Ultimo aggiornamento il 19 Gennaio 2018 alle 12:05
Whatsapp Business arriva in Italia: le cose da sapere e da evitare
Da poche ore è disponibile sul Play Store di Android Whatsapp Business, la popolare app di messaggistica dedicata alle PMI. L'Italia è tra i Paesi scelti per il lancio. Cosa cambia e a cosa si deve prestare attenzione
L’Italia è stata scelta assieme a Regno Unito, USA, Indonesia e Messico per il lancio di Whatsapp Business, l’app da 1.3 miliardi di utenti nella sua versione dedicata alle Piccole e Medie Imprese. Non sorprende che l’Italia una volta tanto sia tra i primi Paesi per il lancio di un’app così importante, visto che la quasi totalità (99,9%) delle imprese italiane è costituita da PMI e quasi il 95% di quella totalità è costituito da microimprese, con meno di 10 dipendenti. Pare dunque che l’Italia sia il banco di prova perfetto tra i Paesi dell’Unione Europea.
Al momento l’app è disponibile solo per dispositivi Android e in Italia sono ben 2.169.000 (dati Marzo 2017) quelli che hanno già installato whatsapp nella sua versione più conosciuta.
Come ricordato nella privacy policy (che vi consigliamo di leggere attentamente) nel momento in cui si usa un profilo business, si diventa responsabili dei dati e dei contenuti che gli utenti scambiano con la nostra impresa. L’impresa sarà responsabile del trattamento dei dati che saranno inviati a mezzo WhatsApp Business. Opportuno sarà quindi anche fare un backup periodico di tali dati, fornire l’accesso solo a personale autorizzato.
Ad esempio WhatsApp presuppone che si abbiano le necessarie autorizzazioni per condividere i numeri della rubrica col servizio. Inoltre il riferimento è esplicitamente alla rubrica del telefono aziendale. Questo vuol dire che sarà opportuno separare prima la rubrica dei contatti collegati all’attività professionale. Non si pensi di poter mandare messaggi broadcast (ovvero uno stesso messaggio per tutti) a tutti i numeri della nostra rubrica. Per i cellulari infatti vale la regola di opt-in, ovvero devono avere dato il consenso a ricevere messaggi pubblicitari se si tratta di consumatori.
Vero è che, se infastiditi, i consumatori potranno bloccarvi ma questo non toglie il rischio di fiduraccia oltre a quello di un esposto all’associazione dei consumatori e al Garante della Privacy se non si possa dimostrare che si aveva il consenso.
È quindi necessario ricordare che se anche il tone of voice può essere amichevole come con degli amici, in quel momento si sta operando e comunicando come un’azienda, con tutte le responsabilità che ne derivano.