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Mercato digitale in Italia: un valore di oltre 66 miliardi di euro. I dati

Economia Digitale
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Mercato digitale in Italia: un valore di oltre 66 miliardi di euro. I dati

Le piccole aziende faticano a innovarsi e preferiscono PC e telefono fisso. L’utilizzo dei social è inferiore alla media europea. L’analisi e i trend

Le piccole aziende faticano a innovarsi e preferiscono PC e telefono fisso. L’utilizzo dei social è inferiore alla media europea. L’analisi e i trend

Economia Digitale

Il mercato digitale in Italia e i nuovi strumenti di comunicazione stanno trasformando la società. L’innovazione digitale sta avendo un forte impatto sullo sviluppo del mercato ICT (Information and Communications Techonology), cioè sull’insieme delle tecnologie che realizzano i sistemi di trasmissione e di elaborazione delle informazioni. Il Governo italiano ha indicato le linee di azione nel ‘Piano nazionale Industria 4.0’, in modo da incentivare e favorire il processo d’innovazione.  In questo contesto anche le imprese sono impegnate nella riorganizzazione digitale, cercando di adeguarsi a quella che è conosciuta come la quarta rivoluzione industriale. L’accesso a Internet attraverso l’alta velocità diventa essenziale per utilizzare al meglio le tecnologie digitali, in un’ottica di efficacia ed efficienza. Nel campo della comunicazione, i dispositivi mobili, i social, gli strumenti di messaggistica come WhatsApp o Messenger e le forme alternative alla telefonia tradizionale (per esempio Skype) diventano fondamentali. Ma le piccole e medie imprese italiane quanto sono pronte a invertire la rotta?

Il mercato digitale in Italia: un valore di oltre 66 miliardi di euro

Secondo i dati forniti nel rapporto di Assinform, ‘Il digitale in Italia 2017’ (realizzato in collaborazione con NetConsulting Cube e datato 9 marzo 2017), il mercato digitale nello scorso anno è cresciuto dell’1,8%, raggiungendo i 66 miliardi di euro.

Per quest’anno si stima una crescita pari al 2,5%, toccando circa 67.700 milioni di euro.

Sono cresciuti tutti i settori: i Servizi ICT – spinti dal Cloud (cioè l’insieme di soluzioni che implicano una gestione condivisa da remoto dei sistemi di informazione aziendali) – hanno registrato un aumento dell’2,5%, arrivando a 10.631,6 milioni di euro nel 2016. Una crescita ancora maggiore hanno avuto i Software e le soluzioni ICT, pari al 4,8% (6.258,8 milioni di euro). Il Cloud ha registrato un incremento pari al 23%, l’Internet of things (espressione che si riferisce all’identità elettronica data agli oggetti della realtà, che assumono un ruolo attivo tramite il collegamento alla Rete) ha chiuso il 2016 a + 4,3%, il Mobile Business (l’uso di servizi e applicazioni su dispositivi mobili che permettono un collegamento costante con lo spazio lavorativo) ha registrato un incremento pari a +13,1%, mentre il mercato delle innovazioni legate alla sicurezza è cresciuto dell’11,1%. Dispositivi e sistemi hanno registrato un aumento pari a 1,4% (17.229,6 milioni di euro), mentre i contenuti digitali e il Digital Advertising hanno avuto un incremento pari al 7,2%, toccando i 9.622,2 milioni di euro. Il mercato digitale italiano sembra dunque essere in continua crescita. In questo quadro però – come sottolinea il rapporto ‘Il digitale in Italia 2016’ di Confindustria Digitale e Assinform (con la collaborazione di NetConsulting e degli Osservatori del Politecnico di Milano) – gli investimenti maggiori sono sostenuti dalle grandi aziende. Le piccole e medie imprese ancora faticano a sostenere iniziative tecnologiche dal punto di vista delle risorse economiche e anche nel campo della comunicazione sono legate alle forme tradizionali quanto più sono piccole.

Le piccole imprese preferiscono telefono e PC fisso

A fornire uno spaccato della situazione di piccole e medie imprese è AGCOM, nel rapporto ‘Il consumo di servizi di comunicazione nelle piccole e medie imprese: esperienze e prospettive’. I dati provengono da un’indagine condotta per conto dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni dalla società IZI – Metodi, analisi e valutazioni economiche su un campione di circa 600 imprese con meno di 250 dipendenti nel periodo settembre – dicembre 2015. Interessanti sono i dati relativi alla dotazione dei device. Il telefono e il PC fisso restano i preferiti, mentre smartphone e tablet sono i meno diffusi. L’utilizzo di cellulari, portatili, tablet e smartphone cresce con l’aumentare della dimensione d’impresa, ma ancora non raggiunge i numeri degli apparecchi fissi. Qualche dato: il telefono e il PC fisso rientrano nella dotazione delle piccole e medie imprese italiane rispettivamente per il 91% e l’86,1%. La percentuale del cellulare è pari al 61,7%, mentre il PC portatile rientra nella disponibilità aziendale per il 52,6%, seguito dallo smartphone (45,9%) e dal tablet (28,3%). Il trend risulta essere confermato per quanto riguarda i dispositivi usati per l’accesso a Internet: l’85,9% delle imprese vi accede da rete fissa, il 72,1% da rete senza fili, il 60,9% da cellulare o smartphone, il 34,7% da tablet e il 26,1% accede al Web attraverso rete mobile. Poco più del 6% vi accede tramite Smart TV.

Le piccole aziende sono le più disposte a pagare per aumentare la velocità di connessione

L’uso dei servizi web e delle tecnologie digitali è strettamente legato a una connessione ad alta velocità. Tuttavia, il 42% delle imprese italiane non conosce la velocità di connessione raggiunta. Il dato aumenta nelle micro imprese con meno di 10 addetti (42,7%), scende al 38,1% nelle imprese con un numero di addetti compreso tra le 10 e le 49 unità e si riduce al 24,1% nelle aziende con almeno 50 addetti. Fra le imprese che dichiarano di conoscere la velocità della connessione a Internet (il 47%), il 66% si connette a una velocità fino a 10 Mbps, mentre il 24% dichiara di connettersi a una velocità compresa tra i 10 e i 30 Mbps. Solo il 10% dichiara di collegarsi a una velocità compresa tra i 30 e i 100 (e più) Mbps. AGCOM mette in luce anche un fatto degno di nota: le imprese che hanno una bassa velocità di collegamento sono più propense a investire per avere una velocità di connessione più alta. Il 33%, infatti, dichiara di essere disponibile a spendere fino ai 5 euro (il 14%), tra i 5 e i 10 euro (il 7%) e più di 10 euro (il 12%). Al contrario, il 59% delle imprese con Internet superveloce dichiara di non essere disposto a pagare alcunché e solo il 15% si dichiara disponibile a pagare più di 10 euro.

Uso dei social network: Italia inferiore alla media europea

I social network offrono una grande opportunità di generare valore. Infatti, consentono operazioni di marketing molto più in linea col il target della clientela e permettono una relazione attiva e coinvolgente con i clienti. Rappresentano, dunque, un’importante forma di comunicazione contemporanea. Tuttavia, secondo l’Eurostat (l’ufficio statistico dell’Unione Europea i cui dati sono stati ripresi da AGCOM) nel 2016 le imprese con almeno 10 addetti che hanno usato i social rappresentano il 37%, con una media inferiore a quella europea (pari al 42%). Il primato per l’uso dei social spetta a Malta (70%) e all’Irlanda (65%). I paesi con la percentuale più bassa di aziende che utilizzano i social nel 2016 sono la Lettonia (25%) e la Polonia (23%).

Fra i social, Facebook è il più utilizzato dalle imprese

Secondo i dati AGCOM, fra le imprese che hanno almeno un account sui social network, il 12,1% ha due profili aziendali su due social differenti mentre il 10,8% ne ha tre. Facebook è il più utilizzato (il 25% delle piccole e medie imprese), mentre Twitter è usato solo dal 6%. In un basso 6% sono racchiusi altri social: Google+ e Linkedin sono i più utilizzati, mentre risulta essere poco usato You Tube (il 25%), che invece è molto diffuso fra le persone. Ovviamente le imprese più grandi sono più inclini a utilizzare i social per la loro strategia di comunicazione. Una curiosità: la diffusione di Facebook raggiunge il suo valore massimo (quasi il 34%) nelle imprese attive nel turismo e nel commercio. Twitter è invece più usato nelle imprese attive nel settore dei servizi.

Alessandro Sisti: “Nell’utilizzo dei social, scontiamo un ritardo culturale”

A commentare i dati è Alessandro Sisti, docente nei master di specializzazione della Luiss Business School, dell’Università Cattolica di Milano, della IULM e del Sole 24 Ore. Inoltre, Sisti è Google Certified Professional, esperto di pianificazione pubblicitaria, digital marketing e dei processi di trasformazione digitale. Ha appena pubblicato il libro ‘Digital transformation war’ (edito da Franco Angeli) e il 14 giugno parteciperà alla Social Media Week a Milano. “Noi scontiamo un ritardo culturale italiano nell’utilizzo dei social all’interno della comunicazione d’impresa.

Questo è dovuto anche al timore di perdere il controllo nella comunicazione.

Inoltre, si tende a usare Facebook in maniera impropria, in modo unidirezionale, mentre la base del social è la comunicazione bidirezionale”. Facebook è infatti un social dove il contatto tra impresa e cliente diventa centrale. Creare e scambiare contenuti on line con i propri clienti è una preziosa opportunità aziendale, che spesso non viene sfruttata. Ma c’è anche un altro errore che secondo Sisti commettono le imprese: la sottovalutazione di Linkedin e You Tube come canali di comunicazione aziendale per spiegare le caratteristiche del prodotto, affidandosi in maniera quasi totale a Facebook. Una possibile strada da percorrere? “Bisogna internalizzare le competenze e non delegarle ad aziende esterne”.

Le aziende non amano WhatsApp e Messenger

Lo sviluppo tecnologico ha introdotto nuove forme di comunicazione alternative alle chiamate vocali e ai servizi di posta tradizionali. WhatsApp, Messenger, Skype e la posta elettronica sono ormai all’ordine del giorno. Quanto le piccole e medie imprese utilizzano questi strumenti? Secondo il rapporto di AGCOM, il 63% delle persone utilizza WhatsApp e Messenger, ma solo il 41% delle aziende ne fa uso. I servizi alternativi al telefono (come Skype) sono invece più diffusi fra le imprese rispetto agli individui (il 26% rispetto al 21%). In ogni caso, l’utilizzo dei servizi di messaggistica è aumentato del 45%. Invece, per quanto riguarda strumenti come Skype, il 63% delle imprese dichiara di non aver variato i consumi. Stanno prendendo sempre più piede nuove App che permettono funzioni specifiche e che mettono in contatto imprese e clienti. E mail e posta elettronica certificata stanno sostituendo i servizi di posta tradizionali.

Siti web e blog ancora poco diffusi fra le piccole imprese

Se si parla di digitale, non si può evitare di fare un accenno alla presenza dei siti web, di cui ormai la rete è colma. Il sito per un’impresa può avere importanti potenzialità ed essere utilizzato come una sorta di vetrina senza confini fisici. In Italia però sembra esserci scarsa consapevolezza. Poco più del 50% delle piccole e medie imprese, infatti, dichiara di avere un sito. La percentuale cresce con le dimensioni aziendali: l’86% delle imprese con numeri di addetti compresi tra le 10 e le 49 unità dichiara di avere un sito. La percentuale aumenta per le aziende che superano i 50 addetti (il 93%) ma scende al 51% per le imprese con meno di 10 addetti. Il blog è ancora meno utilizzato: solo il 2,5% delle aziende di piccole e medie dimensioni ne fa uso.