desc

Yamgu, il social travelling per realizzare il viaggio su misura

Economia Digitale
ECONOMY
Edit article
Set prefered

Yamgu, il social travelling per realizzare il viaggio su misura

Appassionata viaggiatrice, imprenditrice e mamma, ha cambiato la sua vita avviando la startup Yamgu insieme al marito

Appassionata viaggiatrice, imprenditrice e mamma, ha cambiato la sua vita avviando la startup Yamgu insieme al marito

Economia Digitale

Ester Liquori non si è mai fermata. Una laurea in Scienze della Comunicazione, che l’ha portata a confrontarsi con realtà che spaziano da agenzie grafiche digitali ad aziende con un reparto di marketing e comunicazione. Sin dalle prime realtà lavorative, Ester ha compreso come bisogna comunicare e come capire il proprio pubblico, tanto da decidere di mettersi in proprio e di aprire la sua prima agenzia di comunicazione digitale per le aziende. Contemporaneamente insieme a Mauro Bennici, che oltre ad essere il suo co-founder è anche suo marito, hanno deciso di trasformare la propria passione per i viaggi in una startup: Yamgu.

Yamgu

Yamgu è l’acronimo di You Are My Guide, un social travelling in cui è possibile organizzare velocemente il proprio viaggio, raccogliendo tutte le informazioni e creando l’itinerario perfetto grazie ad una piattaforma 3.0 disponibile anche con app su smartphone. Integrando open data e contenuti generati dagli utenti, Yamgu crea per ciascun cliente percorsi di visita personalizzati e aggiornati in tempo reale, grazie alle interazioni con i social trend e i servizi meteo. Yamgu è completamente gratuita e si comporta come un vero e proprio “local friend”: consente di esplorare mappe, itinerari, foto, distanze, durata, meteo, ma soprattutto di scoprire eventi come mostre, concerti, spettacoli, nonché gli orari di apertura di ogni singolo luogo di interesse.

Per ognuno di questi, fornisce tutte le informazioni in merito e la possibilità di acquistare direttamente il biglietto elettronico per saltare le code. Ma l’innovazione del viaggiare 3.0 sta nella possibilità di navigare tra i trend e gli eventi delle città in tempo reale grazie ai commenti degli utenti sui social network, filtrati da Yamgu per mettere in evidenza soltanto informazioni utili e di valore per i viaggiatori. Con i commenti live, il viaggiatore potrà così scegliere i luoghi da aggiungere alla propria “lista preferiti”. Con Yamgu, anche grazie alla geolocalizzazione, i turisti avranno dunque a portata di smartphone tutte le informazioni più utili per scoprire le città tramite gli occhi di chi le vive ogni giorno.

ester liquori 2

«Da quando abbiamo avuto l’idea ci abbiamo messo sei mesi per attivarlo su Torino e Milano – racconta Ester Liquori – poi nel giro di tre mesi abbiamo aperto nelle principali città italiane. In 12 mesi siamo arrivati a 3.200 comuni italiani e da lì a poco alle principali capitali europee». Tutto questo grazie alla tecnologia: non c’è un inserimento manuale dei contenuti, ma tutte le informazioni che vengono proposte sono basate su sistemi di intelligenza artificiale che hanno creato con la loro azienda. «Il mercato adesso è più maturo – continua – e le aziende cominciano ad interessarsi a Yamgu e ai servizi aziendali che offre». La startup fornisce alle aziende contenuti sulle destinazioni, oppure le aiutano a trovare il loro target in base alle offerte turistiche che offrono, per capire se quello che stanno facendo è di interesse per il pubblico che hanno o per il pubblico che intendono raggiungere. Ad oggi, quindi, le aziende stanno comprendendo come la tecnologia e i sistemi di intelligenza artificiale possano essere efficaci per migliorare la propria strategia e i propri obiettivi. «Le prospettive per il 2018 di Yamgu sono molto buone – prosegue Ester Liquori – e al momento stanno aggiungendo nuovi servizi destinati alle società. Uno fra tutti: attività di content marketing basata sull’intelligenza artificiale, per aiutare chi si occupa di creare i contenuti di strutturarli in maniera più veloce ed efficace».

Imprenditoria femminile

In Italia, secondo l’ultimo rapporto MISE, le startup e le società di capitali a prevalenza femminile sono rispettivamente il 13% e il 17%. Le cifre sono ancora minuscole se paragonate a quelle  guidate dagli uomini. L’esperienza di Ester Liquori è molto positiva in questo senso: oltre ad essere co-founder dell’azienda, è anche Amministratore Unico, quindi si è confrontata con il mondo degli investimenti e della finanza, un mondo fatto prevalentemente da uomini. «In realtà ho sempre trovato persone molto disponibili – racconta – aperte al fatto che dall’altra parte ci fosse una donna. La cosa veramente importante non è il genere, ma quello che proponiamo e quello che facciamo, e soprattutto saper fare bene il proprio lavoro». La strada da percorrere per incentivare l’imprenditoria femminile, però, è ancora lunga: «Secondo me dobbiamo agire su due livelli, personale e istituzionale. Bisogna far uscire le colleghe dal guscio, perché molto spesso c’è la paura di non riuscire mentre è solo una questione di voler imparare. In tutte le esperienze lavorative che ho avuto ho imparato moltissimo, e man mano che sono cresciute le responsabilità c’è stato sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Non bisogna aver paura del “fallimento”, perché se si è lanciati in un progetto personale, proprio, nuovo e questo non dovesse funzionare, non sarà mai un vero fallimento perché si saranno acquisite nuove capacità che saranno utilissime per l’esperienza successiva».

E’ innegabile però che sia necessario un intervento anche a livello istituzionale: «Il problema fondamentale per le donne è come coniugare lavoro e famiglia. Io ho un bimbo di 4 anni e conosco perfettamente le problematiche. Dovremmo prendere a modello i paesi stranieri, dove ormai è consuetudine trovare nidi e scuole per l’infanzia nelle vicinanze delle aziende o in quelle più innovative all’interno della struttura aziendale. Un altro passo verso l’innovazione – aggiunge – sarebbe il modello del telelavoro, ancora poco diffuso in Italia. Non tutti i lavori devono essere svolti con la presenza in ufficio, anzi, le aziende stesse dovrebbero rendersi conto che lavorare da remoto è un vantaggio per tutti. Per l’azienda sicuramente perché abbatte dei costi, per il lavoratore perché non deve essere vincolato alle otto ore di lavoro, ma deve fare il suo lavoro. Deve rispettare le scadenze e farle bene, l’importante è il risultato, non è assolutamente rilevante il dove».