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Giu 21, 2017

AI e machine learning da hit parade | Il futuro della musica secondo Zamborlin (Mogees)

Il founder del progetto ci spiega come AI e machine learning stanno cambiando la musica e quali opportunità si aprono per le startup

C’è un’app che viene dalla Corea: tu canticchi a bocca chiusa un motivo e lei te lo trasforma in musica. Mentre in Cina fanno cuffie smart: le indossi e un sistema di intelligenza artificiale interagisce con te, capisce che genere di brani ascolti e te li propina in automatico senza che tu muova un dito. HumOn e Vinci Smart Headphones sono due delle startup vincitrici di Midemlab, una delle competizioni internazionali per startup musicali, e in genere per business innovativi nel settore dell’entertainment. Tanto per fare un nome, SoundCloud, il celebre sito web che permette a musicisti di collaborare, promuovere e distribuire musica (circa 300 milioni di dollari in 8 round), è nata proprio al Midemlab.

La competizione è anche l’occasione per fare un punto sul futuro della musica.

Intelligenza artificiale e machine learning sono le nuove frontiere

Quello che ascoltiamo, e soprattutto i suoni che creiamo saranno decisi sempre di più dai robot, mentre nuovi strumenti musicali hitech metteranno in soffitta pianoforte, chitarra e violino, almeno come noi li immaginiamo oggi. C’è da temere per l’integrità dell’artista e per la sua spontaneità? Dobbiamo aver paura di un abbassamento della qualità della produzione musicale?

AI e machine learning da hit parade

«È un po’ la stessa storia di sempre quando la tecnologia invade un settore. Come quando è nato il telefono e le persone si preoccupavano che nessuno sarebbe più sceso in piazza a interagire con gli altri», ha spiegato Bruno Zamborlin, che abbiamo contattato mentre è per lavoro a Montreal. Non facciamo torto a nessuno se  lo definiamo uno dei più grandi innovatori italiani nel campo musicale: è l’ideatore di Mogees, un sensore che a contatto con qualunque tipo di oggetto, ne riconosce le vibrazioni e le trasforma in musica (3 milioni di finanziamento e una distribuzione in più di 20 Paesi). «Anche nella musica i recenti sviluppi del machine learning e dell’intelligenza artificiale stanno cambiando le carte in tavola. Gli algoritmi che usiamo sono gli stessi degli anni Settanta, ma la potenza delle macchine permette di raccogliere una mole incredibile di dati. Questi consente a chi fa innovazione di conoscere il comportamento degli utenti, anticipare i problemi ed aiutarli nel risolverli. Nel processo di composizione musicale gli algoritmi aiutano a comprendere come i musicisti interagiscono con le macchine e in che modo le nuove tecnologie possono assisterli nelle diverse fasi del lavoro».

I robot faranno musica, ma gli artisti non spariranno

Con Bruno affrontiamo un tema delicato. Quanto l’introduzione dell’hitech nella composizione musicale porterà a una perdita di libertà e spontaneità nel processo artistico: «Non sono preoccupato. Per usare una similitudine è come un medico che vuole che i dati dei suoi pazienti siano processati in modo automatizzato, ma vuole essere lui tuttavia a fare la diagnosi. Allo stesso modo, il compositore vorrà delegare alla macchina quelli che sono i compiti più meccanici (mix, mastering, spazializzazione sonora, bounce…). E questo gli darà più margini di manovra nelle fasi della composizione».

Se questo è vero dall’altro, dall’altro l’automatizzazione di molti compiti, porterà molti a chiedere ai robot di fare musica. E proiettandosi in futuro è facile vedere l’immissione nel mercato di musica auto generata da un computer: «Ovviamente quando l’artista ha tutti quei tool a disposizione, potrà divertirsi a chiedere ai computer di produrre musica da soli. Su Spotify, per esempio, sempre più giovani tendono ad ascoltare musica senza curarsi di chi sia l’autore».

Con i sistemi di “raccomandazione dei brani” che hanno decretato il successo di Spotify e di YouTube, per intenderci, il pubblico potrebbe essere invaso da musica auto generata che si produrrà rispetto ai gusti musicali degli ascoltatori, analizzati dagli algoritmi: «Questo è un rischio che abbasserà la qualità. Ma quella autoprodotta sarà sempre musica vista come “utilità” che non potrà mai competere con i brani composti da artisti che hanno una loro poetica e una mission chiara del loro lavoro».

Le 3 strade degli innovatori musicali

Bruno vede tre strade da percorrere per gli startupper che provano a fare innovazione nel mondo musicale. La prima è quella della creazione di tool per sostenere gli artisti nella creazione artistica, la seconda invece riguarda tutta la branca dell’ascolto, software in grado di offrire raccomandazioni musicali attraverso analisi sempre più dettagliate dei gusti e delle caratteristiche degli utenti.

E poi una terza via, nella quale lui è uno dei pionieri: «Se ci riflettiamo in un violino c’è un processo ingegneristico che ha richiesto secoli per essere ottimizzato. Ora è giunto il tempo di creare noi stessi i nostri strumenti musicali, trovare nuovi modi di interagire con le tecnologie. Questa è una strada affascinante».

Una terza via che già vede degli esperimenti di straordinario interesse. Tra i leader c’è Roli dell’americano del New Hampshire, Roland Lamb: in sostanza, la “disruption” della tastiera del pianoforte che nell’idea della startup sostituisce ai classici tasti bianchi e neri una superficie gommata, sensibile al tocco, che consente di manipolare i suoni in modo innovativo. Mentre di un italiano di Cremona, Michele Benincaso, è la chitarra “smart” che consente di aggiungere infinite modulazioni alla propria musica, ascoltare in streaming i brani preferiti, suonare  a distanza con altri musicisti e condividere sui social le performance migliori.

Bruno Zamborlin: «Così ho portato la musica elettronica fuori dagli studi»

Informatico, appassionato di musica, Bruno ha una storia affascinante da raccontare che parte durante il dottorato alla Goldsmith di Londra. È lì che ragiona sulla creazione della musica elettronica ed è lì che pensa a un dispositivo per portarla fuori gli studi musicali. Si inventa Mogees, un sensore che si attacca agli oggetti (porta, tavoli o un albero) e trasforma le vibrazioni in musica. Il successo dell’iniziativa è immediato, da quando pubblica un video su YouTube dove mostra il funzionamento dell’oggetto: in poche settimane migliaia di visualizzazioni. I primi soldi li raccoglie in crowdfunding, poi arrivano gli investitori. Finora 3 milioni raccolti per un progetto che è in continua evoluzione. Dopo Mogees Play, dedicato ai bambini e Pro ai professionisti, Mogees sta sviluppando un microchip che si inserisce all’interno di un prodotto e lo trasforma in un prodotto “smart”, in grado di interagire ai movimenti: «Non sono mai stato così entusiasta come in questa fase. L’idea è originale e potente. Stiamo trasformando il modo in cui interagiamo con gli oggetti di tutti i giorni»

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