molto meglio Chryssa con la quale ho avuto modo di chiacchierare a lungo, in più occasioni, nel corso degli anni.

Chryssa Kouveliotou

Chryssa Kcrop

Chryssa è nata ad Atene e dopo la laurea ha iniziato una carriera internazionale che l’ha portata in Inghilterra, in Germania e poi negli Stati Uniti dove si è stabilita ad Huntsville, in Alabama. Non che stesse troppo ferma, però. Commutava spesso con l’Olanda, dove, all’università di Amsterdam, insegnava suo marito Jan van Paradijs. Chryssa e Jan hanno collaborato alla scoperta della prima controparte ottica di un lampo gamma rivelato dal satellite italiano BeppoSAX. Un sodalizio di grande successo, interrotto, purtroppo, nel 1999 dalla prematura morte di Jan. Chryssa ha continuato il lavoro che avevano iniziato riuscendo ad ottenere risultati importanti, anche grazie ad un pizzico di fortuna.

Come è successo in occasione delle vacanze di Natale del 2004, quando Chryssa aveva deciso di non andare in Grecia dai suoi ed era rimasta a lavorare nel centro spaziale Mashall della NASA. Questa decisione ha fatto sì che fosse l’unica scienziata presente quando, il 27 dicembre 2004, è arrivato l’annuncio della rivelazione di un potentissimo botto di emissione da una sorgente nota per il suo comportamento imprevedibile. Si trattava di SGR 1806-20, dove SGR significa Soft Gamma Repeater, cioè emettitore seriale di raggi gamma di bassa energia, ed i numeri sono le coordinate celesti, cioè l’indirizzo della sorgente che non è molto lontana dal centro della nostra Galassia. Dopo avere attraversato buona parte della Via Lattea, l’emissione era ancora talmente intensa che aveva fatto arretrare la ionosfera terrestre. Chryssa, da sola, ha dovuto decidere cosa fare e ha coordinato una fortunatissima campagna di osservazione in X, ottico e radio.

Nel 2015 ha deciso che era arrivato il momento di porsi nuove sfide e si è trasferita a Washington dove era stata chiamata alla George Washington University per fare il professore e per dirigere il dipartimento. E’ lì che ci siamo viste nel 2018 e ho potuto constatare che Chryssa non era affatto cambiata. Affabile e gentile come sempre mi aveva raccontato dei programmi per aumentare la presenza femminile nel corpo accademico.

Vicky Kaspi

Victoria Kaspi

Di Vicky ho già avuto occasione di parlare quando, a dicembre 2019, Nature l’ha inserita nella lista dei 10 scienziati più importanti del 2019 (Il premio Nobel non è per donne. In 100 anni solo 20 premiate su 607).

Americana di nascita, da piccola si è trasferita in Canada con la famiglia. Dopo un dottorato a Princeton con Joe Taylor, che nel 1993 ha ricevuto il premio Nobel per i suoi studi sul primo sistema binario formato da due stelle di neutroni, ha continuato la carriera tra Stati Uniti e Canada, sempre all’inseguimento degli argomenti più “hot” dell’astrofisica, guarda caso collegati alle stelle di neutroni. Da diversi anni è a Montreal, all’Università McGill dove dirige il McGill Space Institute.

Premio Shaw: donne ancora una minoranza

Torniamo al premio che è stato annunciato il 1 giugno. Secondo la volontà del fondatore Sir Run Run Shaw, magnate delle telecomunicazioni di Hong Kong e filantropo, viene conferito ogni anno per l’astronomia, le scienze della vita e la matematica. Il premio, istituito nel 2002 con un ammontare di 1 milione di dollari (adesso portato a 1,2 milioni), ricalca le regole del Nobel e viene assegnato a 1,2 o 3 ”individui, indipendentemente da razza, nazionalità e credo religioso, che hanno permesso di compiere significativi passi avanti nella ricerca accademica e scientifica o nella sua applicazione, e il cui lavoro si è tradotto in un profondo e positivo impatto sul genere umano”.

Notate che non si fa riferimento al sesso. Forse Sir Run Run Shaw dava per scontato che nella categoria individui fossero compresi uomini e donne, o forse non si è posto il problema.

Purtroppo, come spesso succede in ambito scientifico, quando si guarda la lista dei premiati, si scopre che la percentuale femminile è modestissima.

Per il premio Shaw per le scienze della vita e la medicina, ho contato 4 donne su 35 premiati.

Per la matematica, 1 donna su 26.

Per l’astronomia, grazie alle premiate 2021, 3 donne su 29.

Senza il contributo del premio di quest’anno, saremmo a 1 su 27.

Certo, le donne scienziate sono in numero inferiore ai colleghi maschi, ma questo non è sufficiente a spiegare delle percentuali così basse che temo siano riconducibili qualche tipo di pregiudizio o, magari, solo a mancanza di attenzione, da parte delle commissioni giudicatrici

Speriamo che l’esempio di Chryssa e Vicky ispiri ragazze determinate a seguire le loro orme.

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Foto di Lucas Pezeta da Pexels