Ultimo aggiornamento il 2 Febbraio 2016 alle 7:00
L’Olanda vuole subito lo Startup Visa europeo, 5 motivi per cogliere al volo questa possibilità
Un visto europeo per chi vuole venire a fare startup da altri continenti contribuirebbe alla crescita economica (e non solo) di tutta l'Unione. Intanto, in Italia il programma sta già dando i suoi frutti, ed è una best practice
Abbassare le frontiere in un momento in cui sempre più spesso si parla di rialzarle. È quello che vuole fare l’Olanda, almeno nel settore delle startup, approfittando del suo semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea (gennaio-giugno 2016) per far sedere intorno a un tavolo i ministri degli Stati membri e far capire loro che lo Startup Visa europeo, un passaporto per le startup, è quello che ci vuole per favorire l’innovazione e l’integrazione all’interno della stessa Unione. L’idea è quella di poter offrire un visto a chi vuole venire a fare startup in Europa e ai ministri è stato chiesto se vogliono lavorare insieme a questo progetto o proseguire in maniera unilaterale (come hanno fatto finora 7 paesi su 28, fra cui l’Italia). Il visto europeo permetterebbe di ridurre la burocrazia per chi viene da un paese non appartenente all’Unione e coprirebbe tutto il mercato unico, nel tentativo di svilupparne le economie.
Una buona idea insomma, almeno per cinque motivi. Li ha elencati per tech.eu, Josephine Goube, responsabile partnership e comunicazioni di Migreat, un sito specializzato nell’aiutare chi vuole espatriare per lavoro, la stessa che un anno fa definì lo Startup Visa italiano come “il migliore di questi programmi”.
Dal primo gennaio del 2015, in Olanda è entrata in vigore una nuova forma di regolamentazione che prevede la possibilità per startupper stranieri e ambiziosi di ottenere un visto speciale che gli permetterà di poter risiedere senza problemi in Olanda per un anno e contemporaneamente lanciare la loro nuova impresa in questo paese. Unico requisito indispensabile è quello che la startup sia guidata da un mentore esperto e residente olandese
Nell’ambito del regime per le nuove imprese e il lancio di startup internazionali, i Paesi Bassi offrono il sostegno necessario per sviluppare la propria idea e questo non solo a vantaggio dell’imprenditore, ma soprattutto serve a creare una solida base che favorisca occupazione e crescita economica nel paese.
In Italia, il programma Startup Visa esiste da giugno del 2014 e in un anno e mezzo ha raccolto 61 candidature (45 maschi e 16 femmine) da 18 Paesi appartenenti a tutti i continenti. Ne sono state accettate 40, le risposte positive hanno quindi superato il 65% dei casi e hanno portato in Italia giovani imprenditori con un’età media di poco superiore ai 34 anni. Alla base delle 11 bocciature ci sono state la debolezza del business plan o la mancanza di innovatività, 6 sono state considerate irricevibili perché palesemente prive dei requisiti minimi finanziari o di innovatività, mentre altre 4 sono ancora in fase di valutazione.
Tra i candidati, 36 hanno già alle spalle un’esperienza imprenditoriale, 22 hanno un background professionale di lavoro subordinato, un candidato non ha alcuna esperienza professionale pregressa (aderisce a un team), un altro è uno studente e un altro ancora un artista. Guardando alle aree professionali, dominano l’informatica e il marketing, seguite da management e ingegneria. La maggior parte delle richieste sono per la Lombardia (19), solo per Milano ci sono state 15 domande e 4 per Como, mentre per Roma ne è arrivata solo una.